TREDICI: libro vs serie TV

“The only way to learn the secret… is to press play.”

TITOLO: Tredici 
AUTORE: Jay Asher
PAGINE: 229
EDITORE: Mondadori
ISBN-13: 978-8804677147
TRAMA
“Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non ti dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori… Ve lo prometto.” Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall’altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze. Ora è anche una serie televisiva prodotta da Netflix.

COMMENTO

Il libro di Tredici non mi ha entusiasmata particolarmente.
Si tratta di un romanzo importante e serio per l’argomento trattato, il suicidio, eppure non è uno di quei libri che mi sono rimasti impressi nel cuore.
Non mi piace la struttura adottata dallo scrittore: tra le pagine vi è un continuo alternarsi tra le parole registrate di Hannah Baker, scritte in un carattere, e i pensieri di Clay Jensen, riportati con un carattere differente: è troppo confusionario, le parole di uno e i pensieri dell’altro rischiano di confondersi. Che sia volontario? Io non ho apprezzato molto questa scelta.
Inoltre, nel libro, Clay ascolta tutte e tredici le cassette una di seguito all’altra nell’arco della stessa nottata, quindi non ha il tempo di riflettere, di pensare e di rielaborare a lungo le parole di Hannah. Clay non può nemmeno conoscere o vedere gli effetti che le cassette hanno avuto su tutti coloro che sono coinvolti nel suicidio della ragazza, si limita a immaginare la situazione in modo molto vago e frettoloso. Il protagonista, secondo me, non ha abbastanza tempo per vivere davvero le cassette e rimanerne profondamente segnato e provato. L’opera mi avrebbe colpita di più se l’autore avesse dedicato più spazio ai suoi pensieri e alle sue riflessioni per lasciarci capire davvero ciò che Clay ha provato nel sentire le parole d’addio della ragazza di cui era innamorato. Purtroppo non è così: non conosciamo le ripercussioni psicologiche ed emotive che presenta il protagonista. Va bene, Clay è scioccato, disperato, si sente in colpa per la morte di Hannah, però… Nei giorni successivi cosa fa? Come si comporta con se stesso? E, soprattutto, con gli altri coinvolti? Nei corridoi della scuola li guarda con odio o li ignora?
Secondo me, lo “sbaglio” dell’autore è stato proprio non mostrare al lettore il mondo di Clay e di tutti i ragazzi coinvolti nel suicidio, considerato che l’obiettivo delle cassette era proprio di “puntare il dito contro qualcuno”, di far sentire colpevoli i soggetti delle registrazioni, farli render conto di ciò che avevano fatto e, magari, di renderli delle persone migliori. Io interpreto così le registrazioni di Hannah… Altrimenti perchè realizzare delle cassette? E invece no, Clay ascolta le cassette, torna a scuola e non incontra nessuno tra tutti coloro che hanno causato la morte di Hannah Baker.
L’autore non dice niente nemmeno dei genitori della ragazza se non “hanno lasciato la città”. Cavolo, loro figlia si è suicidata… Io avrei voluto conoscere anche i lori pensieri, le loro emozioni. Invece, dato che il libro inquadra solo Clay, ciò non è possibile.

“I wanted people to trust me, despite anything they’d heard. And more than that, I wanted them to know me. Not the stuff they thought they knew about me. No, the real me. I wanted them to get past the rumors. To see beyond the relationships I once had, or maybe still had but that they didn’t agree with.” 

Sempre per la stessa ragione, anche il personaggio di Tony rimane troppo avvolto nel mistero e non si capisce bene il motivo per cui Hannah gli abbia affidato il compito di rendere pubblica la seconda scatola di cassette nel caso il giro della prima non fosse terminato.
In sostanza? Bel libro, ma, secondo me, manca qualcosa.

“But you can’t get away from yourself. You can’t decide not to see yourself anymore. You can’t decide to turn off the noise in your head.”

In molti casi la trasposizione su schermo di una storia non rende tanto quanto il libro, in molti casi l’essenza delle pagine scritte viene dispersa. Invece, per quanto riguarda Tredici, io, personalmente, ho preferito la serie tv: è riuscita a prendermi molto di più, a coinvolgermi. Ciò che mi ha colpito di più nella serie è la possibilità di vedere gli effetti deleteri che le cassette hanno su Clay: sul piccolo schermo, il ragazzo impiega due settimane a sentire le registrazioni, e così si può osservare e  capire lo stato di disperazione, di shock e quasi di pazzia in cui il protagonista cade dopo aver ascoltato le parole della ragazza. Hannah voleva far sentire colpevoli gli altri, ferirli e nella serie tv si può vedere un Clay ferito, sofferente. Inoltre, la trasposizione su schermo affronta e approfondisce anche la reazione dei genitori di Hannah, il comportamento dei vari personaggi e il mutare delle loro relazioni. La storia nella serie tv è più “piena”, più ricca e completa. L’attenzione si sposta da Hannah e Clay a tutti gli altri personaggi.

“I’m sorry.” Once again, those were the words. And now, anytime someone says I’m sorry, I’m going to think of her.”  

La serie tv è molto più eclatante rispetto al libro, le cause che portano Hannah al suicidio, in alcuni casi, sono più gravi, di maggior spessore, e lo stesso vale per il modo in cui Hannah si suicida (nel libro pillole e nella serie tv si taglia le vene con delle lamette). Lo so, tutto ciò è sicuramente dovuto al fatto che la serie tv deve riuscire a tenere l’attenzione dello spettatore e lasciarlo talmente colpito da invogliarlo a continuare, deve intrigarlo… Ma d’altra parte, volendo trattare un argomento così complesso come il suicidio, trovo giusto voler cercare di segnare il più possibile lo spettatore, per poterlo render cosciente del massimo dramma a cui una situazione simile potrebbe portare.
In sostanza? La serie tv ha quel qualcosa in più che manca al libro.

MARTA

Netflix, Tredici

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