Vi consiglio una serie tv: Law & Order – SVU

Buongiorno, cari lettori.
Visto che in questo periodo siamo tutti a casa, colgo l’occasione per consigliarvi una serie tv con due caratteristiche che giocano a suo vantaggio in questa periodo: è la live action più longeva della storia, con ben 474 episodi e 21 stagioni all’attivo; tratta temi alquanto delicati e sempre attuali, perfettamente in linea con la posizione femminista resa esplicita dal nostro blog nelle ultime settimane.
Di cosa sto parlando? Come dice anche il titolo di questo post, mi sto riferendo a Law & Order Unità Vittime Speciali, una serie poliziesca nata nel 1999 da un’idea di Dick Wolf, creatore anche della serie principale di questo enorme franchise, Law & Order I due volti della giustizia.
(Per chi volesse passare la quarantena davanti a uno schermo: tutto il franchise Law & Order conta circa più di un migliaio di episodi. Ce n’è di roba da vedere.)

Questa lunghissima serie, per chi non lo sapesse, segue le vicende di un’unità di polizia di New York che si occupa di crimini sessuali e violenze contro i minori vittime “speciali” in poche parole, termine usato per riferirsi alla posizione svantaggiata in cui queste vittime spesso si ritrovano.

Nel corso delle 21 stagioni si alternano diversi detective: l‘irascibile Elliot Stabler, che tiene particolarmente alla salute dei bambini, essendo padre di ben cinque figli; John Munch, complottista dal cuore d’oro; Fin Tutuola, ex-narcotici con la treccina e un figlio gay con il quale i rapporti vanno migliorando nel corso del tempo; Nick Amaro, più suscettibile di Stabler e un gran belloccio; Amanda Rollins, bella, senza storie serie, che vuole sempre dimostrare di “essere all’altezza”; Sonny Carisi, origini italiane, cattolico, porta sempre pizza e cannoli in ufficio e ha una cotta spaventosa per la Rollins… e poi, ultima ma sempre prima, l’intramontabile Oliva Benson: detective, sergente, tenente e poi capitano; madre di un figlio adottivo; dotata di una sensibilità particolare e di una grande dedizione per il suo lavoro.

Perché ritengo che SVU sia una serie da guardare assolutamente? In poche parole? Perché sbatte in faccia agli spettatori tutte quelle questioni, quegli scandali, quelle polemiche che vorremo solo dimenticare… e ci obbliga a pensarci, rifletterci, farci domande. I temi principali trattati dalla serie riguardano lo stupro e, nel dettaglio, le circostanze in cui un rapporto sessuale può essere considerato tale: conta l’abbigliamento della vittima? una prostituta può essere stuprata? ma se una ragazza a una festa è ubriaca? ma se lei prima dice sì e poi cambia idea?
Le puntate più interessanti sono, senza alcun dubbio, quelle in cui il caso è meno chiaro, i confini più sfumati. Un marito può stuprare la propria moglie o lei ha il diritto di dire no? Fare sesso con un minore che implicazioni pone se entrambi sono consenzienti? A volte gli stupratori non si rendono nemmeno conto di essere tali, non capiscono come il proprio gesto possa aver traumatizzato la donna implicata. Per loro spesso è solo sesso, mai stupro. Perché, per questi individui, gli stupratori sono uomini brutti e sporchi che saltano fuori dai vicolo bui, non uomini d’affari, giovani belli e ricchi, colleghi di lavoro, parenti… Tutti questi uomini rappresentano perfettamente quella parte di popolazione che ahimé esiste davvero non ha idea dei limiti tra sesso e stupro e che, più o meno inconsapevolmente, pone i desideri dell’uomo sempre sopra quelli della donna.
La serie indaga poi la violenza domestica, gli abusi su minori, la pedofilia… e di sfuggita a volte fa entrare anche temi molto discussi nella quotidianità, come l’obbligo vaccinale.
Visto che la serie è iniziata a fine anni ’90, guardando le stagioni una dopo l’altra abbiamo anche la possibilità di osservare come l’approccio della polizia e della legge nei confronti di alcuni crimini sia cambiato, si sia evoluto nel corso del tempo, adattandosi ai bisogni e alle conquiste di una società in continua evoluzione.

Punto a favore di Law & Order è che, pur essendo una serie con posizioni nel complesso “più democratiche che repubblicane”, presenta un nutrito set di personaggi con idee proprie variegate: Carisi è cattolico, la Rollins non crede a niente ma è cresciuta in Georgia, la Benson è a favore della libera scelta ma molto probabilmente non abortirebbe mai… I protagonisti spesso discutono, non sono d’accordo, hanno dei dubbi su come dovrebbero applicare la legge, su cosa sia veramente giusto, su chi ricadano certe colpe.
Lo spettatore, insomma, ha l’occasione di prendere in considerazione tutte le possibilità, tutte le posizioni, e di sviluppare un proprio parere.
Personalmente trovo interessante anche la mancanza di perfezione dei personaggi presentati: nessuno è tutto luce o tutte ombre, ognuno di loro ha vissuto esperienze che lo hanno segnato nel corso della vita, ognuno di loro ha una propria storia, che in qualche modo influenza i giudizi e i modi di approcciarsi al lavoro. Non sono angeli, non sono demoni: sono umani. E, come tali, a volte sbagliano.
Anche il potere e l’autorità della polizia sono tra gli argomenti che vengono trattati nella serie, a volte rapportati con questioni prettamente americane, come il primo emendamento (libertà di espressione).

Ultimo aspetto positivo della serie, a mio parere quantomeno, è la capacità di mostrare donne che possono uscire dagli stereotipi, almeno in parte –  e qui mi ricollego al discorso fatto con la prof.ssa Magaraggia nel nostro podcast Il rosa è maschilista?.
Olivia Benson ha adottato un bambino come madre single, non è sposata e le sue relazioni hanno sempre funzionato solo fino a un certo punto: lavora tanto, ama il suo lavoro, sale di grado nel corso del tempo e si dimostra all’altezza dei compiti più delicati; allo stesso tempo ama da morire suo figlio e si trova costretta a scontrarsi con tutte le difficoltà di una mamma-lavoratrice.
La Rollins, bella e intelligente, vive una situazione simile, con due figlie avute da compagni diversi, una famiglia disastrata alle spalle, e la voglia assoluta di “cavarsela da sola”.
Insomma, rispetto alla serie madre, in questo spin-off le donne sono molto meglio rappresentate, in tutta la loro dignità (non me ne voglia Jack McCoy).
Anche se, come sempre, qualche perplessità resta: perché entrambe le grandi protagoniste donne sono dovute diventare necessariamente madri? Una donna senza figli non potevano lasciarla?
Ma forse anche questo potrebbe essere un buono spunto di riflessione e, quindi, un altro ottimo motivo per guardare questa serie.


Conoscete Law & Order? Cosa ne pensate?

ALEX

serie tv

Comment

  • L’ho sentita nominare, ma.. 1)ha troppe stagioni; 2) ho gia tante altre serie, non me ne serve un’altra; 3)Le serie poliziesche non le guardo
    Grazie della recensione

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