RECENSIONE: Le rivali di Paola Calvetti

TITOLO: Le rivali
AUTRICE: Paola Calvetti
PAGINE: 270
EDITORE: Mondadori

TRAMA:
La solidarietà femminile può essere una straordinaria forza trainante, una complice ideale del talento e una spinta verso i vertici della professione. Ma la rivalità, unita a una buona dose di narcisismo, può cambiare il corso della Storia. Questo raccontano le vite di dieci donne straordinarie che, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, si sono confrontate in segreto o a viso aperto e, per affermarsi, non solo hanno sfidato le norme sociali, ma si sono combattute l’un l’altra, lasciando un segno indelebile nell’industria, nella moda, nello spettacolo e nel giornalismo. Avversarie? Nemiche? Nei loro rispettivi campi assolutamente sì. Dal palcoscenico dei più prestigiosi teatri del mondo l’eterea Eleonora Duse e la «divina» Sarah Bernhardt, alimentate dalla critica e dal pubblico che esaltano ora la dolcezza misteriosa dell’una, ora l’incomparabile capacità dell’altra di «essere» le eroine che interpreta, vivono per anni un antagonismo che al loro primo incontro sfocia in una vera e propria collisione. Sulle passerelle internazionali, la contesa fra il rigore formale di Coco Chanel e le mise sgargianti di Elsa Schiaparelli le vede creatrici di quello stile unico e rivoluzionario che ha plasmato la donna del Novecento. A colpi di rossetti e creme si gioca invece la sfida tra Helena Rubinstein ed Elizabeth Arden, imprenditrici geniali, pioniere di una bellezza egualitaria, nonché protagoniste di una delle più grandi faide imprenditoriali del Ventesimo secolo. Volano battute al vetriolo – la parola è la loro arma migliore – fra Hedda Hopper e Louella Parsons, fino alla fine degli anni Cinquanta regine del gossip che dettano legge a Hollywood quando in America le donne sono ancora considerate cittadine di serie B. Nemmeno le sorelle Joan Fontaine e Olivia de Havilland sfuggono alle loro penne avvelenate, soprattutto quando l’antico odio che le unisce-separa diviene di dominio pubblico in occasione della cerimonia in cui si contendono l’Oscar nel 1942. Con eleganza e ironia, ma senza nascondere un sentimento di autentica partecipazione, Paola Calvetti intreccia le biografie di queste cinque coppie di pioniere che, grazie alla caparbietà e a uno strepitoso intuito visionario, hanno trasformato la rivalità in uno stimolo al successo, diventando fonti d’ispirazione per le donne di tutto il mondo. E come in un gioco di specchi, seguendo il filo che lega le loro vite, ci racconta un’epoca in cui il genio femminile era osteggiato, deriso o guardato con sospetto. Ma trionfò comunque.

RECENSIONE

Paola Calvetti in quest’opera racconta la storia – la biografia, nel senso più classico del termine – di dieci donne, e lo fa abbinandole a coppie: ogni coppia è formata da due artiste e professioniste che hanno segnato indelebilmente il proprio campo e la propria disciplina, rimanendo però sempre e comunque rivali.

In questo libro non si parla in alcun modo di solidarietà femminile, anzi, si mettono in luce anni di lotte, pettegolezzi cattivi, insulti, odio soffiato e sputato contro l’avversaria per eccellenza. La nemesi. Queste dieci storie – che poi, appunto, sono cinque – e queste dieci donne – che poi, appunto, sono cinque figure allo specchio – sono accomunate da un sentimento di disprezzo e dalla paura di perdere il proprio piedistallo. Tutte le protagoniste sono eccezionali, e spesso anche eccezionalmente narcisiste, vanitose, incapaci di accettare la sconfitta. Ma non è proprio questo atteggiamento, in fondo, che ha permesso loro di diventare delle celebrità e di riaffermare negli anni il loro valore? Insomma, questo libro getta una nuova prospettiva sul successo e sulla strada per arrivarci e mantenerlo: la cooperazione è bella, ma la rivalità è molto più interessante (e forse più produttiva – almeno dal punto di vista delle protagoniste…).

Le coppie narrate sono le seguenti:
Eleonora Duse e Sarah Bernhardt – attrici teatrali;
Coco Chanel e Elsa Schiaparelli – stiliste;
Helena Rubinstein e Elizabeth Arden – imprenditrici di beauty e make up;
Hedda Hopper e Louella Parsons – giornaliste;
Joan Fontaine e Olivia de Havilland – attrici cinematografiche.

Personalmente, la storie che ho preferito sono state la prima e l’ultima. Credo che l’autrice sia riuscita a dipingere molto bene il diverso stile recitativo (ed esistenziale) di Duse e Bernhardt, raccontandole come estremi opposti costretti a contrarsi, toccarsi, confrontarsi. Piccola nota curiosa: l’anno scorso ho visitato una mostra sulle migrazioni a Genova nella quale ogni visitatore riceveva all’inizio del percorso la carta d’imbarco di un passeggero realmente esisto e andato in America; a me è capitata proprio Eleonora Duse. L’esperienza è stata piuttosto malinconica, perciò rileggere il finale delle pagine dedicate a Duse mi ha toccata in modo particolare.
Non conoscevo, invece, le vicende delle sorelle de Havilland: forse queste sono le biografie che più mi hanno rattristata, vista l’asprezza della loro relazione, che è stata tutto tranne che un’intima sorellanza.

Nell’insieme mi aspettavo qualcosa di più da questo libro, perché se al principio la struttura – doppia biografia intrecciata – prende il lettore, a mio parere con lo scorrere delle pagine rischia di annoiare, ripresentandosi sempre uguale a se stessa. Senza dubbio la vitalità e le peripezie delle protagoniste aiutano a mantenere un certo interesse, ma questo, ahimè, non è merito dell’autrice.

Libro consigliato a chi vuole scoprire qualcosa di più sui personaggi narrati in queste biografie e a chi vuol provare il sapore della competizione tutta al femminile.

Cosa ne pensate? Vi ispira questo libro?

Alex


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