Due parole su IN MILLE PAROLE…

Era il 24 ottobre 2019 quando sul nostro blog è comparso il primo post a titolo In mille parole. Da allora sono passati quasi 10 mesi, nove edizioni del concorso, decine e decine di racconti e tante emozioni: quando abbiamo avuto questa idea – organizzare un concorso mensile per racconti brevi – non ci aspettavamo che sarebbe durato così a lungo e, soprattutto, che sarebbe diventato un appuntamento tanto atteso da tutti noi.
Cogliamo l’occasione – questo mese il concorso è in pausa, perché, ammettiamolo, noi giudici ci siamo meritati una vacanza 😉 – per ringraziare sentitamente tutti coloro che hanno contribuito a realizzare e migliorare costantemente questo progettino.
Noi di VCUC vorremmo ringraziare in primis Simona e Francesca, che si sono buttate in questo gioco con grandissima grinta e dedizione e che sono state delle colleghe fantastiche per la giuria, nonché una continua fonte di creatività. La nostra chat dedicata al concorso rimarrà segreta per sempre, mai verrà desecretata… ma vi giuro che ci siamo divertite un mondo!
Ringraziamo poi il vero cuore di questo concorso, ovvero gli autori, che hanno accolto la sfida con spirito propositivo e ci hanno offerto la possibilità di leggere tante meravigliose storie: alcuni di voi sono arrivati subito e non sono mai mancati a un appuntamento, altri si sono aggiunti man mano… Siamo felicissimi di aver letto i vostri scritti e della fiducia che avete riposto in questo concorso. Siamo felici soprattutto del modo costruttivo con cui tanti di voi hanno vissuto ogni edizione, esprimendo con sincerità ed educazione il proprio parere, dando sempre agli altri nuovi spunti per migliorare.
Credo che il vero successo di questo concorso sia l’ambiente che siamo riusciti a creare: chi partecipare a In mille parole, autori dilettanti ed emergenti, lo fa per il piacere di scrivere, per la sfida, per mettersi alla prova e arricchire sempre di più le proprie esperienze di scrittore; chi partecipa lo fa perché ama leggere oltre che essere letto; chi partecipa lo fa perché scambiarsi parole è un regalo insostituibile. 

Quindi… Grazie a tutti!

Dopo questo post smielato, ci tengo a ricordare a tutti che In mille parole tornerà a settembre, con nuovi temi e nuove sfide. Mi raccomando, non mancate!

Vi lascio qui sotto i racconti vincitori delle nove edizioni del concorso. 
Per leggere anche tutti i racconti partecipanti, cliccate QUI.

#1, Infanzia: Il mostro goloso di Alessandro Ricci

Mi chiamo Benjamin Stroke e sono un cacciatore di mostri.
O meglio lo ero, adesso sono solamente uno spirito nella soffitta di una banalissima casa stregata.
Non ricordo bene come sono diventato un ectoplasma, sono passati anni ormai e la vita da trapassato è piuttosto monotona.
Qui a Villa Lugubre non c’è mai molto da fare, le persone se ne tengono alla larga. Come biasimarle! Oltre a fare piuttosto paura, è una catapecchia pericolante e rosa dagli anni, il cui mistero più grande sta nel motivo per cui nessuno l’abbia ancora demolita.

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#2, Natale: Il mio Natale di Tania Anastasi

Ancora mi rivedo. Ero una bimba credulona, credevo a tutto, anche alla storiella che i bambini nascevano sotto un cavolo. Certo, non mi spiegavo come avesse fatto mia sorella, più piccola di me, a procurarsi un cavolo e nascerci sotto, visto che stavamo in città, ma ci credevo. Anche alla fata del dentino, a Babbo Natale e alla Befana credevo. Poi si sa, crescendo si perde l’innocenza dei bambini e il mondo cambia. Non è una perdita improvvisa. Un giorno perdi la fata del dentino, perché vedi tua madre posare le monete e prendere il dentino. Poi perdi la Befana, perché noti che sotto quegli stracci rattoppati vi è la stessa gonna di tua madre, che risulta assente nella stanza. Ma Babbo Natale no. 

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#3, Paura: Quattro minuti di Noemi Villaruel

Sospirai, chiudendo a chiave il mio armadietto. Avevo appena terminato un turno di dodici ore al fast food e il mio unico desiderio era stiracchiarmi come un gatto sornione sul divano. Peccato che non avessi nessuna voglia di affrontare i miei genitori. Troppe ramanzine, strani fraintendimenti e mancati chiarimenti fra di noi. A soli diciannove anni avevo già compreso chiaramente quanto le persone fossero brave a giudicare la vita altrui, piuttosto che guardare il proprio percorso. Forse è una caratteristica insita nella natura umana, il desiderio irrefrenabile di osservare l’esistenza delle persone vicine, attendendo solo un piccolo sbaglio per puntare il dito aggredendoli, sgranocchiando immaginari popcorn come se si stesse godendo la visione della prima di un film.

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#4, San Valentino: L’ultimo San Valentino di Mariele Rosina

Arrivò a destinazione al tramonto, quando il freddo cominciava a farsi pungente e il cielo di una tersa giornata di febbraio tingeva di arancio le nubi che cominciavano ad addensarsi.
Dieci chilometri, scansando e scavalcando i cumuli di neve che si erano ammucchiati al bordo della strada. I piedi erano diventati di legno. Provò a riscaldare le mani col fiato. Invano: la nuvoletta di vapore che usciva dalla bocca era senza calore. Sfilò dalla tasca interna del cappotto il mazzolino di margherite. Le aveva protette col suo corpo: erano un po’ appassite, ma ancora presentabili. Chissà se avevano percepito i battiti del cuore che, pur malridotto, aveva retto alla fatica del lungo cammino?
Era arrivato, ma lì nessuno aveva spazzato i vialetti del giardino. Non c’era anima viva: solo il silenzio della neve.

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#5, Genitorialità: Bum Bum Bum di Adelaide J. Pellitteri

Dice che sono arrivato nella sua vita solo per distruggerle il mondo meraviglioso che aveva intorno.
Dice che sono il suo dolore, la sua rabbia, la sua disperazione.
Dice che provvederà, e tutto tornerà come prima.

Non sa che, quando ho fatto la mia corsa dentro di lei, il suo mondo era già distrutto.
Non sa che ciò che vedeva, di quel mondo, era solo un riflesso dei suoi desideri.
Non sa che come posso amarla io, non potrebbe farlo nessun altro essere umano.
 

#6, Ridere: Le megere lagnone di Alessandro Ricci

Mi chiamo Benjamin Stroke e non amo ridere. Per un Cacciatore di Mostri le occasioni per ridere sono più rare di un licantropo con l’alopecia e, secondo il mio modesto parere, più inutili di un negozio di cappelli a Sleepy Hollow.
Non c’è molto da star allegri se il tuo lavoro è dare la caccia a esseri terribili, pronti a sbranarti alla minima esitazione. Forse non lo sapevate ma il detto “il riso fa buon sangue” l’ha inventato Dracula.
Noi Stroke non siamo dei bontemponi, le uniche battute di spirito che ci interessano sono le ricerche di fantasmi nei cimiteri sconsacrati. Non ridiamo mai, nemmeno in foto.

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#7, Era il 1943 e Francesca…: Il racconto di Nonno Lugubre di Alessandro Ricci

“Era la fine del 1943, il cielo era cupo e Francesca stava percorrendo svelta il sentiero: doveva raggiungere Pasquale il prima possibile…”
“Ehi fermi tutti, cos’è questa storia?”
“E’ una storia di quando ero giovane, perché?”
“Non intendevo questo. Volevo dire, perché stai parlando tu?”
“Ogni mese racconti una storia, questo mese volevo farlo anche io.”

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#8, La torta in forno: La Libertà in una torta di Antonio Di Cesare

La torta nel forno era quasi pronta, e lei non la perdeva mai di vista.
Era concentrata come quando studiava, senza mai alcuna apparente distrazione, come se non esistesse più alcuna realtà a cui tornare.
Quando non guardava il termometro sul vetro, controllava la riserva di legna e carbone, i ceppi, il deposito della cenere. Ogni tanto, si concedeva uno sguardo fuori, oltre la finestra. Lo faceva senza reale attenzione, lo sguardo vuoto di una bambina che guarda, ma non sa cosa vede. Una pausa inconscia, Un gesto automatico forse per verificare che il mondo fosse ancora lí.
 

#9, Estate: Prima missione di Alessandro Ricci

Erro solitario, oppresso dal caldo. Sabbia ovunque. Corpi ammassati, urla disumane, odori nauseabondi.
Sono Benjamin Stroke, Cacciatore di Mostri. È la mia prima missione, non so se ne uscirò vivo.
Tormentato da insetti famelici, avanzo carponi in mezzo a trappole scavate da piccoli demoni.
Assalito da unti barbari che inseguono una sfera colorata, trovo riparo dietro una vecchia struttura lignea.
 

Recuperate i racconti che vi siete persi e… fateci sapere cosa ne pensate 😉 A presto!

Alex (Emme e Marta)

concorso letterario, racconti

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