RECENSIONE: La canzone di Achille di Madeline Miller

TITOLO: La canzone di Achille
AUTORE: Madeline Miller
PAGINE: 371
EDITORE: Marsilio

TRAMA: Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

RECENSIONE

Tutti noi conosciamo Achille come l’aristos achaion, ovvero come il migliore tra i Greci, come il più grande di tutti gli eroi le cui gesta sono narrate nell’Iliade. Mitologicamente parlando, Achille è stato davvero tutto questo: la sua forza e la sua velocità erano ineguagliabili, nessuno era in grado di affrontarlo in duello e di sopravvivere, da solo era capace di mettere al tappeto decine e decine di soldati nemici. Insomma, libri e film ci presentano sempre Achille come il guerriero fuoriclasse per eccellenza, arrogante, spocchioso, saccente e troppo sicuro di sé.

Ne La canzone di Achille ritroviamo effettivamente tutti questi elementi, ma al tempo stesso Madeline Miller ne aggiunge molti altri, rappresentando così un Achille diverso e, per certi versi, migliore. Tutti conoscono il ruolo che Achille ha avuto durante la mitologica guerra di Troia, quasi nessuno (me compresa) è invece a conoscenza del passato di Achille ed è proprio su questo passato che l’autrice decide di concentrarsi. Per fare ciò, la Miller sceglie un punto di vista del tutto innovativo, ovvero quello di Patroclo, amico e amante del protagonista. Patroclo è stata la persona che Achille ha amato di più in tutta la sua breve vita. Quella di Patroclo e Achille è una storia di amicizia e amore, di fiducia e rispetto, di coraggio e morte. Ed è proprio questo amore che l’autrice sceglie di raccontare. La canzone di Achille non è una storia di guerra o avventura, non è nemmeno una “biografia” di Achille, ma è principalmente una storia d’amore. Una bellissima storia d’amore che spesso, purtroppo, viene lasciata in disparte.

In questo romanzo è Patroclo a parlarci di Achille; Patroclo è totalmente innamorato del giovane principe, di conseguenza la descrizione che ne fa non è sicuramente oggettiva, ma è una descrizione realizzata tramite il filtro dell’amore. Proprio per questo motivo, l’Achille di Madeline Miller è, come già dicevo prima, un Achille completamente diverso da quello tradizionale. Sinceramente a me questo personaggio non è mai stato simpatico, eppure leggendo questo libro in più punti ho provato pietà nei suoi confronti. Patroclo ama Achille, è l’unico a conoscerlo per quello che è davvero: quando lo guarda, Patroclo non vede il principe di Ftia, non vede l’aristos achaion, bensì un ragazzo dolce, premuroso, a volte perfino fragile, un ragazzo ancora troppo giovane per sostenere l’enorme peso che il Fato l’ha costretto a reggere. Achille soffre, piange, ha paura; tenta di mostrarsi sempre forte e coraggioso, ma Patroclo sa che tutto questo è solo una facciata, lui è l’unico ad essere in grado di intravedere la piccola fessura nella sua corazza apparentemente sempre perfetta. Patroclo ama Achille e Achille ama Patroclo. Patroclo è pronto a morire per Achille e Achille è pronto a sacrificarsi per Patroclo. Questo, l’amore, è il vero centro del romanzo; tutto il resto viene dopo, è solo un contorno. La scrittrice ci racconta un amore intenso e vero, un amore talmente forte da condurre alla morte. Probabilmente la parte del romanzo che ho preferito è stata l’ultima, ovvero quella da dopo l’uccisione di Patroclo: leggere la disperazione di Achille per la morte dell’amato è stato davvero straziante; Achille si sente in colpa e in un certo senso sceglie lui stesso di andare incontro alla morte per ricongiungersi con l’amore della sua vita.

Ho apprezzato molto anche la maturazione graduale che la Miller ha attribuito alla loro relazione: inizialmente Achille e Patroclo sono soltanto due ragazzini, vivono in una sorta di mondo idilliaco lontano da tutto e tutti, di conseguenza il loro è un amore fresco, giovane e spensierato; man mano che si ritrovano ad affrontare le difficoltà della vita, entrambi crescono e con loro cresce anche il loro sentimento, diventando sempre più maturo e consapevole.

La canzone di Achille è un libro sicuramente potente, sincero, innovativo e per nulla scontato. È difficile per un libro di cui tutti conoscono già il finale riuscire a sorprendere il lettore e a tenerlo con il fiato sospeso fino alla fine, eppure così è stato per La canzone di Achille… perciò complimenti all’autrice per l’ottimo lavoro. Straconsigliato.

Conoscete questa autrice? Cosa ne pensate?

Marta


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mitologia, recensione, storia

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