RECENSIONE: Dove sento il cuore di Mattia Cattaneo

TITOLO: Dove sento il cuore 
AUTORE: Mattia Cattaneo
PAGINE: 132
EDITORE: self publishing

TRAMA

Eva trova in soffitta un quaderno e da qui, attraverso i ricordi, comincia a raccontare di quando all’età di cinque anni, imperversando la guerra (siamo tra il ’43 e il ’44), viveva da orfana sotto la custodia di padre Gustavo. Il racconto comincia con l’incontro di Bruno, un partigiano che la trova in lacrime nel bosco e la porta con sé al rifugio dove si nasconde. La bambina gli si affeziona subito e, pur tornando in custodia dal parroco, avrà sempre il desiderio di rivedere l’uomo.
Vittoria, una giovane donna che gestisce il panificio del paesino dell’Alto Lario (dove si svolge la storia), rimasta sola al mondo dopo la morte dei genitori, soffre per avere perso la bambina avuta da Bruno.  L’amore tra Bruno e Vittoria è stato contrastato fin da subito dai genitori di Vittoria che per la figlia speravano nell’unione con uomo potente come un gerarca tedesco, e non con uno scapestrato come Bruno.
Le vicende si alternano tra agguati organizzati dai partigiani e rastrellamenti condotti dai tedeschi. Intanto il dottore Croci e il prete sembrano nascondere un segreto.
La piccola Eva, che sfugge spesso alla custodia del prete, ha modo di frequentare Vittoria e si affeziona anche a lei. Nel frattempo della donna si innamora sinceramente un comandante tedesco che, nonostante l’ammonimento da parte del proprio generale, porta Vittoria a un loro ballo. In quella occasione Bruno e altri due partigiani hanno il compito di sabotare le vetture dei tedeschi, ma da dietro una vetrata proprio Bruno vedrà Vittoria abbracciata al tedesco e abbandonerà l’impresa che avrà esito funesto per i suoi due amici. Bruno non sapeva che la sua amata fosse ancora in paese. Nascosto in montagna da anni, non era riuscito a saperne più nulla. Ne rimarrà profondamente addolorato. Non conosce il vero motivo per cui Vittoria ha ceduto al tedesco…

COMMENTO

Le storie che riportano a un passato tanto doloroso sono sempre interessanti. Un vissuto che ha segnato tante vite non dovrebbe mai essere dimenticato, solo che scrivere di questo argomento è un’impresa davvero ardua. La trama, sebbene non sorprendente, ha senza dubbio un buon intreccio, e non manca il personaggio di tragica bellezza (che ho individuato nel comandante tedesco), ma la stesura, purtroppo, risente di una mano senza guida (mi riferisco alla figura di un editor): l’autore infatti, nonostante la buona volontà, non riesce a gestire correttamente il punto di vista, che a volte è una prima persona (Eva) altre una terza onnisciente; a questo segue l’uso di aggettivi impropri, espressioni incongruenti in rapporto all’azione, l’uso di luoghi comuni e sovente la discordanza tra i tempi verbali. Non ultimo risulta palese fin dalle prime pagine quale sarà il finale della storia (quindi c’è anche un problema strutturale). Mi dispiace molto perché se, nonostante tanti problemi, la storia è emersa ugualmente, vuol dire che con un supporto professionale il libro avrebbe avuto sicuramente un’ottima chance.

Cosa ne pensate? Lasciatemi il vostro parere nei commenti.

Adelaide J. Pellitteri

autori emergenti, recensione, romanzo storico, storia

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