SERIE TV: Never Have I Ever (Netflix)

Hey gods, it’s Devi Vishwakumar,  your favorite Indu girl in the San Fernando Valley, così si presenta al pubblico la protagonista di questa esuberante teen rom-com, e dopo pochi secondi diventa per davvero la nostra “ragazza preferita”.
Dalla preghiera con cui entra in scena fino al romanticissimo finale di stagione, Devi è perfetta nel suo essere un disastro: la protagonista, dopo aver perso il padre e aver vissuto lei stessa momenti a dir poco drammatici (un’inspiegabile paralisi delle gambe raccontata in flashback con un calcato tono di assurdo), decide di affrontare il nuovo anno scolastico rivoluzionando se stessa… Insomma, vuole abbondare la sua vita da secchiona indiana e diventare una ragazza cool. Inizia così una lunga serie di “Non ho mai…” che vengono drasticamente ribaltati , visto che Devi compie in poco tempo tutte le cazzate che gli adolescenti di solito realizzano in anni e anni di vita.

La trama in sé risulta abbastanza spassosa, però la vera chicca della serie sono i personaggi, che riescono a strappare grandi risate per buona parte della visione, portando al tempo stesso all’attenzione degli spettatori una serie di tematiche sensibili, tra cui la relazione genitori-figli, i pregiudizi nei confronti delle “minoranze” etniche, le aspettative sociali e l’omosessualità. Tutte queste tematiche scorrono perfettamente all’interno della narrazione, si muovono con fluidità e il loro inserimento non pare per nulla forzato.
Personalmente ho apprezzato particolarmente il rapporto conflittuale – eppure estremamente profondo – tra Devi e sua madre, due donne che sono sempre state unite solo da un amore in comune, il padre di Devi, e che per molti anni hanno faticato a trovare un equilibrio tra loro; ora, senza Mohan a fare da collante, hanno finalmente l’occasione per scoprirsi a vicenda e imparare ad apprezzare l’una il meglio dell’altra.
Il lutto è una tematica che non viene messa in primo piano dalla serie, passa un po’ in sordina… però in alcuni punti riemerge con delicata disperazione, riuscendo a comunicare alla perfezione la difficoltà della situazione vissuta dalla famiglia Vishwakumar.

Come buona parte dei prodotti teen, anche Never Have I Ever è di base una storia di formazione, nella quale vediamo crescere non solo Devi ma anche tutto l’universo di personaggi che la circonda, tra cui le amiche Fabiola ed Eleanor, l’eterno sfidante per il ruolo di primo della classe Ben e il super popolare Paxton.

Le tradizioni indiane vengono raccontate con un sorriso, con una coinvolgente forma di auto-ironia che tutti quanti dovremmo imparare ad applicare a noi stessi. L’appartenenza culturale rappresenta tuttavia anche un motivo di seria riflessione per Devi (e per esteso anche per lo spettatore), la quale a volte si sente troppo indiana per gli americani e troppo americana per gli indiani, mettendo in luce le contraddizioni legate ai processi di costruzione identitaria. Evidentemente è più facile rendere uno Stato un “melting pot” che fare lo stesso con una persona, la quale (per la società) deve sempre rientrare in una qualche categoria definita per essere accettata e compresa…

La ciliegina sulla torta di tutta la serie? Il narratore, ovvero John McEnroe, il famoso campione di tennis. Perché racconta lui la storia? Per scoprirlo dovrete guardare Never Have I Ever fino alla fine 😉


Cosa ne pensate? Guarderete questa serie?

ALEX

Netflix, serie tv

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