RECENSIONE: Rhea – L’ultimo Krin di Thomas Scotti

TITOLO: Rhea – L’ultimo Krin
AUTORE: Thomas Scotti
PAGINE: 240
EDITORE: Linee Infinite Edizioni
TRAMA:
La vita di Morgan, ragazzo timido e solitario, viene sconvolta dalla comparsa di una piccola creatura luminosa e da una misteriosa ragazza dai capelli rossi, Lea. Entrambi provengono dal mondo di Rhea, regno sconvolto da una guerra contro un potente signore del male, Aligos. Per sconfiggerlo Lea ha bisogno dell’aiuto del Krin, l’essere scintillante che ha stretto un legame particolare con Morgan. Quest’ultimo si ritroverà così coinvolto in un’avventura colma di intrighi, misteri e magia nel mondo di Rhea, dove metterà in gioco la sua vita e il suo coraggio per proteggere i suoi nuovi amici e la loro terra.

RECENSIONE

Succede poche volte di rovistare nel guardaroba dei nostri sogni e accorgerci che esistono infiniti spazi al di là del nostro mondo e, soprattutto, della realtà scontata e banale in cui noi siamo abituati a sopravvivere a stento. Realtà nella quale spesso ci sentiamo soffocare, asfissiati dal tanfo nauseabondo dalla consuetudine e dalla routine quotidiana che ci tedia. Quale potrebbe essere il farmaco senza effetti collaterali in grado salvarci dalla monotonia? Esiste un fattore endogeno che ci possa fornire un rimedio, anche seppur momentaneo?

La fantasia è uno dei tanti motori propulsori invisibili che aiutano i giovani a volare fra i meandri dell’universo; essa è una componente insostituibile che precede l’atto della creatività e di tutto ciò che viene costruito, tanto è vero che moltissimi pedagogisti – fra i quali  Froebel, uno dei grandi fautori dell’importanza del gioco nella psicologia infantile (i suoi kindergarden ancora oggi molto famosi) – sostengono che le abilità infantili, quindi anche la fantasia,  si esplicitano attraverso la mediazione del gioco peer-to-peer. L’immaginazione, a condizione che venga esercitata, è un processo in fieri che si forgia nel percorso della crescita, infatti le sinapsi (i collegamenti fra i vari neuroni) potrebbero aumentare anche in base all’attività che i bambini e gli adolescenti svolgono nel corso dei loro anni scolastici (per quanto riguarda la sfera emotiva l’emisfero destro è la parte cerebrale maggiormente interessata a svolgere compiti di questo tipo).

Partendo da questa inevitabile premessa, ritengo che il giovanissimo autore Thomas Scotti – avvalendosi del suo serbatoio ricolmo di immaginazione e fantasia – abbia scritto un romanzo fantasy davvero originale, in cui la descrizione dettagliata dei luoghi e dei personaggi oltrepassa ogni limite che si potrebbe attribuire ai libri di questo genere letterario. La vicenda è un crescendo di avventure e di suspense in cui Morgan (un giovane terrestre) incontra una ragazza avvenente (autoctona di Rhea, ma senza poteri magici): i due si conoscono perché Lea è in cerca dell’ultimo Krin, un’essenza energetica in grado di creare portali per avere accesso ai vari mondi. Il piccolo Squit (soprannome attribuitogli da Morgan) è una vera e propria forza propulsiva, tanto è vero che anche Aligos, stregone e potente signore del male, vorrebbe portalo con sé a tutti i costi.

Rhea – L’Ultimo Krin è un romanzo caratterizzato da moltissime potenzialità: la descrizione di Rhea, mondo fantastico in cui i nostri protagonisti vengono catapultati, è ampia e dettagliata; la storia segue diversi filoni narrativi attraverso le varie argomentazioni dei protagonisti, i quali, fra l’altro, vengono messi a nudo dall’autore con uno stile linguistico fruibile a un target ampio di lettori; allo stesso tempo però il lessico non è banale, infatti la sintassi è scevra da imprecisioni verbali e pronominali.
Gli spunti inoltre sono davvero innumerevoli e il valore della collaborazione predomina fra i dialoghi dei personaggi; l’amicizia è il sentimento che unisce i protagonisti di questa fatidica avventura.

L’amicizia e la collaborazione, unite alla coesione, sono aspetti che vengono meno e hanno quasi perso una ragione per esistere in una società come la nostra, che punta molto sulla competitività e sulla logica del profitto individuale. Forse Rhea è l’isola che non c’è di Peter Pan? Oppure la sua realizzazione nero su bianco in un romanzo potrebbe essere una valente protesi per riscoprire la nostra sfaldata genuinità umana?
Il romanzo di Thomas Scotti è un potentissimo Krin per schiuderci un varco verso una dimensione fantastica, nel momento in cui il nostro mondo sembra affliggerci e ridurci completamente a brandelli.

Sabrina Santamaria


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