Il rosa è maschilista? – sesso, genere e superiorità maschile

Buongiorno a tutti!
In occasione dell’8 marzo (Giornata internazionale della donna) noi di VCUC abbiamo preparato un podcast un po’ particolare: la puntata si intitola Il rosa è maschilista? e sarà disponibile nel weekend su Spotify (e non solo).
Durante la puntata parleremo di genere, rappresentazione della donna nella comunicazione e nella pubblicità, donne in economia e donne in politica, violenza di genere e prodotti mediali. Interverranno anche due ospiti d’eccezione, ovvero le professoresse Saveria Capecchi e Sveva Magaraggia, che da anni studiano queste tematiche.
Guarda QUI il trailer della puntata.

Sulla nostra pagina Facebook intanto trovate un sondaggio un po’ provocatorio: vi chiediamo infatti di farci sapere se vi considerate o meno femministe/i. Nei prossimi giorni cercheremo di approfondire anche il significato di questo termine nello specifico.

Oggi vorremo offrirvi un piccolo assaggio della puntata Il rosa è maschilista?, spiegandovi in breve due concetti che rivestono un ruolo di primo piano nelle scienze sociali, ma che spesso vengono confusi nel linguaggio comune: sesso e genere.

Cosa si intende con il termine sesso? Il sesso è il risultato del corredo genetico di una persona, il risultato della combinazione tra i cromosomi X e Y: un bambino quando nasce viene riconosciuto come maschio o femmina a seconda dei genitali che presenta (esistono alcuni rari casi di intersessualità, ma rimaniamo sul semplice). Il sesso è quindi biologicamente determinato, naturale.
Cosa si intende con genere? Il genere è l’insieme di aspettative culturali socialmente costruite associate alle differenze fisiche, ovvero il genere è l’insieme di norme, comportamenti e ruoli che un individuo deve rispettare in relazione al suo sesso. 

Nell’ambito della sociologia, della psicologia, dell’antropologia, della filosofia e della storia ci si è domandati se le differenze sociali tra uomini e donne (vedi la presunta superiorità maschile) dipendano da fattori biologici, naturali, inerenti alla diversa conformazione fisica e al diverso sistema riproduttivo (quindi dal sesso), oppure da una costruzione sociale, ovvero dai valori diffusi a livello culturale e dalle aspettative legate al ruolo sociale di uomini e donne in determinati periodi storici e contesti geografici, assimilati attraverso il processo di socializzazione (quindi dal genere). Nelle società occidentali la visione gerarchica della relazione uomo-donna, in cui l’uomo occupa una posizione di superiorità (principalmente sulla base della forza fisica), unitamente alla tradizionale divisione dei compiti (gli uomini lavorano fuori casa e mantengono la famiglia, le donne si occupano di casa e figli), sono concezioni diffuse nei secoli in tutti gli strati sociali dalle principali agenzie di socializzazione, come la famiglia stessa, la scuola, il gruppo dei pari, i media…
La prima linea di pensiero sostiene che la superiorità maschile e la divisione dei compiti siano dati naturali, originali, astorici, immodificabili. Nel secondo caso invece si ritiene che questa differenza di ruoli sociali, ai quali è stato attribuito un diverso valore, sia stata via via costruita dal genere maschile a svantaggio del genere femminile, e pertanto sia passibile di mutamenti continui e costanti.
In sostegno a questa posizione possiamo citare Berger e Luckmann, due sociologi che hanno definito la realtà come “costruzione sociale” (ovvero il mondo sociale che ci circonda non è definito a priori, bensì viene costruito nel corso del tempo dalla collettività stessa).
I due principali orientamenti teorici a cui è possibile ricondurre la distinzione tra sesso e genere sono i seguenti: determinismo biologico e approccio costruttivista.
Il primo sostiene la naturale differenza tra uomini e donne. Secondo questo approccio, la differenza tra i due è un dato incontrovertibile: è la diversità biologica a causare e determinare i diversi comportamenti, le diverse caratteristiche e i diversi ruoli sociali. Da questa teoria deriva la tesi della naturale inferiorità femminile. Tuttavia anche alcune correnti femministe si sono dichiarate sostenitrici delle “caratteristiche naturali” delle donne, le quali sono state rivalutate in positivo: per esempio la “passività” delle donna viene considerata propensione al pacifismo, alla cooperazione. 
Mi piacerebbe riportarvi in particolare il pensiero della differenza sessuale, ovvero una posizione sviluppata dalla filosofa francese Irigaray negli anni Settanta: si basa anch’esso sull’innegabilità della differenza biologica tra uomini e donne, ma, a differenza dell’essenzialismo biologico sopracitato, il pensiero della differenza sostiene la specificità femminile anche in ambito culturale, proponendo dunque una cultura femminile che dovrebbe essere valorizzata per riequilibrare la posizione asimmetrica tra uomini e donne imposta dal patriarcato.
L’approccio costruttivista sostiene al contrario che la differenza tra uomini e donne sia di ordine culturale. Secondo i costruttivisti i ruoli di genere non sono immutabili, bensì sono frutto di un processo di costruzione e interpretazione socioculturale nell’ambito dell’interazione uomo-donna. Tra le teorie che si basano su questa prospettiva, troviamo la teoria del gender, che negli anni Settanta ha messo in luce “quanto di fabbricato, costruito e non naturale ci fosse in ciò che fino ad allora era stato chiamato semplicemente sesso e dato per scontato”.
Questa posizione ha trovato prove negli studi dell’antropologa Margaret Mead sulle popolazioni della Nuova Guinea: nella società degli Tchambuli, per esempio, gli uomini si occupavano di arte e gestione dei figli, mentre le donne provvedevano al sostentamento della famiglia.

Concludo consigliandovi due letture piuttosto impegnative, ma sicuramente interessanti: Le Deuxième Sexe di Simone de Beauvoir, in cui viene anticipato il concetto di genere (celeberrima è diventata la sua frase “donne non si nasce, si diventa”); La domination masculine di Pierre Bourdieu, in cui viene messo il luce come il modello vigente di maschilità si possa “ritorcere” contro gli uomini stessi.

Per approfondire tutte le tematiche succitate, nonché le varie questioni che affronteremo nel podcast Il rosa è maschilista?, vi consigliamo di leggere il breve saggio La comunicazione di genere della prof.ssa Saveria Capecchi: il testo è molto scorrevole, chiaro, usa termini “sociologici” però è facilmente accessibile anche ai profani 😉

ALEX

Femminismo, Sesso e genere, Sociologia

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