IN MILLE PAROLE #12: La chiocciola terrona di Adelaide J. Pellitteri

Buongiorno a tutti!
Per la dodicesima edizione del nostro concorso In mille parole abbiamo scelto un tema piuttosto particolare, per spingere gli autori partecipanti a mettere in gioco tutta la loro fantasia. Protagonista di ogni racconto doveva essere una chiocciolina, e devo ammettere che ne abbiamo viste proprio di tutti i colori: piccoli invertebrati che se ne vanno a spasso per i prati, chiocciolone quasi pronte per finire in pentola, chiocciole digitali un po’ stressate e perfino chiocciole di peluche. Insomma, complimenti a tutti gli autori per la creatività!

Come sempre, però, abbiamo stilato una classifica dei tre migliori racconti…

  1. La chiocciola terrona di Adelaide J. Pellitteri
  2. L’eccezione oppure La chioccola fuori orario di Alessandro Ricci
  3. Mi ancoro, dunque esisto di Antonio Di Cesare

Questi tre racconti sono molto molto ben riusciti, vi consiglio perciò di recuperarli tutti e tre QUI.
Di seguito trovate la versione integrale del racconto vincitore.

La chiocciola terrona
di Adelaide J. Pellitteri

Quando scaricarono la stiva e sentì quell’orribile accento trasalì.
Possibile fosse finita là? Possibile che la confusione degli ultimi tempi, e l’assunzione di gente inesperta – giacché tutti gli esperti erano a letto con il Covid – l’avesse destinata a quella misera pezzuola di terra a mollo?
Le vocali aperte, il volume della voce alta da offendere le orecchie, lo sbatacchiamento dei sacchi, gli ordini e i contrordini tipici dei luoghi mal gestiti, la gettarono nello sconforto più totale.
Era una escargot Helix Pomatia, quanto di meglio potesse esistere per il palato di un intenditore, mica una theba pisana, una di quelle chicciolacce campagnole che infestano la Sicilia!
Era destinata a una fine nobile, o meglio a una fine tra i nobili, e non certo in un’osteria di basso rango.
L’attendevano a Londra a Buckingham Palace, sarebbe stato il suo ultimo viaggio, il coronamento di una vita.
Per l’ora di cena avrebbe ricevuto i complimenti della Regina; avrebbe sparso il suo profumo dal piatto bordato d’oro, e assaporandola, la regina, avrebbe chiuso gli occhi.
Orsù come poteva rinunciare a tutto questo?
Di lei si sarebbe parlato perfino in Parlamento, ne era certa.
Elisabetta avrebbe decantato le sue doti al primo Ministro.
Sì, c’era proprio da mettersi a strillare, da piangere, da…
Si vedeva già fumante fra trippa e sarde a beccafico: «Dio che orrore. Che fine, che fine, avrebbe fatto ben presto.»
Non si sbagliava. Quando vuotarono il sacco, ruzzolò fuori ritrovandosi in mezzo alla più misera delle terre, in una trattoria tra il mare azzurro e la campagna secca, gialla come la paglia.
Che postaccio!
Un incauto aiuto cuoco, per altro, la fece scivolare sotto il marmo della cucina e per poco non finì sotto il tacco del padrone.
Era atterrita.
Si guardava ancora intorno quando si sentì avvicinare da qualcuno. Voltandosi si trovò accanto la più disperata escargot sicula, disperata quantomeno nell’aspetto, nel senso che non reggeva il paragone con il suo guscio striato e lucidato alla perfezione, per il resto infatti era contenta come una pasqua.
«Heilà, benvenuta a Scopello – le disse l’intrusa – ti va di fare una passeggiata?» Si era sforzata di parlare in italiano, perché aveva capito che quell’altra era forestiera, ma per l’accento sguaiato, ahimè, non c’era stato proprio rimedio.
La francese ancora atterrita, e ora anche sconcertata dalla sonorità di quella voce, non sapeva cosa rispondere. Quella lì doveva essere una manigolda per rivolgersi a lei con tanta confidenza, ma per non rischiare di finire sotto lo stivale di un altro tizio appena entrato rispose: «Sì – poi aggiunse –, ma non si accorgeranno che siamo fuggiti?»
«Ma chi vuoi che se ne accorga, qui non vede niente nessuno.»
“Tanto, ormai, – pensava la straniera, cos’altro ho da perdere? Sono destinata a una brutta fine, non posso farci niente”. E la seguì.
La chiocciola terrona si inerpicava come una capra sulle rocce aride e spinose, mentre lei tutta rattrappita dalla paura la seguiva senza alzare gli occhi.
A un certo punto la sicula, che aveva osservato di sottecchi la forestiera trascinarsi moggia-moggia e a testa bassa le disse: «Adesso tira fuori le corna più che puoi e goditi questo panorama.»
La bella francese, alzata la testa, rimase di stucco, tanto azzurro tutto insieme non lo aveva visto mai!
Non si capiva dove finiva il cielo né dove cominciasse il mare, e l’aria era leggera e tiepida e sembrava perfino che una lumaca, o escargot che fosse, ci potesse nuotare dentro – perché è dagli occhi che passano le emozioni –; e allora le sembrava di volare, volare, volare, e sarebbe potuta arrivare anche in Inghilterra, ma… arrestò di colpo la sua fantasia che il piatto con il bordo d’oro, se ne rese conto, non valeva nemmeno la metà di cotanta beatitudine.

Adelaide J. Pellitteri è autrice di una racconta di racconti dedicati alle donne: il libro si intitola Donne fino a epoca contraria e QUI potete leggere la nostra recensione completa.

“Donne fino a epoca contraria (titolo estremamente suggestivo) propone una trentina di racconti con unico filo conduttore… Le donne. Donne del passato, donne del presente e anche donne del futuro; famiglia, figli, lavoro; amore, violenza e morte. Questa raccolta non si fa intimorire dalla vastità e dalla complessità dell’argomento, prova a toccarlo  a sfiorarlo quantomeno  in tutte le sue sfumature.
Ecco, parliamo dunque di donne, un macro-tema talmente vasto che potremmo passare anni e anni a esplorarlo, potremmo scrivere chilometri di papiri e forse comunque non riusciremmo a venire a capo di molte questioni. Perché se è vero che tutti (o quasi) riconosciamo problemi come il femminicio e il gender pay gap, purtroppo le soluzioni a queste piaghe sociali non sono così palesi e scontate. L’autrice e io, per esempio, non siamo allineate su diversi punti, eppure io credo che proprio in questo stia la forza di un libro come Donne fino a epoca contraria: con la sua forma leggera e veloce riesce a invitare alla riflessione senza obbligare ad alcuna conclusione. Non è proprio questo lo scopo di un libro? Far pensare, permettendo il confronto tra autore e lettore, senza che nessuno dei due cerchi di imporre la propria opinione? Per questo io sono soddisfatta nel complesso di questa lettura.”


Cosa ne pensate? Vi è piaciuto il racconto?
Ora non vi resta che recuperare anche tutti gli altri 😉

ALEX

autori emergenti, concorso letterario, Racconti brevi

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