RECENSIONE: Il soffio della speranza di Cinzia Baldini

TITOLO: Il soffio della speranza
AUTRICE: Cinzia Baldini
EDITORE: Linee Infinite Edizioni
PAGINE: 204

TRAMA (riassunta da Adelaide):
Dopo la separazione dal marito, che si rifiuta di avere un figlio, Diana si trasferisce in una casa in riva al mare. Lì incontrerà Claudio, un medico in convalescenza, con il quale intraprenderà un’amicizia che presto si trasformerà in amore. Il nuovo compagno, contrariamente al marito, è desideroso di avere un figlio, ma le loro speranze, soprattutto quelle di Diana, vengono deluse dall’impossibilità della donna di concepire.
Diana entrerà in una profonda crisi che metterà a rischio il rapporto con Claudio che, però, deciso a non arrendersi…

RECENSIONE

La scrittura è molto scorrevole sebbene, per i miei gusti, “ricca” di aggettivi, quindi un tantino ridondante. Anche la trama è fluida e coerente, e per questo motivo mi trovo in imbarazzo nell’affermare che, nonostante ciò, il libro non mi ha conquistata del tutto. Sicuramente è solo colpa mia. Avendo vissuto lo stesso dramma, avrei sperato in un coinvolgimento emotivo più forte. So bene cosa significhino l’attesa, la delusione, il “soffio di speranza” che ripetutamente si rianima e si spegne ogni mese o ad ogni ciclo di cure. In questo testo mi è mancato il pathos: c’è la storia, sì, ma l’anima zoppica.

Anche se prima ho sottolineato la coerenza della trama, devo aggiungere che la “corretta successione dei fatti” (la coerenza, appunto) si scontra un po’ con quella piscologica dei personaggi, infatti chi risulta più “vero”, riuscendo ad emergere dalle pagine, è solo Claudio: dal momento che lavora per Medici senza frontiere se ne comprendono appieno la sensibilità e la capacità di non arrendersi davanti alle difficoltà; risulta anche perfettamente credibile che, con il suo lavoro, conosca un luminare della portata del Professore Unfer. Diana, invece, che ha tanto desiderato questo figlio (al punto da lasciare il marito) non solo si arrende ma non vuole nemmeno affrontare una semplice visita medica per capire quale possa essere il problema. Non è credibile. Chiunque abbia vissuto (o no) la stessa esperienza non può accettare che Diana si preoccupi solo di allontanare da sé l’uomo che ama per lasciargli avere un figlio con un’altra donna. Per questo motivo le pagine in cui Claudio è protagonista sono, a mio parere, le migliori di tutto il romanzo. Per il resto ogni cosa è riferita con troppa semplicità, senza che il lettore riesca a sentirsi partecipe con il “proprio vissuto” (giacché, anche a non aver vissuto una situazione simile, un libro ben fatto te la dovrebbe far vivere lo stesso).
L’inizio di questo romanzo ricorda un po’ quelli di Liala – un lui bello e ricco sposa l’ex compagna scialba, che per anni ha preso in giro – mentre nel prosieguo la parte più sentita, come già detto, risulta quella in cui impariamo a conoscere Claudio e lo vediamo lottare. In ultimo l’autrice decide di riportare la spiegazione (per filo e per segno) della sindrome dell’ovaio policistico, per bocca del Professore Vittorio Unfer (unico personaggio reale della vicenda); qui confesso che, letto l’inizio e capita l’antifona, ho quasi saltato la parte perché troppo tecnica e, non essendo un medico, non l’ho trovata né utile né interessante. 

Una nota di merito va all’assenza di refusi (forse ne ho incontrato uno solo, ma non ne sono nemmeno certa): in tempi moderni, credetemi, trovare un testo tanto pulito è una vera rarità.

Adelaide J. Pellitteri

autori emergenti, Linee Infinite Edizioni, recensione

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