REVIEW PARTY: Dress Code Rosso Sangue Di Marina di Guardo

TITOLO: Dress Code Rosso Sangue
AUTRICE: Marina di Guardo
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 324

TRAMA:
Cecilia Carboni ha venticinque anni e per buona parte della vita si è ritrovata a seguire, suo malgrado, i diktat imposti dal padre Alberto, uno dei più quotati avvocati milanesi. Proprio per volere suo, si è laureata in Giurisprudenza e ha iniziato il praticantato nello studio legale di famiglia. Il suo futuro sembra già delineato, quando un giorno le viene rivolta una proposta allettante: lavorare nel prestigioso showroom di Franco Sartori, uno degli stilisti più celebri al mondo. Lei, da sempre appassionata di moda, per una volta non ha esitazioni, e sceglie di darsi finalmente la possibilità di decidere da sola della propria vita, senza tener conto del parere degli altri, compreso quello del fidanzato Andrea, avvocato a sua volta e collaboratore di Alberto. La scelta si rivela azzeccata: Cecilia è brava, chiude contratti importanti, tanto che brucia le tappe, fino ad assumere un ruolo di rilievo alla Maison Sartori, nonostante Georgette Lazare, direttrice dello showroom, le remi contro.
Ma il destino ha in serbo per lei amare sorprese. Franco Sartori viene trovato assassinato in un cascinale in rovina. È chiuso in una custodia di seta dei suoi abiti da sera, ha una croce rovesciata incisa sul petto e, circostanza ancora più sconvolgente, il suo corpo è collocato dietro una sorta di altare allestito con gli inconfondibili elementi di una messa nera. Per Cecilia è l’inizio di una caduta verticale agli inferi. Sono le convulse settimane delle vendite primaverili, e lo showroom si popola non solo di clienti, ma anche di poliziotti, misteri, segreti insospettabili e purtroppo anche di nuove vittime, ancora in contesti inquietanti. Chi c’è dietro gli omicidi? E se fosse proprio Cecilia la prossima nella lista? L’abisso è pronto a inghiottirla, svelando verità che mai avrebbe immaginato.

RECENSIONE

Un cane sfugge al suo padrone durante una passeggiata nella periferia milanese. Il padrone lo insegue e si ritrova in una vecchia cascina abbandonata, dove i due fanno una macabra scoperta: un cadavere nudo, un uomo ucciso a coltellate e marchiato con una croce sul petto. Intorno al corpo… candele rosse, drappi neri e incenso: che si tratti di un sacrificio a Satana?

Dopo questa breve, agghiacciante introduzione, la scena si sposta e noi lettori facciamo la conoscenza della protagonista di questa storia, Cecilia, una giovane intraprendente e appassionata di moda che lavora nello showroom milanese di Franco Sartori, un affermato stilista… che ben presto si scopre essere proprio il cadavere appena ritrovato.
Partono le indagini e il mistero si infittisce pagina dopo pagina, man mano che si sommano gli omicidi e i loschi segreti del microcosmo della moda milanese. A una serie di oscuri delitti si aggiungono infatti torbidi retroscena, che coinvolgono l’occulto, relazioni clandestine e festini a base di sesso e droga. Cecilia, che fin da subito decide di improvvisarsi detective per cercare di trovare l’assassino, finisce col scoperchiare vasi di Pandora che sarebbero dovuti rimanere chiusi, assolutamente ben sigillati…

Il mistero principale di questo thriller mi ha conquistata dal principio: è intrigante, sporco, inquietante e i continui piccoli rimandi alla magia nera e al Satanismo tracciano una pista affascinante. Devo ammettere di aver divorato la prima metà del libro. Poi, ecco, sono sincera, ho iniziato a mettere insieme i pezzi e qualcosa ha un po’ stonato. Credo che l’autrice abbia aggiunto troppi elementi scabrosi, arrivando a calcare eccessivamente la mano sulle doppie vite dei personaggi e sui loro peccati. Troppa messa in scena rovina lo spettacolo. Insomma, il troppo stroppia.

L’universo di personaggi che anima questo romanzo è in buona parte stereotipato, a partire dalla protagonista che incarna alla perfezione l’ingenua brava ragazza con tanti sogni ma non troppo sveglia (perché a me molto spesso è sembrata solo sconsiderata, non perspicace). A Cecilia si aggiungono il migliore amico omosessuale, Fabio, che la aiuta nelle indagini con grande entusiasmo, e il fidanzato quasi perfetto Andrea, che invece cerca di frenare l’esuberanza di Cecilia perché teme per la sua incolumità.
Tra gli altri cliché troviamo: le colleghe donne pettegole che sbavano dietro ai bei ragazzi; una famiglia disastrata alle spalle della protagonista, con un padre avvocato che l’ha ripudiata quando lei ha scelto di dedicarsi alla moda e non al tribunale… E poi un personaggio che rappresenta sia lo stereotipo del terzo polo amoroso che il nonsenso per eccellenza di questa storia: Remo Rapisarda, il “detective” che si occupa del caso e che – oltre ad avere una bella cotta per Cecilia – decide, non si sa bene per quale motivazione razionale e secondo quale codice deontologico, di raccontare tutto quello che scopre alla protagonista, rendendola in pratica la sua confidente sullo sviluppo delle indagini.
Sul fidanzato Andrea ho preparato un approfondimento che trovate qui sotto, al termine della recensione.
Il personaggio che ho preferito – e qui credo di essere una voce fuori dal coro – è stata Georgette Lazare, l’odiosa direttrice dello showroom di Sartori. Nonostante sia la figura indubbiamente più irritante della storia, ho apprezzato la sua fragilità nascosta e la sua realistica incapacità di sopportare la situazione.

Nell’insieme Dress Code Rosso Sangue non presenta un’atmosfera particolarmente tesa, e anche nei momenti più drammatici il lettore non percepisce alcun peso sul petto. Gli ambienti, cupi a parole, non producono immagini altrettanto cupe nella mente del lettore, a causa dei sopracitati stereotipi e di alcune forzature. Perlomeno io di ansia ne ho provata molto poca, e soprattutto non sul finale – dove la rivelazione dell’assassino (e la sua isteria) mi ha fatta più sorridere che preoccupare.

Non fraintendetemi, il romanzo è piacevole, si fa leggere in un boccone e durante la lettura tutte queste perplessità non sorgono, anzi, la storia cattura; è a posteriori, quando ci ripensi con un po’ più di attenzione, che noti i dettagli che stonano. Quindi il mio consiglio è il seguente: se vi piacciono i thriller poco impegnativi, questo libro fa al caso vostro. Ecco, non aspettatevi un capolavoro e terminerete la lettura più che soddisfatti.

Avete già letto altri libri di Marina Di Guardo? Vi ispira questo thriller?

Alex


CUPIDO ROSSO SANGUE: Quando l’amore non è ciò che credi

Questo breve approfondimento sulla relazione tra Andrea e Cecilia contiene qualche piccolo spoiler. “Piccolo” nel senso che no, non vi svelerò chi è l’assassino, ma qualcosina ve lo devo dire per argomentare le mie considerazioni.

Fin dalla loro prima apparizione qualcosa stona nella relazione tra Andrea e Cecilia. Di primo acchito pare solo essere un rapporto che ha ceduto all’abitudine, in cui si è spenta la fiamma della passione. Insomma, un rapporto che continua a esistere solo perché nessuno dei due ha il coraggio di dire basta. Poi la mia percezione di Andrea è cambiata dopo pochi altri suoi interventi: più che un compagno poco interessato, si è dimostrato essere molto vicino alla figura dell’abuser. Forse la mia rapidità nel bollarlo come tale è anche dovuta al fatto che proprio un paio di giorni prima avevo terminato la lettura di Maledetta Sfortuna di Carlotta Vagnoli (la recensione uscirà nei prossimi giorni) e quindi ero molto sensibile al tema. I segnali però ci sono tutti e credo che siano anche facilmente individuabili.
Andrea ha alle spalle una storia familiare travagliata
, segnata da una grave mancanza di affetto e da un senso di imperfezione instillato dai genitori che non l’ha mai abbandonato e che lo ha portato a inseguire la perfezione nel corso della sua intera vita. Possiamo dire che la sua ricerca dell’ordine e del successo rasenta la maniacalità. Maniacalità che si ripercuote anche nella sua vita sentimentale. Andrea è un tipo ripetitivo, abitudinario al limite del patologico – al punto che dopo ogni rapporto sessuale corre sempre, immancabilmente, a lavarsi. Il suo atteggiamento nei confronti di Cecilia alterna un ossessivo senso di protezione a una totale freddezza e mancanza di empatia. Se a volte potrebbe sembrare solo un compagno poco attento – visto che non dorme quasi mai da Cecilia e che non presta attenzione ai dettagli che la riguardano – per la maggior parte del tempo mette in atto diversi comportamenti che caratterizzano una relazione tossica e abusante. Insiste continuamente affinché Cecilia lasci il suo lavoro – per proteggerla, dice lui – non rispettando minimamente i desideri della sua compagna, la sminuisce e la attacca gratuitamente facendole dubitare continuamente di se stessa. In particolare sono i pensieri di Cecilia nei confronti di Andrea a risultare sintomatici di questa relazione insana: lei giustifica continuamente il comportamento di lui, attribuendo le sue ossessioni all’amore che prova per lei e sostenendo una tesi del tipo “anche se non mi rende sempre felice, in fondo lui è l’uomo perfetto e io dovrei solo essere grata di averlo con me” – ragionamento che lui rinforza ogni volta che sottolinea la sua razionalità contrapponendola al caotico ed esuberante approccio di Cecilia. E ragionamento che viene appoggiato anche da molte colleghe di Cecilia, che sembrano disposte a perdonargli ogni sgarro per il suo bell’aspetto e la sua “serietà”.
Purtroppo nel libro la componente tossica della relazione passa in secondo piano in molte occasioni, e solo Fabio sembra rendersi davvero conto di quanto sbagliato sia il rapporto tra Cecilia e Andrea. Beh, diciamo che anche Cecilia a un certo punto se ne rende conto… ma non per le giuste motivazioni…


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