IN MILLE PAROLE: Mi chiamo Garion e sono uno stregone – premiazione

Buongiorno a tutti e a tutte!
Il 10 ottobre è ripartito il nostro concorso per racconti brevi, In mille parole, con alcune modifiche: in questa edizione infatti gli autori hanno avuto un mese intero per scrivere i loro racconti e la giuria stessa ha subito qualche cambiamento, con l’aggiunta di una giudice “extra”… che questo mese è stata Fabiana del blog Lib(e)ra_mente.

Come sempre, qui sotto trovate la classifica dei tre racconti che hanno ottenuto il punteggio più alto (voti della giuria + sondaggio popolare), nonché il racconto integrale del vincitore. Novità di quest’anno: ogni blog pubblica anche il proprio racconto preferito… quindi qui sotto, oltre al racconto del vincitore, potrete leggere anche quello che io – Alex – ho preferito tra tutti i partecipanti.


CLASSIFICA 

1. In me mago agere di Alessandro Ricci
2. Fantasy na cippa di Antonio Di Cesare
3. Colloquio di Dario Di Gesù

Racconto preferito dalla sottoscritta: Per me, cuocio me di Aedeone


«Mi chiamo Garion e sono uno stregone.»

Ridono tutti quando lo dico e fanno bene, non dovrei dirlo a nessuno, è una cosa folle da credere, eppure è vera. Mi prendono in giro perché pensano che mi stia inventando tutto e perché non ho proprio l’aspetto di un maestro delle arti arcane. Avete presente, no? Cappello a cono e barba lunga. Il cappello non mi va proprio di indossarlo, è una cosa passata di moda e anche un po’ ridicola, la barba invece mi sembra importante, non mi viene in mente nemmeno uno stregone che ne sia sprovvisto. Ci ho provato a farla crescere, ma a quanto pare nessun incantesimo è cosi potente da far crescere anche il minimo peletto sulla faccia di un undicenne.

Garion non è il mio nome, quello vero lo devo nascondere per evitare di essere attaccato, è per questo che gli altri non dovrebbero saperlo. Ma a volte è così difficile mantenere il segreto. Sarebbe più facile che conoscessero il mio segreto piuttosto che credere che sia uno strambo. Ma sopporto tutto con pazienza, anche questo fa parte del mio addestramento, se sapessero che li tengo al sicuro dai cattivi mi tratterebbero come un eroe. Non è facile essere uno stregone.

Non voglio sembrare ingrato, sono contento di essere stato scelto, ma non è facile. Prima ci sono stati gli attacchi, improvvisi e potenti. Incantesimi malvagi che non conoscevo, ma di cui ho sperimentato gli effetti. Arrivano con una sensazione di estraneità, come se la realtà fosse da un’altra parte, poi mi si bloccano le gambe e le braccia iniziano a muoversi da sole, non riesco a parlare, la vista sparisce e perdo i sensi, tremando come una foglia. Che sensazione terribile! All’inizio mi spaventava da morire, un paio di volte credo di essermela fatta sotto. Non capivo perché proprio a me, poi ho trovato il talismano e tutto mi è stato chiaro. Sono il prescelto e i cattivi vogliono impedirmi di completare l’addestramento.

Ho trovato l’amuleto due mesi dopo che erano iniziati gli attacchi. Mamma era preoccupata, tutti mi guardavano con un misto di paura e compassione. Stavo piangendo come un poppante nel vicolo dietro casa, quando uno scintillio ha attirato la mia attenzione. Ho capito subito che si trattava di qualcosa di grosso: un manufatto d’oro, dalla forma ovale con impressa la figura di un uomo barbuto, avvolto in una tonaca che impugna un bastone, dalla cui testa prendono forma raggi di potere come una corona. Lo Stregone Supremo, senza dubbio. Una prova che quello fosse proprio un oggetto destinato a me era il fatto che fosse in mezzo alla spazzatura, come qualcosa senza importanza, chi altri, se non il predestinato, avrebbe potuto capire? Io lo so bene che le cose sono più magiche di come appaiono alle persone normali.

Così non ho pianto più, ho accettato la missione e il mio fardello. Gli attacchi sono continuati, e non smetteranno finché non riuscirò sconfiggere i maghi malvagi una volta per tutte. Ho due sospetti principali: il vicino e il maestro Franco. Mi sta guardando adesso, mi sembra di percepire i suoi pensieri malvagi. Se fossimo da soli lo smaschererei e lo costringerei a un duello magico, ma il codardo si nasconde dietro all’aspetto innocente di maestro di matematica. Prima o poi farà un passo falso e io sarò lì per approfittarne. Lui lo sa che potrei sconfiggerlo quando voglio, vedo la preoccupazione nei suoi occhi. Forse sarebbe il caso di attaccarlo ora, prima che sia lui a farlo. Faccio scivolare la mano in tasca a cercare i bordi lisci del talismano, sento il potere scorrermi nelle vene. La campanella suona salvandolo da una sonora lezione. Ma non finisce qua.

Sono sempre tra i primi a salire sull’autobus perché non ho nessuno con cui scambiare chiacchiere o carte dei Pokemon, ma non mi interessa ho ben altro di cui occuparmi. Mi siedo vicino al finestrino, il posto accanto a me rimane vuoto anche se ci sono molti ragazzi sul bus. È un sollievo, se subissi l’attacco non potrei garantire per la sicurezza del mio vicino.

Casa mia è l’ultima del paese, è piccola ma a me piace. Le chiavi sono sotto il vaso di gerani. Mamma continua a chiamarlo così anche se i gerani sono morti da anni ormai e adesso contiene solo erbacce. Il soggiorno è in disordine e puzza un po’ di muffa, ci sono confezioni di cibo e qualche lattina di birra. Da quando papà è scappato, mamma lavora molto e non sempre può pulire, neanche questo importa, un guerriero magico non guarda a queste cose.

C’è qualcosa da mangiare sul tavolo, ma lo ignoro. Vado in camera, alla piccola finestra vicino al letto sfatto. Eccolo lì, il mio acerrimo nemico. Sta innaffiando il giardino, ma è una scusa per controllarmi. Il suo sguardo severo fa trasparire un grande potere, mi intimorisce. Finalmente torna in casa, lo vedo attraverso le finestre al telefono del soggiorno, poi sparisce a escogitare chissà quali malvagità.

Posso rilassarmi e magari fare i compiti. Dopo essermi esercitato un po’ con gli incantesimi base. Prima il dovere.

Mentre provo a far lievitare l’astuccio, il rumore di un’auto spazza via la concentrazione. Corro alla finestra e riconosco l’auto. Dannazione, non mi lasciano mai in pace. L’uomo scende dalla macchina e si avvicina alla porta guardandosi intorno preoccupato, suona. Non rispondo.
Mamma mi ha detto che quando arriva l’assistente sociale e sono solo devo far finta di non essere in casa, altrimenti mi porta via. Le ho chiesto se è uno scagnozzo dei maghi cattivi, mi ha guardato strano.

Di nuovo rumori di auto, se ne va. Ma sento che non è finita, i battiti non scendono e la paura mi blocca le gambe, mi sembra di galleggiare in un sogno. Le braccia tremano, capisco che un nuovo attacco è in arrivo. Mamma mi ha insegnato la posizione in cui devo mettermi quando arrivano, per impedire che la lingua mi vada in gola e mi soffochi. Mi sdraio su un fianco, con il braccio ripiegato sotto la testa e mi preparo alla battaglia.

Mi chiamo Garion e sono uno stregone. Non mi arrenderò tanto facilmente.


BIOGRAFIA AUTORE

Mi chiamo Alessandro Ricci, sono nato il 15 Dicembre del 1981, sono un impiegato il giorno e un istruttore di fitness la sera. Ho iniziato ad amare la letteratura fantastica fin dalle elementari, grazie al maestro Marco che ci leggeva ogni giorno Roal Dahl in classe. La passione per la letteratura per ragazzi e la fantasia non mi ha mai abbandonato, tanto da spingermi in mondi immaginifici per inventare le mie storie. Nel 2019 è uscito il mio primo romanzo “Il Fabbricante di suoni” per Arpeggio Libero Editore, nel 2020 e nel 2021 lo hanno seguito “Il giovane Achille” e “Guida turistica per sognatori” entrambi editi da NPS Edizioni. Due miei racconti sono stati selezionati per le antologie dedicate agli animali fantastici del folklore italiano “Bestie d’Italia” 2 e 3, editi da NPS Edizioni.

Per chi volesse acquistare le ultime opere di Alessandro: trovate QUI Il giovane Achille e QUI Guida turistica per sognatori.


«Mi chiamo Garion e sono uno stregone strano.»

Nella stanza in cui mi trovo questa voce risuona imperiosa salendo ad eco dalla spettrale penombra. Solo la fioca luce d’un piccolo lume permette al buio di non impadronirsi delle mie paure più recondite.

«Sono uno stregone strano – continua la voce che proviene dalla mia destra – perché trasformo qualunque cibo in belga; sono vegetariano e questo tipo di insalata è la mia verdura preferita.»

Entrato da solo pochi minuti nella stanza mi sto abituando alla semioscurità e scorgo le sagome delle persone intorno a me. Sono entrato qui per presentarmi e farmi nuovi amici perché la vita mi sta sfuggendo di mano prendendo direzioni ansiose e pericolose. Non riesco ancora a parlare perché sovrasta i miei sensi, sensuale, una voce di fronte a me.

«Mi chiamo Polgara, ma per gli amici sono Pol, prima figlia di Pot il cuoco, rivoluzionario dittatore della cucina vegana e inventore dell’agar-agar. Faccio a gara con il mondo per il modo in cui viene trattata la cucina del mio caro papà. Per lui mi batto, m’imbatto in di lui delatori e lotto strenuamente.»

Capisco che sono finito in una stanza culinaria, non proprio la mia specialità, ma sono curioso di ascoltare ancora le strane storie dei presenti. Alla mia sinistra, nell’angolo più buio della stanza, si muove qualcosa di tenebroso e odo l’alzarsi della terza voce.

«Mi chiamo Torak e sono il Creatore, il potente creatore della crema chantilly e inarrestabile fautore del dolce dei dolci: la ciambella al limone con sorpresa di chantilly e fragole.»

Pfop!

Il rumore di un oggetto che cade dall’alto interrompe la presentazione di Torak il dolcificatore e introduce un nuovo personaggio:

«Mi chiamo Garath e sono il nono dei nani Nunu, popolo disceso dalla Gallia a conquistare la Gallura, luogo nel quale inventai il Globo di Aldur, un uovo cotto sodo all’aroma di toma.»

Uh. Ora ne ho la certezza: sono stato rinchiuso in una gabbia di matti, ma visto che tanto normale non sono neanche io, mi presento. Faccio un passo avanti per mostrare il mio aspetto poco gradevole dimostrando che non sempre ciò che palesiamo esteriormente rispecchia quanto gelosamente custodiamo all’interno, nel regno della nostra anima. Le mie lunghe gambe sottili culminano in un tronco tozzo da cui partono arti brevi al cui apice ci sono dei monconi, mani poco prensili, ma molto morbide; il mio viso occupa quasi tutta la figura: un naso a palla contornato da una folta barba bianca, gli occhi nascosti dentro un cappello da elfo. Praticamente mostro di me un mostro, ma ho l’anima candida e poetica.

Avanzo in mezzo alla stanza e dal brusio colgo lo spavento dei presenti, cosicché decido di non indugiare e raccontarmi:

«Mi chiamo Aedeone e sono un mago, vago per evasione tra gli alfabeti: tramuto lettere in parole e parole in versi, praticamente creo poesie. Son cuoco anch’io, ma zuzzerellone: semino sentimenti, soffriggo emozioni e verso diversi versi in padella per insaporire l’insipida anima. Sono un essere complesso, sempre in amplesso con me stesso.»

Poggio un leggio al centro della stanza, col lume illumino quel tanto che basta per declamare il mio miglior componimento culinario, la poesia agar agar:

Clima freddo

[kanten – gelificazione di anime]

L’orgoglio mio
emette un gorgoglio
se la mente che pensa
i miei pensieri addensa.

Come molecole che pian piano
raffreddano e si legano,
i pezzi del mio cuore
gelificano e s’addensano.

Sono insolubile a freddo,
ma se portato ad ebollizione
mi sciolgo
mescolando adeguatamente le emozioni.

Faccio a g a r a, g a r a
col mio riflesso,
per sciogliermi,
sciogliermi
senza interferire
con il gusto
giusto di me stesso.

Basiti i presenti, il silenzio si trasforma in gelo.
Il tempo si ferma.

**********

Toc toc.

S.: «Avanti!»

A.: «Buongiorno Dottor Freud, sono Andrea Garetto, un paziente poco paziente, pezzente incipiente da guarir dall’ansia del non essere.»

S.: «Buongiorno, si metta a suo agio e mi chiami Sigmund, la prego. S’esprima.»

A.: «Ecco… ehm… sono qui per sciogliere i nodi d’ambascia dal groviglio d’emozioni. Per non impazzire sto facendo impazzare le eccitazioni in me. Di queste ultime ne rappresento ognuna con un personaggio che vorrebbe emergere e cercare di convincermi che lui è me, ma ho talmente tanti me che non sono più in me.»

S.: «Un uomo non dovrebbe sforzarsi di eliminare i suoi complessi, ma di entrare in sintonia con loro

A.: «Appunto. Per entrare in sintonia con loro, li ho messi tutti dentro ad una stanza e gli ho chiesto di presentarsi vicendevolmente, di esternare ognuno le proprie fissazioni. Purtroppo, la stanza è sempre al buio, tutto in bianco e nero con i personaggi che pensano solo al cibo ed uno “spirito” spiritoso emerge sempre su tutti: Aedeone, il poeta che è in me. Malinconico, triste e incolore anch’egli»

S.: «Lei devi cercare di colorare la sua stanza in modo da far predominare i suoi bisogni e scacciare le paure. Qualche tempo fa era in cura da me un aspirante scrittore (del quale non posso rivelare il nome per deontologia professionale) che è riuscito a scacciare le sue ansie con la fantasia, creando una storia in cui colori e suoni si mescolano e in cui il cattivo, che rappresenta il suo super-io, cerca di rendere tutto grigio. Attraverso un complesso meccanismo sinestesico sono riuscito a guarirlo. Lei, mio caro e raro essere in pena per sé, deve fare lo stesso.»

A.: «I colori, molto bene: per apprendere positività, inizierò con l’appendere alla porta delle mie paure una coloratissima targa che recherà l’insegna dell’associazione che ho immaginato di creare per salvare il mondo: G.A.R.I.O.N. (Giovani Artisti Resilienti Impegnati Ogni Notte). Praticamente dei doppiolavoristi alla ricerca della salvezza dalla tristezza e della gioia dell’io con la tendenza nel non far senza della propria essenza»

S.: «Sebbene tortuoso e contorto mi sembra un ottimo inizio. Nell’impossibilità di poterci veder chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità. Per oggi la seduta termina qui. Ci rivedremo presto.»


Potete leggere tutti i racconti dei partecipanti QUI. Vi invito anche a visitare tutti i blog della giuria per scoprire il racconto preferito di ogni blogger (i post di premiazione vengono condivisi QUI).
Cosa ne pensate del racconto vincitore? E del racconto di Aedeone? Tra tutti i racconti in gara, qual è il vostro preferito? Alla prossima!

Alex

autori emergenti, fantasy, racconti, Racconti brevi

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