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RECENSIONE: Come si scrive ti amo di David Levithan e Rachel Cohn

TITOLO: Come si scrive ti amo
AUTORI: David Levithan e Rachel Cohn
EDITORE: Mondadori

TRAMA:
“Qui dentro troverai alcuni indizi. Se ti interessano gira pagina. Se no ti prego di rimettere il taccuino sullo scaffale”. Dash è un ragazzo scontroso e solitario che alla compagnia delle persone preferisce quella dei libri. Tra gli scaffali della sua libreria preferita trova una moleskine rossa, lasciata da una misteriosa ragazza che gli lancia una sfida. Lily si prepara ad affrontare il Natale più triste della sua vita. Per distrarsi un pò scrive alcuni indizi sulla sua agendina rossa e la lascia tra gli scaffali di una libreria, sperando che a trovarla sia il ragazzo giusto.

RECENSIONE

Come si scrive ti amo è il secondo libro scritto a quattro mani da David Levithan e Rachel Cohn. Trovo particolarmente significativo il titolo in inglese, Dash and Lily’s Book of Dares (Il libro delle sfide di Dash e Lily) , perchè l’intera storia è incentrata sulle innumerevoli sfide che i due protagonisti si lanciano a vicenda. Il tutto ha inizio il giorno 21 dicembre quando Dash, ragazzo amante dei libri e ossessionato dall’etimologia delle parole, trova per caso in uno scaffale dell’immensa biblioteca newyorkese della Strand una Moleskine rossa, all’interno della quale sono contenute le parole di una ragazza, Lily, che gli propone di lanciarsi a vicenda una serie di prove per capire se sono fatti per stare insieme. E così ha inizio una sorta di “partita” durante la quale Lily e Dash si ritrovano a vagare per le strade e i locali di Manhattan nei giorni precedenti al Natale per portare a termine le più svariate prove.

È stato molto intrigante per me seguire i percorsi compiuti dai due protagonisti: ad ogni nuova sfida mi domandavo come Dash o Lily l’avrebbero risolta, in quale luogo si sarebbero dovuti recare, a quale pazzia sarebbero andati incontro.
 
Ho trovato stupendo il rapporto che si va a creare tra i due ragazzi: all’inizio non danno particolarmente peso alla Moleskine, ma con il passare del tempo il loro legame diventa sempre più reale, sempre più concreto, iniziano ad essere realmente interessati l’uno all’altra. Sono stata colpita da come Dash e Lily riescono a comunicarsi a vicenda le proprie emozioni e i propri pensieri, mettendo per iscritto sulla Moleskine i sentimenti racchiusi nei loro cuori e i pensieri conservati nella loro mente. È bellissimo come riescono a imparare a conoscersi e ad amarsi pian piano senza essersi mai incontrati, ad aprirsi completamente l’uno all’altra senza temere di far fluire sulla carta ciò che pensano e provano. Con il passare dei giorni Lily e Dash sentono sempre di più il desiderio di guardarsi in faccia, ma al tempo stesso temono il momento in cui si incontreranno per la prima volta, poiché hanno paura di trovarsi davanti una persona completamente diversa da quella che si erano immaginati, temono che la realtà possa essere insoddisfacente. Dash inizia a domandarsi se sia innamorato realmente di Lily oppure solo dell’idea di Lily e nello stesso modo Lily teme che Dash non sia il ragazzo che cercava. 
 
A mio parere i protagonisti di questo libro sono perfetti. Lily e Dash da una parte sono simili, perché entrambi generalmente preferiscono stare da soli piuttosto che circondarsi di gente e a volte hanno la sensazione di non appartenere allo stesso mondo dei loro coetanei; dall’altra parte non avrebbero potuto essere più diversi.
Dash odia il Natale e i suoi genitori, preferisce vivere da solo piuttosto che essere costretto a passare del tempo con la madre o con il padre ormai divorziati da anni. Poi, nonostante non sia particolarmente socievole, ha comunque un piccolo gruppo di amici e addirittura una ex fidanzata.
 
“Potresti essere a pochi passi da me, la persona che balla con Clare, o quella che sta scattando una foto alla renna Rudolph prima che spicchi il volo. Forse in metropolitana eravamo vicini, o ci siamo sfiorati al tornello dell’uscita. Ma, che tu ci sia o non ci sia, ci sei; perchè queste parole sono per te, e non esisterebbero se tu non fossi qui, in qualche maniera. Questo taccuino è uno strano strumento- il musicista ignora la musica finchè non comincia a suonare.”
 
Lily, invece, adora il periodo natalizio, è felice della sua famiglia e ha l’impressione di essere completamente un pesce fuor d’acqua tra gli altri adolescenti, non ha amici, ha paura di non piacere agli altri e raramente corre il rischio di fare qualcosa di nuovo. Proprio per quest’ultimo motivo la Moleskine intriga particolarmente la ragazza: Lily per la prima volta in vita sua ha la possibilità di uscire dagli schemi della quotidianità e di sentirsi più libera. 
 
“Mi è piaciuto quello che hai detto, mio amico senza nome. Lo siamo? Amici? Me lo auguro. Solo per un amico potrei pensare di uscire alle due del mattino la notte di Natale, o in qualsiasi altra notte. Non che abbia paura del buio… è che non esco tanto. Nel senso in cui lo intendono gli adolescenti. Okay?”
 
Ho apprezzato moltissimo entrambi i protagonisti, le loro parole mi hanno colpita, le loro personalità mi hanno affascinata.  David Levithan e Rachel Cohn hanno creato due figure vive, spiritose e profonde al tempo stesso, sembra di avere davanti due persone vere. Essendo io un’adolescente mi sono molte volte sentita vicina ai due, e in alcune circostante mi sono anche rivista in loro.
 
Mi sono piaciuti anche gli altri personaggi presenti nel libro: Boomer e Sofia, rispettivamente il migliore amico costantemente perso tra le nuvole e l’ex ragazza spagnola di Dash; Langston, il fratello maggiore di Lily coinvolto in una perenne relazione “tira e molla” con il suo ragazzo; la prozia Ida, sempre pronta ad aiutare la sua nipotina preferita.
 
Come si scrive ti amo è riuscito a soddisfarmi completamente e in alcuni casi addirittura a sorprendermi in positivo; ho amato la storia, ho adorato i personaggi e le loro parole. Lo consiglio vivamente a tutti… vi assicuro che non ne rimarrete delusi 🙂

Cosa ne pensate? Potrebbe essere un buon regalo di Natale?

MARTA

adolescenti, amore, Mondadori, Natale, recensione

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