RECENSIONE: Non domandarmi chi sono di Mariele Rosina

TITOLO: Non domandarmi chi sono
AUTRICE: Mariele Rosina
EDITORE: self
PAGINE: 58

TRAMA

Maria ha ereditato dalla nonna Emma la casa che frequentava da bambina e che conserva per lei bellissimi ricordi. Ciò le dà la possibilità di allontanarsi da sua madre, una donna invadente con la quale non riesce ad andare d’accordo.
In un cassetto della scrivania nascosto all’interno di una pesante cornice, Maria trova un manoscritto nel quale la nonna narra dalla propria famiglia che, durante l’ultima guerra, ebbe ad ospitare due partigiani. La vicenda, in parte reale e in parte romanzata, si svolge tra il ‘44 e il ‘45 e ci porta nella Milano di allora, tra le case di ringhiera e il dialetto meneghino. Sarà per un bombardamento che i due giovani partigiani – uno dei quali in precarie condizioni di salute  ̶  in cerca di rifugio incontreranno Emma, trovando riparo, cessato l’allarme, presso la sua casa. 
Il rischio, la paura, la solidarietà e l’amore sono gli ingredienti principali di questo breve romanzo che, per la verità, sarebbe più opportuno definire lungo racconto. Famiglie come queste, delle quali si parla sempre troppo poco, hanno contribuito con il loro coraggio a dare una svolta alla guerra.
A questa trama principale si alterna l’altra vicenda ambientata ai giorni nostri, dove Maria, come detto all’inizio, non riesce a instaurare un sereno rapporto con la madre.  

COMMENTO

L’intreccio delle due trame porta la Maria di oggi alla ricerca di se stessa e a scoprire la verità sull’intromissione di sua madre in una vicenda che doveva essere soltanto sua, mentre la storia di Emma ci mostra come l’incoscienza giovanile porti a compiere gesti impulsivi, senza tenere conto delle possibili gravi conseguenze.  
La scrittura di Mariele Rosina è molto limpida ed elegante. Priva di artifici letterari bramosi di stupire il lettore, accompagna piuttosto quest’ultimo in un viaggio nella memoria.
Devo ammettere che l’autrice avrebbe potuto approfondire l’argomento e darci un quadro più generoso del periodo e dei personaggi ampliando la storia, se non con altri avvenimenti (giacché era solo questa parte che voleva raccontarci), magari dedicando più spazio ai momenti più cruciali, mettendoci al corrente dei pensieri più profondi di Emma e Maria. Lo so, si trattava di un breve manoscritto della nonna e non di un romanzo e credo che in questa ottica l’autrice abbia limitato la stesura, ma da lettrice dico che magari un’aggiunta con delle riflessioni personali di Maria forse non avrebbe guastato. In fondo, 53 pagine mi sono sembrate davvero poche per una storia così bella. Ci si affeziona subito ai personaggi e si ha solo la sensazione di lasciarli troppo presto.
La mia valutazione scende un po’ solo per questa motivazione.

Adelaide J. Pellitteri


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Commenti (2)

  • Grazie, Adelaide, per aver letto e recensito il libro. Mi dispiace che non abbia completamente soddisfatto le tue aspettative, ma, come spiego nell’introduzione, apparteneva una raccolta di racconti pubblicata qualche anno fa. È stato concepito come racconto che ho voluto mantenere nella sua versione succinta estrapolandolo dal primitivo contesto per raccontare la storia nella sua essenzialità. È nato quindi questo libricino, che nella versione cartacea è di circa 70 pagine (racconto lungo o romanzo breve la distinzione è solo formale), su un fatto veramente accaduto nell’ultimo anno di guerra, quando i miei nonni paterni hanno ospitato clandestinamente uno dei capi della Resistenza di cui si era innamorata la loro giovanissima figlia (che nel romanzo sarà la nonna Emma). È una storia nella storia in cui, attraverso un manoscritto, Emma diventerà l’interlocutrice virtuale della nipote Maria. Due donne a confronto dove le vicende dell’una si riflettono sulla vita dell’altra condizionandone il comportamento.
    Ti ringrazio anche per i commenti: per me sono importanti le osservazioni dei lettori, soprattutto se provengono da un’autorevole compagna di penna come te.

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