RECENSIONE: L’agghiacciante caso del gatto nella minestra di Claudio Vastano

TITOLO: L’agghiacciante caso del gatto nella minestra
AUTORE: Claudio Vastano
EDITORE: Saga Edizioni
PAGINE: 254
TRAMA:
Casper A. Pestalozzi è un investigatore privato un po’ particolare. Odia i ricchi, veste esclusivamente un trasandato impermeabile nocciola, coltiva marijuana in garage e vive in uno scalcinato appartamento nella periferia di Lucca. È anche in grado di prevedere i cambiamenti del tempo e il suo solo amico è un ex psicologo che ha come unica prospettiva di vita il suicidio. La sua ragazza, poi, non perde occasione per coprirlo di vergogna. Casper Pestalozzi, insomma, è un relitto alla deriva. Ma quando l’altolocato avvocato Nardi viene ucciso durante un ricevimento e la polizia inizia a brancolare nel buio, toccherà proprio a Casper fare luce sull’identità dell’inafferrabile assassino. Come ha fatto il killer a dileguarsi nel nulla un attimo dopo l’omicidio? Da dove viene la terra nera ritrovata accanto al corpo della vittima? Di quale atroce segreto è a conoscenza il gatto che si nasconde nella minestra? Avvalendosi delle sue conoscenze scientifiche e della logica deduttiva, fra situazioni comiche e drammatiche memorie, l’investigatore Pestalozzi giungerà a un’inaspettata verità.

RECENSIONE

Amo i gialli e amo i gatti, potevo forse non lasciarmi tentare da questa copertina superpucciosa?

Il libro inizia nel modo più classico: un cadavere in una stanza, descritto in tutto il suo orrore silenzioso, e un gruppo di persone che accorrono e si fermano sulla soglia, scioccate dal macabro spettacolo: non abbastanza però da evitare che qualcuno cerchi subito di discolparsi.
Ma tranquilli, perché esaurito il prologo serioso, fin dal primo capitolo capiamo che questo è un giallo sui generis, come il titolo e la divertente copertina ci fanno intuire. Il protagonista è un investigatore privato, occasionalmente consulente della polizia per i casi più… “strani”, e cosa c’è di più strano di un delitto in una stanza chiusa, e come se non bastasse in un’ala deserta di una villa hollywoodiana (anche se situata nel Leccese)? “Deserta” a parte per la presenza di un adorabile gattino nero…

Ma bando alle ciance. Il delitto è avvenuto nella magione di Renzo Nardi, un avvocato di grido, “non certo un Azzeccagarbugli come gli altri”: le autorità hanno fretta di vederci chiaro e il nostro protagonista Casper Pestalozzi, convocato urgentemente dal commissario Spaccalano – un nome, una garanzia – salta sulla sua Nipponica – affettuoso soprannome per la sua vetturetta – e prende in mano la situazione.
Avrete già capito che l’intreccio delittuoso in questo romanzo è quasi un pretesto per mettere in scena personaggi spassosi e strampalati a cui non possiamo che affezionarci fin da subito: dal piccolo Sisma, il gattino nero unico testimone del delitto, alla stizzosa ma innamorata fidanzata del nostro detective, di nome Laura – non a caso – nonché alla sua affettuosa mamma (affettuosa si fa per dire…). E poi tutta una serie di parenti della vittima, poliziotti e chi più ne ha più ne metta.

E se il mistero da risolvere non è poi così ostico (in una famiglia di ricconi almeno il movente è sempre quello…), è interessante seguire le indagini del nostro protagonista, che se fa di tutto per sembrare uno sprovveduto mette comunque in campo con successo le sue capacità logico-deduttive e le sue conoscenze scientifiche (avevate mai letto un giallo con un investigatore geologo?) per poi svelare l’arcano con un colpo di scena finale degno… delle “Comiche” di Stanlio e Ollio. E qui spero per voi che conosciate questi due straordinari personaggi del passato che hanno fatto sbellicare dal ridere generazioni di grandi e piccini, altrimenti… in castigo dietro la lavagna!

Concludendo, non posso non dedicare due parole alla “tenera” storia d’amore (chi ha letto il libro starà già ridendo) tra Casper e Laura, una coppia che potremmo definire “dialettica”, come si diceva tempo fa, ma capace di superare polemiche e incomprensioni, interferenze familiari e professionali d’ogni sorta per poi rappacificarsi e dedicarsi quella dose di tenerezza e affetto a cui tutti abbiamo diritto, ogni tanto, nella vita. E di questi tempi, non è poco.


Alice Croce Ortega

giallo, recensione, ridere

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