RECENSIONE: Ramondo lo scudiero di Antonio Chirico

TITOLO: Ramondo lo scudiero
AUTORE: Antonio Chirico
EDITORE: self
PAGINE: 486

TRAMA:
Siamo nel Regno di Napoli, a cavallo tra il 1300 e il 1400. Ramondello è il figlio cadetto del conte Orsini. Suo padre gli ha programmato una carriera ecclesiastica, ma lui è innamorato perso di una fanciulla destinata a diventare contessa e non si arrende a un destino che non vuole. Trova una sponda amica in Ramondo del Balzo, fratello di sua nonna. Il pro-zio, che non ha avuto figli, gli risolve tutti i problemi designandolo suo successore. Unica condizione per ereditare le sue fortune è che Ramondello aggiunga al proprio cognome anche quello del suo benefattore. Ma le cose non vanno secondo i piani e il ragazzo si trova costretto a partire come scudiero per le crociate del Nord, senza nemmeno un ultimo saluto alla sua amata. Liberamente ispirata alla vita di Raimondello Orsini del Balzo, è una storia di amori, amicizie, tradimenti, conflitti familiari e battaglie avventurose. C’è spazio anche per delle incursioni nel mondo della cavalleria teutonica e nei misteri del Santo Graal. Il tutto, sullo sfondo storico della disputa tra due re pretendenti al trono di Napoli e dello scisma d’Occidente, con una Chiesa cattolica retta contemporaneamente da due papi in conflitto tra loro. Una storia antica ma con molte curiose analogie con la contemporaneità.

RECENSIONE

Ramondo lo scudiero è un romanzo storico avventuroso che ci racconta un periodo davvero affascinante della storia d’Italia, a cavallo tra il XIV e il XV secolo: da una parte la lotta tra i due rami degli Angiò pretendenti al trono di Napoli, e dall’altra lo scisma d’Occidente, con una Chiesa cattolica retta contemporaneamente da due papi in conflitto tra loro, uno a Roma e l’altro ad Avignone.
In questa sarabanda di sovrani più o meno legittimi e di papi che appoggiano ora l’uno ora l’altro, la figura di un condottiero come Raimondo (o Ramondo) Orsini del Balzo si fa strada grazie a doti non comuni di coraggio e di integrità, fino a diventare più potente e più ricco del re di Napoli.

Il personaggio storico ebbe sicuramente un ruolo di primo piano nelle vicende in cui si trovò a essere protagonista: ebbe una vita rocambolesca e fuori dagli schemi – se è vero che la nonna vendette tutti i gioielli in modo che lui, figlio cadetto della sua casata, potesse finanziarsi e andare a “farsi le ossa” combattendo nelle cosiddette “crociate” del nord Europa. Un periodo in Prussia a combattere contro i pagani faceva parte a pieno titolo del cursus honorum di un cavaliere, a quell’epoca. Per non dire della reliquia che si procurò, a quanto pare, in modo quantomeno poco ortodosso… Ma non voglio dire di più, perchè l’autore si ispira al Ramondo storico ma ci propone un Raimondello ancora più peculiare: un grande amico che sa circondarsi di valorosi che lo seguiranno in ogni avventura; amante appassionato e sensibile anche se sfortunato; sodale di re e papi, anche se non seppe sempre fare le scelte giuste, a cui però mai si può rimproverare disonestà o incoerenza. Insomma, il personaggio letterario non si discosta poi tanto da quello che realmente dovette essere il suo «alter ego» reale, e per il lettore è una bella sensazione.
Ciò detto, l’autore ci fa conoscere un personaggio che ci sta subito simpatico, a cui ci affezioniamo e che ci ripaga con le sue imprese mirabolanti, la sua capacità di superare ogni difficoltà e la decisione con cui affronta le disavventure che la sorte gli riserva: in definitiva lo avvicina al lettore, facendolo quasi sembrare uno di famiglia. 

E così Ramondo lo scudiero è un romanzo ben curato a partire dalla copertina e che in effetti si legge volentieri, malgrado qualche alto e basso nella narrazione: perchè se si può fare un appunto all’autore, è proprio sulla presenza di una certa discontinuità. A volte prende il sopravvento la componente storica, a volte quella leggera in cui il protagonista ci fa intravedere qualche pagina che fa pensare a quei “tre moschettieri” che gli appassionati di romanzi storici conoscono bene – evocando sentimenti come il cameratismo, la solidarietà tra vecchi compagni d’arme, l’amicizia virile, il sacrificio per il proprio Paese, anche se in questo contesto storico i contorni di questo Paese non sono nemmeno ben definiti…

Una cosa è certa, ed è che questo romanzo piace, a mio modo di vedere, soprattutto per le pagine in cui emergono i rapporti umani tra i protagonisti, la passione che mettono in tutto ciò che fanno e il legame onesto e sincero con il loro leader Ramondello. Qualche carenza invece l’ho riscontrata nella componente storica, che – è vero – in un romanzo avventuroso di questo tipo forse non è necessario che sia accuratissima… ma, ecco, io comunque avrei evitato qualche particolare fuori posto che salta all’occhio, come la presenza del pan di Spagna. Dettagli stridenti di questo tipo – per quanto secondari – possono disturbare la lettura e offrire insegnamenti errati in un romanzo per altri versi così ben documentato. Detto ciò, sono convinta che se l’autore eviterà questi piccoli “scivoloni” e affinerà un po’ la sua penna, ci sorprenderà di nuovo con romanzi ancora più avvincenti e piacevoli da leggere.


Alice Croce Ortega

autori emergenti, recensione, romanzo storico, storia

Comments (2)

  • Ringrazio per la recensione e mi permetto di evidenziare che un classico della letteratura qual è Ivanhoe fa riferimento a una tabacchiera liddove il tabacco, si sa, è stato portato in Europa dopo la scoperta dell’America. Questo e altri anacronismi non hanno impedito ai più illustri letterati di tutto il mondo di considerarla un’opera di grande levatura. Io metterei la firma per avere per il mio Ramondo lo scudiero la stessa fortuna editoriale e letteraria avuta nei secoli dal suo autore Walter Scott

  • ANTONIO CHIRICO

    Ringrazio per la recensione e mi permetto di evidenziare che un classico della letteratura qual è Ivanhoe fa riferimento a una tabacchiera liddove il tabacco, si sa, è stato portato in Europa dopo la scoperta dell’America. Questo e altri anacronismi non hanno impedito ai più illustri letterati di tutto il mondo di considerarla un’opera di grande levatura. Io metterei la firma per avere per il mio “Ramondo lo scudiero” la stessa fortuna editoriale e letteraria avuta nei secoli dal suo autore Walter Scott

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