RECENSIONE: Loveless di Alice Oseman

TITOLO: Loveless
AUTORE: Alice Oseman
PAGINE: 384
EDITORE: Mondadori

TRAMA: Georgia ama le storie d’amore. Tutte. Da sempre. E crede nella magia dell’amore raccontata nei film, nei libri e nelle fanfiction romantiche da cui è ossessionata. Eppure, a diciotto anni, non ha mai baciato nessuno e non ha mai avuto nemmeno una cotta di quelle folli. Ma, come le dicono i suoi migliori amici Pip e Jason, prima o poi anche lei troverà la persona giusta. Così si dice, no? L’inizio dell’università, in una città che non conosce, lontana da casa, sembra l’occasione perfetta: incontrerà persone nuove, vivrà nuove esperienze e finalmente anche lei imparerà a godersi le farfalle nello stomaco di cui parlano tutti. E poi Georgia ha un piano. Con l’aiuto della sua esuberante compagna di stanza Rooney, che come lei ha una passione smisurata per Shakespeare, riuscirà a realizzare il suo sogno, forse. Ma quando finisce in mezzo a una personalissima commedia degli errori che crea il caos tra i suoi amici di sempre, Georgia inizia a domandarsi perché l’amore sembri così facile per tutti tranne che per lei. Quando poi le appioppano definizioni mai sentite come asessuale o aromantica, incertezza e confusione aumentano a dismisura. Che sia davvero destinata a restare senza amore? O forse, per tutti questi anni, si è tanto affannata a inseguire la cosa sbagliata? E poi, chi lo dice che quello romantico, alla fine, sia l’unica forma possibile di vero amore?

RECENSIONE

Così come faccio all’inizio di ogni estate, anche quest’anno mi sono ritagliata un po’ di tempo per cercare su Internet qualche libro interessante da leggere nei mesi successivi (la mia vena romantica mi porta soprattutto a ricercare romance) e Loveless rientra proprio tra i libri che ho selezionato. Che cosa mi ha incuriosita di questo libro? Sicuramente la presentazione della protagonista: Georgia Warr ha 18 anni, sta per traferirsi a Durham con i suoi due migliori amici, Pipe e Jason, per iniziare il college; Georgia si sente un po’ un pesce fuor d’acqua in mezzo ai suoi coetanei perché non è mai stata in una relazione amorosa, non ha mai baciato nessuno, non le è nemmeno mai piaciuto qualcuno per davvero… ama leggere romance e guardare rom-com, pensa di sapere tutto sull’amore a livello teorico, anche se di fatto non ha mai avuto la possibilità di mettere in pratica queste sue conoscenze. Georgia mi ha incuriosita molto come personaggio poiché, in un certo senso, ho rivisto in lei una parte di me stessa. Per quanto adori gli spoiler, questa volta ho deciso di fare la brava, così non sono andata subito in fondo per leggere il finale, bensì ho deciso di seguire la storia di Georgia passo dopo passo. Sinceramente mi aspettavo una storia d’amore piuttosto semplice e prevedibile… Ecco, magari Georgia avrebbe capito di essere innamorata del suo migliore amico di sempre, Jason… In realtà, Loveless si è rivelato un libro totalmente diverso da ciò che mi aspettavo e decisamente molto più “impegnativo” e profondo a livello di temi trattati; infatti, dopo una serie di particolari eventi, la protagonista (SPOILER NECESSARIO) capisce di non provare alcuna attrazione fisica o sentimentale nei confronti di nessuno, identificandosi così come asessuale-aromantica.

Il libro di per sé mi è piaciuto, la storia scorre bene, sia Georgia che gli altri personaggi si fanno apprezzare facilmente; tuttavia, mi sembra chiaro, il punto forte – il più accattivante, anche se non sempre coinvolgente – è il viaggio della protagonista alla ricerca di un’identità, alla ricerca di risposte sul proprio sé più intimo. 

Prima di leggere questo libro non avevo mai sentito parlare di asessuali-aromantici, perciò è stato molto istruttivo e interessante scoprire di più su questo argomento tramite il punto di vista Georgia. La protagonista stessa del romanzo all’inizio della storia non ha mai sentito nominare queste parole, motivo per cui è profondamente turbata quando Sunil, il presidente della Pride Society della sua scuola, gliene parla per la prima volta. Georgia fa fatica a processare le parole di Sunil, non riesce a comprenderle davvero e ad associarle a se stessa. Il percorso della giovane protagonista è lungo e doloroso, è fatto di lacrime e di nottate insonni. Finché arriva, nei capitoli conclusivi, alla comprensione e all’accettazione dei suoi sentimenti.
Così come Georgia, anch’io in un primo momento sono rimasta piuttosto perplessa di fronte alle parole asessuale-aromantica e quindi ho cercato di seguire passo passo la protagonista nel suo viaggio alla ricerca di informazioni, esperienze e consigli. Ammetto di non essere sempre riuscita a condividere le riflessioni di Georgia e che qualche dubbio sulle spiegazioni che si dà mi è rimasto; d’altra parte, non trovandomi io nei suoi panni, credo che questo leggero straniamento sia accettabile.

Per chiarezza: gli assessuali sono individui che non provano attrazione sessuale nei confronti di nessuno, indipendentemente dal genere di appartenenza delle altre persone; gli aromantici, invece, non provano alcun sentimento d’amore romantico.
La domanda più frequente che gli amici di Georgia le pongono quando lei si presenta come aromantica-assessuale è “Ma sei sicura? magari non hai ancora incontrato la persona giusta“; per quanto forse un po’ banale e cliché, ritengo che questa domanda sia condivisibile. Come fa una persona a dichiarare in modo assoluto che non sarà mai in grado di provare sentimento romantico nei confronti di qualcuno? La protagonista a questa domanda risponde che lo sa, perché sente dentro di lei disgusto all’idea di avere un legame fisico più intimo con qualcuno. Un semplice bacio le provoca ribrezzo. A questo punto però passiamo da una definizione che riguarda il piano sentimentale a una che riguarda quello fisico e io, lo ammetto, cado in confusione. Georgia è sia aromantica che asessuale e quindi forse in lei il confine tra le due definizioni tende a fondersi? Tuttavia una persona può anche essere solo asessuale o aromantica, come accade per esempio nel romanzo di Alice Oseman al personaggio di Sunil, che si definisce proprio come gay-assessuale, e dunque può provare amore romantico per gli uomini, ma nessun desiderio fisico nei loro confronti. Ecco, qui io vorrei ricevere l’aiuto di qualcuno che ne sa più di me per riuscire a capire meglio come si traccia – e, soprattutto, se si deve tracciare – questo confine tra amore e attrazione fisica.
Ci tengo anche a chiarire che il comportamento di Georgia non è una forma di afefobia, perché lei non rifiuta in generale il contatto fisico con gli altri, non odia gli abbracci o le carezze affettuose degli amici, bensì avverte disgusto soltanto per il contatto fisico più intimo e sessuale; aggiungo però che questo disgusto si manifesta solo quando è implicato un partner, perché alle persone aromantiche-assessuali può piacere masturbarsi (come ammette Georgia nel libro).

So che forse il mio commento di oggi è un po’ confuso… d’altra parte questo libro mi ha fornito alcune di risposte, ma mi ha lasciato ancora più domande. Credo dunque che in futuro leggerò qualche altra opera sul tema per approfondire le questioni che per me sono rimaste in sospeso. Ne consiglio la lettura, perché credo che la forma utilizzata – a mo’ di romanzo di formazione, con protagonista giovane alla ricerca di sé – possa aiutare ad approcciarsi gradualmente all’argomento.

 

Oggi più che mai, fatemi sapere cosa ne pensate 😉

Marta


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amore, LGBT, recensione

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