RECENSIONE: Diana, Cupido e il Commendatore di Bianca Pitzorno

TITOLO: Diana, Cupido e il Commendatore
AUTRICE: Bianca Pitzorno
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 392
TRAMA:
Per via di una vecchia lite in famiglia, Diana non ha mai conosciuto il nonno paterno e lo incontrerà solo quando i suoi, perso tutto il patrimonio, dovranno chiedere aiuto e ospitalità al ricco parente, che è proprietario delle cinque sale cinematografiche cittadine. Ma è davvero così odioso, il vecchio Commendatore? Forse no, visto che alla sua età è ancora capace di innamorarsi… E Diana sarà subito dalla sua parte, contro i familiari furibondi e timorosi di perdere l’eredità. Il ritratto di un’infanzia anni ’50, in un interno borghese rappresentato con efficacia.

RECENSIONE

Lessi per la prima volta questo romanzo all’inizio delle medie, dopo aver scoperto l’autrice alle elementari con Ascolta il mio cuore e Polissena del Porcello. Vi ho già parlato brevemente di Bianca Pitzorno in questo articolo, ma oggi cercherò di recensire Diana, Cupido e il Commendatore più nel dettaglio, combinando le impressioni che le varie riletture mi hanno suscitato nel corso del tempo (credo di aver riletto questo libro almeno una decina di volte).

Diana ha undici anni quando il patrigno, Manfredi Taverna, scappa da Lossai con tutti i soldi della famiglia, soldi che in buona parte derivano dal patrimonio lasciato dal padre della protagonista, Dario Serra. L’unica soluzione per Astrid Martinez Serra Taverna, la madre di Diana, è rivolgersi a “il Commendatore”, il burbero ma ricchissimo padre del defunto marito, il quale non le lascia altra scelta se non trasferirsi a Serrata e vivere sotto il suo tetto.
Così Diana torna, dopo parecchi anni, nella casa della sua infanzia, nella dimora dell’orco: ecco come la ragazzina si immagina il nonno, descritto dalla madre negli anni come un uomo insopportabile, volgare, prepotente.
A Serrata, tuttavia, Diana e Zelia (la sorellina di sei anni) trovano un mondo e una famiglia molto diversi da quelli raccontati dalla madre…

Questo libro ha tanti pregi e praticamente nessun difetto.
Prime tra tutti i punti di forza del romanzo troviamo l’ambientazione e l’abilità dell’autrice di immergere il lettore in un universo e in un tempo oggi molto molto lontano. Siamo infatti nella Sardegna del dopoguerra: un’isola sperduta, staccata dal “continente”, un’isola che vive il fermento e l’euforia americana pur mantenendo la proprio identità, la propria essenza, un’isola che guarda con ammirazione e al contempo sospetto ciò che viene da fuori. Quella dipinta è ancora una società di aristocratici con titoli senza valore, di ricchi alto-borghesi con una sfilza di domestici, di bottegai che stanno nel mezzo e di umili lavoratori guardati dall’alto in basso. L’ambiente è molto diverso da quello attuale, fa una strana impressione… soprattutto ora che sono “più grande” e posso cogliere tutta una serie di dettagli che da piccola mi erano sfuggiti, come i riferimenti storici, i titoli signorili, i tabù sul sesso.

Diana è una protagonista timida ma dalla mente vivace: ama andare al cinema e perdersi nelle storie strabilianti raccontate dai film americani; vorrebbe portare i capelli corti, togliersi gli occhiali per non farsi chiamare “Quattrocchi” e sposare un capo tribù Apache di nome Cocise che ha visto nel film L’amante indiana; è sincera e, come tutte le protagoniste di Bianca Piztorno, crede nella giustizia. L’autrice mette sempre particolare cura nel dipingere ragazzine che ancora non sono state “rovinate” (e forse non lo saranno mai) dall’ipocrisia del mondo degli adulti; le sue protagoniste sono spontanee, curiose, pensano e parlano tanto, fanno domande e non si pongono problemi di classe sociale e di ricchezza, non si preoccupano delle apparenze e danno il meglio di loro in ogni situazione.
Gli adulti invece sono spesso falsi, non hanno la stessa leggerezza – che non è superficialità – e la stessa onestà dei bambini. In Diana, Cupido e il Commendatore molti adulti tramano (letteralmente) gli uni alle spalle degli altri, raccontando bugie e costruendo trame intricate.
In questo romanzo ritroviamo anche le protagoniste di Ascolta il mio cuore, ovvero la mitica Prisca e le sue degne compari Elisa e Rosalba, le quali seguono e aiutano Diana nelle sue avventure.
Il personaggio che più di tutti, oltre alla protagonista, colpisce il lettore è il Commendatore, il quale, certo, è davvero un vecchio scorbutico, ma che sotto i suoi modi sgarbati nasconde un animo buono: il Commendatore è uno dei pochi adulti della storia a non avere pregiudizi sociali, a essere se stesso senza timori… arriverà addirittura ad “amare per amore”, senza secondi fini o interessi e dimostrando di non credere agli stereotipi.
Non per niente l’amore (Cupido) è il terzo grande protagonista delle vicende narrate, come ci ricorda il titolo stesso.

Tra i tanti temi portati in scena dalla Pitzorno troviamo anche i riferimenti a l’Iliade, classico che Diana studia a scuola e che diventa la base per giochi tra compagni (la “Guerra di Troia” ricreata per le strade), sfide tra alunni e insegnanti e perfino spunto per un vero e proprio parallelismo con la realtà di Serrata. La protagonista spesso paragona le figure che la circondano ai personaggi del poema, individuando somiglianze con la sua famiglia, i suoi amici, i professori.

L’autrice spera in un mondo più giusto, più aperto, in un mondo di dialogo e curiosità… lo fa, però, con tono delicato, sommesso, non grida messaggi rivoluzionari ai quattro venti, bensì invita – con grande ironia, perché, bisogna ammetterlo, questo libro fa ridere in più di un’occasione – a riflettere, a relazionarsi con gli altri nel modo migliore possibile, a porsi domande e a cercare risposte.
Consiglio questo libro a tutti i ragazzini che stanno vivendo, seppur in un secolo diverso, le stesse avventure ed esperienze di Diana, ma anche a tutti gli adulti: chissà mai che possano riscoprire il piacere e la libertà di avere undici anni.

Cosa ne pensate? Conoscete l’autrice? Avete letto il romanzo?

ALEX

Bianca Pitzorno, Libri per bambini, recensione

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