LIBRO VS FILM: Le assaggiatrici

Il romanzo di Rosella Postorino è ispirato a una storia vera, quella di Margot Wolk, che nel 2014 decise di raccontare il suo passato: da giovane era stata una delle assaggiatrici di Hitler, donne tedesche costrette a provare il cibo del Führer per verificare che non fosse avvelenato. Nessuno ne aveva parlato prima. Lei era l’unica assaggiatrice ancora in vita, non diede molti dettagli sull’esperienza e morì poco dopo. Postorino avrebbe voluto intervistarla e usare la sua esperienza concreta per il romanzo, ma non fece in tempo, dunque il libro è – sebbene probabilmente realistico – in gran parte frutto della fantasia dell’autrice.
Il film, diretto da Silvio Soldini, è a sua volta ispirato al romanzo, ma con alcune variazioni.

In breve, quale delle due versioni ho preferito? Con certezza posso dire: il film. L’ho trovato emotivamente più coinvolgente e narrativamente più completo, sebbene manchino alcune scene presenti nel libro.
Nel romanzo ci sono alcuni passaggi molto significativi, da immagini poetiche a riflessioni su politica, democrazia, libertà. Nell’insieme però Rosa – la protagonista – mi ha trasmesso fin troppa freddezza; ho faticato a farmi avvolgere dalla sua voce, pur essendo la storia narrata in prima persona. Il film invece riesce a trasmettere – anche attraverso un uso sapiente delle inquadrature, dei silenzi, delle voci – il senso di oppressione di Rosa alternato ad alcuni brevi sprazzi di vita normale nel dramma, di attimi con quelle che diventano quasi amiche, con cui si condividono esperienze, segreti, speranze. 

Per quanto riguarda gli eventi narrati, da una parte il film in un paio di casi sembra glissare sugli avvenimenti e procedere troppo rapidamente (alcune sottotrame sono infatti state eliminate, vedi la relazione tra Leni ed Ernst e l’esistenza stessa della baronessa Maria); dall’altra alcune modifiche fatte nella pellicola sono molto efficaci.
Il percorso del tenente Ziegler – con cui Rosa coltiva una relazione tanto di conforto quanto ambigua – è molto più significativo nel film, perché qui la sua ultima scena mostra un cerchio che si chiude e racconta una non evoluzione rilevante: alla repulsione provocata da azioni estreme (nel suo caso: aver preso parte allo sterminio di ebrei), che in lui provocano incubi e orrore, non consegue necessariamente un vero pentimento e la volontà di redimersi. Nonostante gli incubi, alla fine Ziegler nel film – SPOILER – rimane lo stesso, e con il falso pretesto del “eseguire gli ordine” commette ancora lo stesso peccato. Nel libro questo invece viene lasciato molto più ambiguo, e onestamente non ho apprezzato. La scena sul finale del film è molto potente.

L’altra scelta che ho apprezzato nel film è l’eliminazione “fisica” del personaggio di Gregor, il marito di Rosa… che è solo un nome su un pezzo di carta, la firma in fondo alle lettere che le arrivano dal fronte, una foto sul comodino, un fantasma che viene dichiarato disperso e probabilmente morto in Russia. La sua assenza materiale rende molto concreto il senso di solitudine che prova Rosa, il suo domandarsi quasi se Gregor sia mai davvero esistito, vista la brevità del loro matrimonio e tutte le negazioni che la guerra ha portato alla loro piccola famiglia: niente figli, niente futuro. Il fatto che nelle ultime pagine del libro l’autrice abbia invece scelto di far ricomparire Gregor dopo la guerra e di farci incontrare lui e Rosa da vecchi… mi è sembrata un’aggiunta poco utile: non dà nulla di emotivo, non aggiunge spessore al personaggio, non mi ha lasciato il senso di chiusura forse sperato.

Tra i passaggi che ho preferito nel libro ci sono le righe dedicate alle riflessioni di Rosa sul suo corpo, sul suo deperimento o la sua rifioritura in relazione alla scomparsa di Gregor, al rapporto con Ziegler e alla fine di questo, al cibo potenzialmente avvelenato, alle deprivazioni, e sul suo bisogno di sentirsi ancora viva, nonostante tutto.
In particolare Rosa analizza molto la sua “tresca” con Ziegler, uomo che lei non capisce davvero, di cui sa poco o nulla, che a volte le fa quasi paura, ma che mai la obbliga: Rosa va da lui volontariamente, quasi rapita, trascinata da una forza difficile da comprendere, da un bisogno fisico che non è la fame o la povertà, ma che è altrettanto disperato. Ha bisogno del conforto di avere di nuovo la compagnia di un corpo caldo, dell’evasione dalla realtà. Al tempo stesso però si sente una traditrice nei confronti delle compagne, dei suoceri, di Gregor. Eppure prova gelosia, poi indifferenza, poi speranza, e colpa. 
Per le ragioni citate poco fa, ho preferito lo Ziegler del film, ma le sfaccettature del rapporto con Rosa si percepiscono meglio nel libro.

In conclusione? Una storia ricca di temi e spunti di riflessione, di cui ho preferito per alcuni dettagli la resa cinematografica, ma di cui consiglio assolutamente anche la lettura.

Alex

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