SERIE TV: Tredici – stagione 2

È passato ormai qualche mese dall’uscita della seconda stagione di Tredici e in questo periodo ho rivisto più volte gli episodi, ho cercato informazioni e interviste su Internet. Leggendo diversi commenti mi sono resa conto che in molti pensano che la seconda stagione di Tredici sia stata fatta a caso, senza riflette e avere realmente qualcosa da raccontare. A me, invece, è piaciuta e alcuni episodi addirittura mi hanno coinvolta di più rispetto a quelli della scorsa stagione. In questo post vi voglio spiegare quali sono secondo me i tre principali punti forti della serie. 


1. GLI ATTORI

Trovo tutti gli attori di Tredici, dal primo all’ultimo, in grado di interpretare alla perfezione il loro personaggio: riescono a far emergere i pensieri, le emozioni, le debolezze e le paure del personaggio di cui vestono i panni. 
I personaggi di Tredici sono vivi e concreti, ciascuno ha un proprio spessore emotivo e psicologico, sono tutti personaggi ben fatti. Già nella prima stagione gli attori erano riusciti a sorprendermi positivamente, ma in questa seconda stagione mi hanno colpita ancora di più. In particolare vorrei fare i miei complimenti a Dylan Minnette, Brandon Flynn, Kate Walsh e Devin Druid.
Dylan Minnette aveva fatto un lavoro fenomenale nella prima serie: vediamo un Clay che, episodio dopo episodio, subisce i devastanti effetti delle cassette lasciate da Hannah. Ha perso la ragazza di cui era innamorato, si sente solo, ha paura, è divorato dal senso di colpa, è insicuro, vorrebbe urlare in faccia a tutti quello che pensa e tutto ciò traspare dallo sguardo e dal viso dell’attore: uno sguardo ferito, rotto, addolorato, il viso di una persona disperata, che è sull’orlo della pazzia quasi. In questa seconda stagione incontriamo un Clay che sta provando ad andare avanti, a ricomporre i pezzi della sua vita, ma purtroppo il suo cuore continua a condurlo nella direzione di Hannah.
Brandon Flynn mi ha colpito particolarmente perché il suo personaggio, Justin, è sicuramente quello che cambia di più nel corso della storia. Nella prima stagione non vediamo il vero Justin, ma la maschera che tenta sempre di indossare di fronte agli altri: la maschera del ragazzo figo e popolare a cui non interessa realmente di niente e nessuno. Nella seconda stagione, invece, conosciamo il vero Justin: un ragazzo fragile e insicuro, il figlio di una tossicodipendente, un ragazzo che ha paura e che sta ancora cercando di trovare la forza per cambiare la sua vita. In questa stagione è l’amore a dare a Justin la forza di continuare, l’amore per una ragazza che ha fatto soffrire e che ora vuole in tutti i modi aiutare e riconquistare.
Kate Walsh è stata impressionanteÈ una mamma che ha perso una figlia e che ora vuole combattere con le unghie e i denti per ottenere giustizia. La sua vita può essere suddivisa in due parti: il prima e il dopo. Prima della morte di Hannah era una donna grintosa e sempre sorridente, era energica ed entusiasta; dopo, invece, è una donna prosciugata, invecchiata improvvisamente, che vedrebbe la vita completamente in bianco e nero se solo non fosse per quella minuscola possibilità di vincere in tribunale la guerra contro la scuola e ottenere, quindi, giustizia per la figlia.
Devin Druid è stato pazzesco nell’interpretare Tyler. Tyler è da sempre il principale obiettivo dei bulli, lo sfigato per eccellenza della scuola, quello senza amici, il ragazzo che preferisce stare dietro a una macchina fotografica piuttosto che parlare con gli altri. Ma è anche l’unico (oltre a Clay e Justin) che in tribunale dice tutta la verità e ha il coraggio di sfidare i suoi stessi bulli. Tyler mi ha suscitato una compassione indescrivibile, mi ha fatto scendere qualche lacrimuccia e a volte mi ha, soprattutto, spaventata con le sue espressioni e i suoi comportamenti.

2. IL TRIBUNALE
Al centro della seconda stagione c’è il processo in tribunale tra i genitori di Hannah e la scuola: idea, secondo me, azzeccata. I genitori della ragazza hanno perso tutto con la morte della figlia e vedono nella vittoria del processo l’unico modo per ottenere giustizia e per far uscire allo scoperto quelle persone che, come hanno fatto del male ad Hannah, potrebbero farne ad altri. Nella prima stagione noi vediamo i fatti solo dalla prospettiva di Hannah, sappiamo quello che lei vuole farci sapere, vediamo solo quello che lei vuole mostrarci; invece, nella seconda stagione abbiamo la possibilità di scoprire l’altra faccia della medaglia, ovvero come sono andati gli eventi secondo gli altri personaggi delle cassette. In che modo? Grazie alle testimonianze in tribunale. Le persone di cui Hannah parla nelle cassette sono chiamate a testimoniare. Così come le registrazioni avevano cambiato, allontanato e avvicinato i vari personaggi nella scorsa stagione, lo stesso fanno le testimonianze in questa. Saltano a galle cose che nessuno si sarebbe mai immaginato. Ora abbiamo la possibilità di vedere Hannah dagli occhi degli altri e di conseguenza scopriamo una Hannah decisamente diversa. In molti si sono lamentati del fatto che lei abbia subito un cambiamento troppo grande, io, al contrario, trovo che ciò sia stato il punto forte di tutta la serie: conoscere episodio dopo episodio aspetti nuovi della protagonista. Nella prima stagione noi non conosciamo la verità dei fatti, ma la verità di Hannah, quindi penso che fosse abbastanza ovvio che nelle cassette la ragazza non avesse detto tutto e non avesse detto sempre la verità. Con le cassette Hannah voleva punire quelli che l’avevano fatta soffrire, perciò ha cercato di sottolineare nei suoi racconti tutti gli aspetti più negativi dei compagni e delle vicende che li avevano coinvolti.

3. LE APPARIZIONI DI HANNAH
Clay è una delle persone che sono rimaste più colpite e segnate dalla morte di Hannah. Come ho già detto prima è ferito e dolorante, vorrebbe dimenticarsi di Hannah, ma non ce la fa.  Se la immagina in continuazione: la vede nei corridoi della scuola, in classe, a casa, quando parla con gli altri o bacia una ragazza. Il suo cuore non riesce a ricucirsi, continua a sanguinare. Molte persone hanno commentato negativamente queste apparizioni dello “spirito” di Hannah definendole come una forzatura, io, al contrario, le ho trovate geniali: Clay è disperato, è solo, non è più sicuro di avere realmente conosciuto Hannah Baker in seguito a tutte le cose sul conto della ragazza che scopre tribunale, vorrebbe dimenticarla, ma il suo cuore e la sua mente non glielo permettono. Ed ecco che Hannah Baker compare e ricompare, fino al momento in cui, forse, Clay riuscirà davvero a lasciarla andare.

CONCLUSIONE
Per concludere vorrei dire che in molti considerano Tredici come una specie di teen drama, una serie tv esclusivamente prodotta a scopo commerciale, che tratta gli aspetti più drammatici della vita solo per attirare attenzione, dato che la tragicità piace al pubblico; tuttavia in realtà Tredici non è solo questo, è molto di più. Ovvio, è una serie tv, e come tale deve riuscire a creare suspense per tenere alta l’attenzione del pubblico… effettivamente alcune situazioni possono sembrare un po’ esagerate, ma se ci pensiamo bene e consideriamo tutto ciò che si sente nei telegiornali, io non penso che i fatti presentati nella serie siano “così tanto” esagerati. Anzi (e purtroppo) sono molto realistici.

E voi? Che ne pensate? Siete d’accordo con me?  

MARTA

Netflix, serie tv, Tredici, Young Adult

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