IN MILLE PAROLE #16: L’ultima sfida di Anna Maria Scampone

Buongiorno a tutti e tutte!
Il mese scorso abbiamo annunciato che questa edizione sarebbe stata l’ultima per ora… e così sarà: noi giudici ci prenderemo i mesi estivi per sviluppare nuove idee da applicare al concorso da dopo l’estate: In mille parole tornerà quindi da settembre/ottobre. Prima di salutarci, però, dobbiamo annunciare il vincitore (o meglio, la vincitrice) di quest’edizione molto speciale, edizione che ha avuto come protagonisti dei racconti proprio noi giudici (Alex, Emme, Simona, Francesca). 
Ecco a voi, dunque, il podio (tutto al femminile) di questo 4 giudici in cerca d’autore:

  1. L’ultima sfida di Anna Maria Scampone
  2. Quattro giudici in cerca d’autore di Monica Giovanna Binotto
  3. Lavoro su commissione di Adelaide J. Pellitteri

Qui sotto trovate il racconto vincitore in versione integrale, mentre QUI potete leggere anche gli altri racconti partecipanti. Personalmente vi consiglio di leggerli tutti, perché questo mese autori e autrici si sono davvero superati: sono riusciti a cogliere gli aspetti più esilaranti ma anche più dolci dei giudici, presentandoci come amici ed eroi. Un pochino, lo ammetto, mi sono commossa.

«Allora, qual è il piano?»
La voce di Emme è un sussurro nel buio. (Ci vuole sempre uno sfondo scuro per una cospirazione e una luce fioca che illumini le tenebre e si rifletta sui visi dei cospiratori, trasformandole in maschere terrificanti.)
Simo lo guarda con un cipiglio che non promette nulla di buono.
«Fai sul serio, Emme?»
«E dai, sono venti volte che te lo spieghiamo» sospira Alex.
Francesca alza gli occhi verso il soffitto e, con uno sbuffo di insofferenza, apre una grande mappa. La stende con la mano su un tavolo di legno grezzo, pone dei sassi sulle estremità affinché non si arrotoli.
«Dunque…»
La pausa si protrae, mentre i quattro fissano il cerchietto rosso sulla carta. (In sottofondo non possono mancare lo sgocciolio d’acqua e lo squittire di una colonia di ratti).
«Tutto è iniziato qua» rompe il silenzio Simo. Punta l’indice sulla mappa, la fronte corrugata nello sforzo di restare calma.
«Ricordate la nostra prima volta?»
«E come dimenticarla? Eravamo così eccitati, così su di giri.»
«Emme, tu lo sei sempre già di tuo» sorride sarcastica Francesca. (Inquadratura sul ghigno di Emme, visibile pur se nascosto dal cappuccio della felpa… potenza della regia!)
«Ricordo l’emozione del primo approccio, il fiato appeso dell’attesa, il tremito dell’impazienza» sospira Alex.
«Andò bene no?»
L’inquietudine disegna ombre sfuggenti sul viso di Simo. La ragazza inghiotte l’ansia, nasconde i timori, finge una tranquillità che non prova.
«Andrà bene… anche stavolta» la rassicura Francesca.
«La prima edizione del contest fu un successone, ma i temi che proponemmo erano abbastanza facili» interviene Alex.
«Già, attirammo autori emergenti a frotte» ricorda Emme. (Qua ci piazzerei un bel flashback, pochi secondi per una panoramica generale sulle edizioni passate)
«Ad ogni nuova edizione però la lista dei partecipanti si è assottigliata» precisa Francesca.
«Fisiologico.» Alex è categorica a riguardo. «Non si poteva fare meglio e di più.»
«Sono rimasti i migliori…»
«… o i più coriacei.»
«E adesso…»
«E adesso?»
(Inquadratura larga che si stringe, via via, sugli occhi dei quattro giudici)
«Dobbiamo farli fuori.» Alex sembra decisa, ma la voce le trema e non riesce a trattenere un singulto.
«Co- cosa? Non si è mai parlato di questo finora» grida Simo. Anche Francesca la fissa con riprovazione, braccia incrociate sul petto.
«Oddio Simo. Ma ti pare? Parlo in senso metaforico.»
«Ah, ma avevi un tale sguardo» si difende Simo.
«Sguardo assassino» rincara Emme. (Sorrisetto ironico in primissimo piano, scintillio dei denti.)
«E bastaaa. Intendevo che dobbiamo trovare un modo.»
«Un modo per cosa?»
«Ma insomma Emme, ne abbiamo straparlato.» (Zoom sul sopracciglio inarcato di Alex; risatine in sottofondo di Simo e Francesca)
«E va bene, ne abbiamo parlato, ma non so se sono d’accordo» concede Emme.
«Cosa hai in mente Alex» taglia corto Francesca. Tamburella con le dita sulla mappa stesa sul tavolo.
«Bisogna trovare un’esca per attirarli tutti, qualcosa di ghiotto e irrinunciabile» spiega Alex.
«Un pifferaio magico?» sghignazza Emme. (Diamo fondo agli effetti speciali: fulmini e saette dagli occhi delle giudici, ringhio sordo e minaccioso).
«Proponiamo un nuovo tema» dice Francesca. «Qualcosa di strano, difficile da affrontare, qualcosa che li farà arrancare alla ricerca delle parole.»
«Continua…» la esorta Simo. (Inquadratura stretta sulla testolina della tartaruga che fa capolino dalla sua borsa.)
«Se non riusciranno ad affrontare la sfida, potremo dichiararli inadempienti e liquidarli con una stretta di mano.»
«E vedi la Francesca che bella soluzione propone» esclama Simo. «Non potranno avere nulla a pretendere, né arretrati, né buonuscita.»
«Mi sembra un’ottima idea. Ho già in mente cosa proporre.»
Quando ad Alex brillano gli occhi significa che sta elaborando qualcosa di terribile. Ed infatti…
«Saremo i protagonisti delle loro storie. Dovranno renderci mitici, unici, immortali.»
«Wow, ci vai giù pesante.» esclama Emme.
«Dici?» Alex finge di togliersi un pelucco dalla giacca, poi alza lo sguardo in maniera interrogativa.
«Ci state?» chiede infine.
«Mi sembra un’idea bislacca, ma potrebbe funzionare proprio per questo. Ergo, appoggio la tua idea.»
«Anche noi» dicono in coro Francesca e Simo. (Patto suggellato con mossa di gruppo: palmo, palmo, pugno, pugno, indice puntato, fischio)
«E ora usciamo da qua. C’è qualcosa che rosicchia le mie scarpe nuove.»
Alex si avvia, seguita dagli altri. (Il ritorno in superficie si svolge in un budello fatiscente, luci fioche che si riflettono su ragnatele tremolanti)
«Però…» La voce incerta di Emme blocca le ragazze.
«Però?»
«No, dico… e se invece riuscissero a scriverle le loro storie?»
(Inquadratura sui visi perplessi di tutti)
«Naaa… non ci riusciranno mai.»
———————
Nel frattempo, nel locale buio che hanno appena lasciato, emergono, uno dopo l’altro, le facce pallide degli autori esordienti.
«Nce posso crede» esordisce Anna. «Diteme che quello c’ho ascoltato, l’ho sognato.»
(La videocamera scruta il buio e si fissa sui volti perplessi e/o sgomenti dei presenti.)
«Ma che ci vonno accannà?» (sottotitoli: ci vogliono per caso mettere in disparte?)
Qualcuno annuisce, qualcuno sospira, già rassegnato.
«E che se fa così? Cioè, noi j’avemo dato le mejo storie della nostra vita, le mejo parole, le mejo emozioni e ce stanno a buttà fora?»
Una voce dal buio rompe il silenzio sopraggiunto dopo le parole della donna.
«Hai ragione Anna. Abbiamo dato tanto e daremo tutti noi stessi anche in questa occasione. Ognuno di noi scriverà una storia e sarà il più bel racconto di sempre.»
«La fai facile te. E se ‘nce la famo a scrive ‘na bella storia?»
«Ce la faremo. Siamo scrittori. Esordienti, senza ombra di dubbio, ma abbiamo nelle nostre penne talento sufficiente per affrontare questa ennesima sfida.»
«Va be’, se lo dite voi. Non ve vedo che so mezza cecata e non so chi di voi ha parlato, ma m’avete convinta. Mo chiedo all’autrice mia, quella che fa er lavoro de manovalanza pe’ me, de spreme quel suo cervello ‘mpicciato e de move er culo. Me deve da buttà giù ‘na storia da sballo, una storia coi controrazzi. Gliela famo vede ai giudici!»
(Panoramica sui visi dei presenti, grandi sorrisi e pacche sulle spalle.)
«N’amo a scrive va. Daje regà!»

L’AUTRICE: Anna Maria Scampone

“Sono un’insegnante di scuola primaria. Ho una grande passione per la lettura e la scrittura e scrivo da sempre. Sin da bambina riempivo quaderni con le mie storie e le mettevo in scena con le mie sorelle. Ho coltivato queste passioni, la scrittura, la lettura e il teatro. Ho continuato a divorare libri, ho messo su una compagnia teatrale, ho scritto e pubblicato due libri. Il mio Di donne e di coltelli è una raccolta di racconti sulla violenza di genere; L’ombra della Madre ruota intorno al mito della Dea Madre; vede protagoniste una comunità di donne disposte persino a uccidere pur di mantenere il segreto sulle pratiche ancestrali che si tramandano da generazione. Entrambi i libri sono autopubblicati. Ho un libro in dirittura d’arrivo (secondo giro di editing) dal titolo Rosso Ciliegia. È un thriller psicologico: è la storia di Anna, una trentacinquenne che vive da sola, in compagnia del suo gatto. Ha un contratto in scadenza, una storia finita male alle spalle, due amiche del cuore. La sua vita scorre tra alti e bassi e poi cominciano gli incubi. Quello che Anna non sa è che un uomo entra nella sua camera ogni notte per guardarla dormire…”

Con In mille parole l’autrice cambia genere e punta spesso sull’ironia… sempre con ottimi risultati, come dimostra il racconto che avete appena letto.


Vi è piaciuto il racconto? Avete letto anche gli altri? 
In mille parole vi saluta per ora e vi augura un’estate ricca di avventure e divertimento! Continuate a seguirci per non perdervi alcuna novità 😉

Alex

autori emergenti, concorso letterario, Racconti brevi, ridere

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