RECENSIONE: Il Diario, un destino già scritto di Gabriele Missaglia

Mi aspettavo qualcosa di diverso.

TITOLO: Il Diario, un destino già scritto 
AUTORE: Gabriele Missaglia
EDITORE: self
PAGINE: 180

TRAMA:
Che cosa fareste se vi fosse data la possibilità di conoscere il vostro futuro?
È quello che succede al protagonista di questo libro, Andrew, un broker londinese, che ha fatto carriera tanto da diventare direttore della filiale della società per cui lavora.
Un giorno, dopo essere ritornato nella casa di famiglia per passare il resto della vita con la sua bellissima moglie Phoebe, trova un diario.
Nel piccolo, e apparentemente innocuo, libro sono narrati tre episodi della sua vita. Di cosa parlano? Chi l’ha scritto? Qual è la ragione del ritrovamento?
Il desiderio di svelare la risposta a queste domande, che perseguiteranno il protagonista per tutto il corso dalla storia, cambierà in modo irreversibile la vita di Andrew, il tenue equilibrio familiare con Phoebe e il loro rapporto con Finn, un vecchio amico di famiglia che cerca di sfondare come autore teatrale.
Il ruolo che questi due personaggi avranno sulla storia arricchisce un intreccio ben ordito, fluido e dall’esito imprevedibile: uno dei rari casi in cui si può affermare che la fantasia ha superato, di molto, la realtà.

RECENSIONE

Idea molto valida, la cui realizzazione non si è dimostrata altrettanto soddisfacente.

Premessa: mi aspettavo un prodotto completamente diverso, a partire dallo stile. Prima di iniziare questo romanzo, avevo infatti già letto diversi racconti scritti da Gabriele Missaglia per un contest letterario (al quale ho partecipato come membro della giuria) e da questi avevo associato all’autore uno stile molto più giovane, più fresco, a tratti scherzoso… dalla forma non perfetta ma leggero e coinvolgente. Anche la personalità dell’autore stesso mi era parsa coerente con questa linea, visto che nelle nostre conversazioni online e al telefono mi è sempre sembrato un ragazzo esuberante e frizzante. Credevo che avrei ritrovato la stesso carattere nel suo testo.

Contrariamente alle mie aspettative, questo libro non è così: ne Il Diario Gabriele cerca di elevare in qualche modo il suo stile, arricchendo e complicando strutture e frasi… con un risultato non proprio ottimo, nel senso che spesso il tono utilizzato diventa scolastico, quasi piatto. Questo vale prevalentemente per le descrizioni (come quelle degli ambienti all’inizio dell’opera), che risultano essere prolisse e sostanzialmente inutili.
I dialoghi non sono estremamente brillanti nell’insieme.
Le parti senza ombra di dubbio più interessanti sono i momenti di riflessione dei vari personaggi, ovvero quegli istanti in cui Andrew, Phoebe o Finn si ritrovano soli… a pensare. Qui ho individuato alcuni messaggi importanti, alcuni spunti di riflessione rivolti anche ai lettori, dei vaneggiamenti filosofeggianti più azzeccati e adatti alla storia e alle caratteristiche dei singoli individui. Riprenderò questo punto più avanti nella recensione.

Per quanto riguarda proprio i personaggi, ho trovato ben definiti Phoebe e Finn, mentre Andrew mi è parso più confuso e non sono riuscita a definirne il profilo con chiarezza. Se il libro avesse avuto qualche pagina in più, sarebbe forse stato più facile comprendere Andrew e seguire la sua evoluzione psicologica, la quale avrebbe potuto progredire con maggiore lentezza, così da darci la possibilità di assaporare ogni suo risvolto. A causa della brevità del libro, infatti, noi conosciamo le qualità e i difetti del protagonista solo perché il narratore ce li riporta a parole… non abbiamo mai la possibilità di vedere il personaggio e di farci una nostra idea su di lui. Andrew ci viene descritto, ma non possiamo davvero sentirlo.

Ho capito le ragioni per cui Missaglia ha inserito personaggi come Mary e Lizbeth (quest’ultima in particolare rappresenta una sorta di erede di Andrew e ci lascia presagire quasi un circolo vizioso…), però, anche in questo caso, avrei voluto un maggiore approfondimento. 

L’idea di base del romanzo – la presenza di un diario che preannuncia a un individuo il suo futuro e la sua morte – è molto interessante, così come interessante è osservare le reazioni delle persone a questa scoperta.
Il segreto dietro al diario è l’elemento che ho apprezzato di più: non mi aspettavo una tale crudeltà…
Mi è piaciuta anche la conclusione del triangolo amoroso, in particolare le azioni di Finn e il suo modo di rapportarsi con quanto successo. Posso sbilanciarmi: ammetto che lui è il mio personaggio preferito della vicenda.

Tra i temi che l’autore ci invita ad analizzare nel corso della lettura troviamo interrogativi sull’autodeterminazione, la morte, il futuro, dubbi sul destino, paura dell’inconscio e dell’ignoto.
I momenti più coinvolgenti sono quelli in cui i personaggi si perdono nei propri pensieri, momenti nei quali diventa più facile vagare nei meandri sperduti dell’animo umano… quei momenti in cui i personaggi stessi sono poco coscienti di sé e del proprio corpo e si lasciano trasportare da sogni e paure. 

Conclusione? Un romanzo (non proprio thriller) che mi aspettavo diverso.

Cosa ne pensate? Vi piacerebbe leggerlo?

ALEX

autori emergenti, recensione, thriller

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