RECENSIONE: Frank-Ly in love di David Yoon

TITOLO: Frank-Ly in love
AUTORE: David Yoon
PAGINE: 322
EDITORE: Sperling e Kupfer

TRAMA: Frank Ly ha due vite: una da tipico ragazzo americano, con la scuola, gli esami di ammissione al college, gli amici, i videogame; l’altra, da figlio di immigrati coreani, che vivono in una sorta di bolla perché determinati a mantenere vive le tradizioni del loro Paese d’origine. In particolare, c’è un punto sul quale la madre e il padre sono irremovibili: Frank deve uscire solo ed esclusivamente con ragazze coreane. Tuttavia, nonostante le aspettative della famiglia, lui si è innamorato perdutamente di Brit: bella, intelligente e soprattutto non coreana. Quando si rende conto che l’amica Joy è nella sua stessa situazione, i due stringono un patto: fingeranno di essere fidanzati per poter stare con la persona che desiderano. In teoria, il piano è perfetto, ma, con il passare del tempo, l’amore sconvolgerà tutti i programmi e Frank si renderà conto che forse non è Brit la ragazza che vuole davvero…

RECENSIONE

Frank-Ly in love è un romanzo che ho trovato a caso nella libreria di un centro commerciale mentre facevo shopping con alcune amiche. Non ero entrata nella libreria con l’intenzione di cercare un nuovo libro da leggere, eppure mentre stavo sbirciando tra uno scaffale e l’altro, ecco che all’improvviso mi è capitato tra le mani il romanzo di David Yoon. La copertina del libro e il titolo mi hanno attratta subito, così ho iniziato a leggere le prime pagine e nell’arco di 10 secondi ho deciso che l’avrei comprato… non so per voi, ma per me l’incipit di un libro è sempre molto importante, mi piace quando già soltanto le prime parole fanno scattare le scintille; e così è stato con Frank-Ly in love.

Il principale punto forte del romanzo è sicuramente la personalità del protagonista. Frank Li è un ragazzo coreano-americano di 18 anni che si appresta ad affrontare l’ultimo anno di high school, appesantito da tutte le ansie che quest’ultimo porta con sé. Frank è un nerd appassionato di videogiochi, nonché uno studente modello, tant’è vero che frequenta tutti i corsi più avanzati della sua scuola. In più non ha mai avuto una ragazza, non ha nemmeno mai baciato una ragazza. Insomma, Frank fin da subito presenta se stesso come il tipico “sfigato” che sa di non essere popolare: ne è pienamente consapevole e non gli dà nemmeno fastidio ammetterlo. In questo devo dire che Frank mi ha ricordato molto Cameron Wolfe, il protagonista di A quindici anni sei troppo vecchio di Markus Zusak (QUI la mia recensione).

La vita di Frank subisce una svolta quando si innamora di Brit Means, ragazza bianca (o euro-americana, come lei se stessa preferisce definirsi) che frequenta il suo corso di Analisi avanzata. Frank, però, non sa cosa fare con Brit, dato che i suoi genitori coreani vogliono che il figlio esca esclusivamente con ragazze coreane, in particolare vorrebbero costringerlo ad uscire con Joy, figlia di alcuni loro amici coreani. Joy è però già segretamente impegnata con un ragazzo cinese di nome Wu (tra cinesi e coreani solitamente non corre buon sangue). Così Joy e Frank decidono di far credere ai loro genitori che stanno insieme, in modo tale da poter in realtà uscire con i loro rispettivi partner. Non ci vuole un genio per capire che alla fine Frank e Joy si innamoreranno davvero. La trama del romanzo è, appunto, abbastanza scontata; nonostante ciò prende molto, infatti mentre leggevo non vedevo l’ora di arrivare al momento in cui Joy e Frank si sarebbero resi conto dei loro sentimenti reciproci.
Mi è piaciuto molto come David Yoon ha sviluppato il rapporto tra i due protagonisti, infatti il loro non è un amore che compare all’improvviso, bensì è un sentimento che prende forma e matura pian piano. Frank e Joy sono amici e confidenti, prima ancora di essere fidanzati: qualsiasi cosa possano raccontarsi, sanno che saranno sempre in grado di comprendersi e di aiutarsi a vicenda, per il semplice fatto che si trovano sulla stessa barca, infatti entrambi sanno cosa vuol dire avere due genitori ossessionati dal bisogno di controllare la vita e il futuro dei figli.

I genitori di Frank sono estremamente razzisti, non accettano che il figlio frequenti una ragazza bianca e Frank non rivela questo problema a Brit, preferendo dunque tenere segreta la ragazza ai genitori. Frank non è sincero con Brit, non si apre mai pienamente con lei, quasi involontariamente mantiene sempre una certa distanza, è come se ci fosse una sorta di barriera invisibile che impedisce al ragazzo di dire “ti amo” a Brit e di sentire realmente l’effetto che queste parole dovrebbero suscitare in lui. Con Joy, invece, Frank non ha bisogno di nascondere una parte di sé, anzi può essere completamente e liberamente se stesso, ed è proprio nel momento in cui comprende questa differenza che si rende conto dei suoi sentimenti per Joy.

Per quanto questo romanzo possa essere piuttosto semplice e scontato a livello di trama, è importante sottolineare che l’autore ha voluto trattare un tema fondamentale, soprattutto ai giorni nostri, ovvero quello dell’identità. Frank Li fin dall’inizio del libro ammette di non essere mai riuscito a definirsi con un’etichetta ben precisa. Anzi, un’etichetta ci sarebbe – ovvero quella di coreano-americano – il problema, però, è che si tratta di un’etichetta che gli è stata appiccicata addosso dagli altri e che, per giunta, non risulta essere nemmeno ben definita. Frank odia profondamente quel maledetto trattino che alla gente piace mettere tra le parole coreano e americano. Non capisce il significato di quel trattino e non capisce cosa quel trattino dovrebbe significare per lui. Frank non vuole ripudiare completamente la cultura dei suoi genitori, ma al tempo stesso non sopporta il loro comportamento profondamente razzista nei confronti di chiunque non sia coreano. Per tutto il romanzo il ragazzo si interroga sulla sua identità, si sente troppo americano per definirsi coreano e troppo coreano per definirsi americano. Vive in uno stato di costante incertezza, vive in un Limbo, per citare il nome che lui e gli altri figli degli amici coreani dei suoi genitori si sono dati per definire la loro difficile situazione.

Il romanzo di David Yoon mi è piaciuto sicuramente molto, credo che sia importante leggerlo proprio per i temi di importanza sociale che l’autore tratta. Per concludere vorrei però sottolineare due cosucce che non mi hanno convinta pienamente: la prima è il modo in cui l’autore ha scelto di chiudere la relazione tra Frank e Brit, penso che ci sia stato un taglio troppo netto; il secondo aspetto che non mi ha soddisfatta a pieno è il finale, l’ho trovato troppo sbrigativo, io l’avrei allungato e curato di più.

Ultimissima considerazione e poi giuro che ho finito: se ne avete la possibilità, leggetelo in inglese. Secondo me la traduzione non ha reso al massimo delle sue potenzialità la penna di David Yoon.

Cosa ne pensate? Vi ispira questo libro?

Marta


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amore, razzismo, recensione

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