RECENSIONE: Il giovane Achille di Alessandro Ricci

TITOLO: Il giovane Achille
AUTORE: Alessandro Ricci
ILLUSTRAZIONI: Stefania Franchi
CASA EDITRICE: NPS Edizioni
PAGINE: 222

TRAMA:
A tredici anni, Alessio non sopporta nessuno. Né i suoi compagni, sempre pronti a sparlargli alle spalle, né suo padre, da cui si è allontanato dopo la morte della moglie. Ma soprattutto odia se stesso.
Colpa del suo tallone d’Achille, una malformazione fisica che lo costringe a camminare zoppicando, attirando risatine e commenti, che alimentano la rabbia che si porta dentro.
Un giorno, la fiamma dell’ira esplode, costringendo il padre a inviarlo a un campo estivo, sperando di favorire così la sua socialità.

RECENSIONE

Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei…

Così Omero apre il proemio dell’Iliade, una delle opere (se non l’opera) su cui si basa l’intera cultura europea. In questi due versi e mezzo che ho riportato si parla di ira, l’ira dell’eroe a cui non viene riconosciuto il valore in battaglia. E di ira sempre si parla anche in questo breve romanzo per ragazzi di Alessandro Ricci. Non seguiremo tuttavia le vicende di un Achille ragazzo, bensì di Alessio, un ragazzino delle medie che sta vivendo una delle fasi più complesse della vita umana: l’adolescenza.

L’adolescenza del protagonista, in particolare, è resa ancor più difficile da due faccende che tormentano la sua vita: la prima è la morte prematura della madre, che lascia soli il marito e il figlio, entrambi non pronti all’evento; la seconda è la malattia che Alessio porta con sé fin dalla nascita, una malattia che ha colpito il suo tallone, ovvero un’escrescenza ossea di troppo che si manifesta nell’andatura claudicante del protagonista – tallone che qui è punto debole poiché facile oggetto di scherno da parte dei compagni di scuola, e per via del dolore che accompagna ogni movimento più azzardato.
Alessio è quindi costantemente irato, irato dai compagni che lo deridono per il suo zoppicare, irato perché il padre non gli presta attenzione e irato, in genere, contro un mondo adulto che sembra ignorare in toto le sue richieste di aiuto, preferendo invece etichettarlo solo come un ragazzo difficile, talvolta con tendenze aggressive, un ragazzo da “raddrizzare” e sistemare piuttosto che da ascoltare e comprendere. 
Ed è l’ennesima situazione problematica in cui incappa il ragazzo a portare il padre di quest’ultimo a decidere di mandarlo in un camping estivo, un luogo che insegni al figlio la disciplina e il rispetto per gli altri. É qui, in questo “camp-rigione”, che il ragazzo però riscoprirà il valore dell’amicizia, dell’entrare in una relazione sana con gli altri, anche più grandi, e il significato di appartenere a qualcosa, riuscendo per la prima volta dopo molto tempo a non sentirsi più solo e magari nel frattempo a divenire un piccolo eroe.

Tra i diversi richiami all’Iliade il tallone non è certo l’unico; tornano gli Achei, qui divenuti acronimo del nome del gruppo di amici che Alessio conoscerà al campeggio – una sintesi di quattro parole con cui i bimbi del gruppo dei koala del Campeggio Sorriso si identificano: il gruppo degli Arditi Koala Estremamente Invincibili (aka A.K.E.I.). A tornare è poi anche la hippos, il cavallo di Troia, quello che si crede essere uno dei più influenti errori di traduzione della letteratura: la NAVE donata ai Troiani dagli Achei, che avrebbe permesso loro di superare le alte mura dell’inespugnabile città e che nel libro riveste il medesimo ruolo.
In linea generale siamo davanti a un libro che, per quanto semplice, è intelligente e gioca moltissimo con i riferimenti alle opere da cui si ispira (tra cui Iliade e I Goonies). E lo fa con un linguaggio generalmente semplice e con una narrazione sempre attiva, simpatica e frizzante, proprio come i membri della sconclusionata “gang” degli AKEI. 
Il messaggio riesce ad arrivare proprio come vuole e deve.

Inoltre i disegni di Stefania Franchi, che già ha collaborato con l’autore nel suo precedente libro Il fabbricante di suoni (QUI la recensione), accompagnano ogni capitolo in modo spontaneo e colorato, riuscendo sempre ad appagare l’occhio. 

A fronte di una storia chiara, divertente e anche ben scritta, è però giusto soffermarsi un momento su alcune perplessità che mi sono sorte durante la lettura.
La più grande è che non ho ben capito a chi questo libro sia rivolto.
Per i colori dei disegni e la semplicità delle scene mi è sembrato un libro per bambini, il periodo adatto è forse dalla seconda/terza elementare. Ciò nonostante alcune tematiche trattate sono più adeguate per ragazzini delle medie al primo/secondo anno. Questo secondo target però potrebbe essere allontanato dai disegni così fiabeggianti e colorati, poiché i ragazzi alle medie si sento già adulti fatti e finiti e cercano in tutti i modi di distanziarsi il più possibile dalla loro vita infantile di qualche anno prima.
Un altro aspetto che mi ha fatto storcere il naso è la scelta di alcune forme lessicali abbastanza ricercate e di costruzione di frasi non troppo semplici: la didattica terminologica è ben accetta ed è un importante compito che deve svolgere un romanzo per ragazzi, non mi si fraintenda; tuttavia un testo visto come troppo difficile potrebbe incentivare l’abbandono dalla lettura.
So bene che rivolgersi a dei ragazzini di scuole elementari e medie non è cosa facile, l’unicità dei singoli emerge più che mai in queste fasce d’età, soprattutto in termini di scelte di intrattenimento: non tutti leggono perché vogliono e anche chi ama leggere ha diversi livelli, da chi legge solo storie semplici a chi invece divora mattoni che neanch’io adesso oserei approcciare.

In ogni caso è un bel libro, a mio avviso perfetto per i ragazzi della quinta elementare e della prima media. Un ottimo regalo per i ragazzini che amano leggere. 
Ricci è promosso nuovamente; ora aspettiamo un bel libricino sui racconti di Benjamin Stroke.

Cosa ne pensate? Avete già letto qualcosa di questo autore? 

EMME


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