RECENSIONE: Misteriosi delitti all’Isola di Milano di Giancarlo Bosini

TITOLO: Misteriosi delitti all’Isola di Milano
AUTORE: Giancarlo Bosini
EDITORE: Macchione Editore
PAGINE: 160
TRAMA
Nella Milano di oggi, durante i lavori di ristrutturazione di un appartamento, affidati all’architetto Bonelli, viene scoperto ciò che rimane di un cadavere. Il Commissario Silvestri accogliendo la denuncia da parte dell’architetto, riconosce in Bonelli un ex compagno di liceo. È così i due, tra un ricordo e un altro, indagheranno insieme sul macabro ritrovamento e non solo.
Delitti, sparizioni e morti accidentali saranno il rompicapo sul quale lavorare.
Bonelli, che stava ristrutturando quell’appartamento nel suo stesso palazzo, avrà modo di scoprire quali loschi individui abitino nel suo condominio e come le persone “normali” nascondano in realtà una doppia esistenza.

RECENSIONE

Non nascondo di avere avuto qualche difficoltà nel recensire questo libro, visto che le scelte dell’autore mi hanno lasciata perplessa in più occasioni.

L’autore ha optato per tre punti di vista diversi. Scelte, per carità… che però non condivido appieno: il punto di vista dell’architetto è più che comprensibile, quello del commissario corre in parallelo e completa le vicende, ma quello dell’Ispettore Teresa Sole a cosa serve?
Il suo capitolo, lungo poco più di due pagine, comincia con un dialogo inerente alle indagini tra lei e il Commissario Silvestri: fin qui tutto normale. Finito il botta e risposta, però, c’è un’entrata a gamba testa da parte della Sole che ci descrive il suo ingresso in polizia, come venisse guardata con diffidenza e via discorrendo, insomma tutto uno “spiegone” sulle difficoltà che deve affrontare una donna in Polizia.

“Quando sono entrata in polizia è stato l’avverarsi di un sogno che avevo fin da bambina, quello di diventare un investigatore. Però ero assolutamente inconsapevole di quello che avrei dovuto realmente affrontare…”

Dopo una pagina intera dedicata a questa riflessione – che non aggiunge nulla alle vicende – inizia un nuovo dialogo tra lei e due poliziotti che stanno facendo un appostamento. In breve? Secondo me questo terzo narratore non è funzionale allo sviluppo della storia.
Come se non bastasse, alla solerte Sole viene dato anche il ruolo dell’innamorata: peccato che fino all’uscita da casa di Bonelli (SPOILER) non se ne fosse intuita la minima probabilità. Va bene la sorpresa, ma un minimo di indizi il lettore li esige.

La scrittura è certamente vivace e, anche se l’autore non ci risparmia qualche luogo comune e un numero indiscriminato di punti esclamativi, risulta scorrevole e ben ritmata. Ciò che non sono riuscita ad apprezzare è stata la storia, anzi le storie. Sì, perché qui si parla di delitti con intrighi dei quali io personalmente – di sicuro per un mio limite – non sono riuscita ad apprezzare l’intreccio. Tutto mi è arrivato per “bocca” dell’autore senza che io potessi farmi un’idea (giusta o sbagliata). Poi ci sono le due diverse situazioni familiari: quella del commissario con l’arrivo dei parenti siciliani, veri invasori sotto le feste natalizie, che alla fine costringono Silvestri a cercare rifugio presso Bonelli (SPOILER) e quella del figlio dell’architetto Bonelli, scansafatiche e fissato con la religione. Poi c’è quell’altro episodio che vede coinvolti il preside della scuola frequentata dal figlio di Bonelli, il bidello e il professore di religione. Poi ancora…

Insomma, mi pare che ci sia troppa carne al fuoco e che alla fine ogni personaggio rimanga a misura di carta, senza spessore. Di certo è di facile lettura, solo mi sarei aspettata più suspense da un giallo.
Concludo con una triste costatazione: nella nuova narrativa data alle stampe pare ci si debba abituare alla presenza di refusi.

Adelaide J. Pellitteri

autori emergenti, giallo, recensione

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