RECENSIONE: L’arte di restare a galla di Valentina Ferrari

TITOLO: L’arte di restare a galla
AUTRICE: Valentina Ferrari
EDITORE: Mondadori 
PAGINE: 180

RECENSIONE

La Ever Laurel era una nave cargo che, nel 1992, salpò da Hong Kong per raggiungere Tacoma. Uno dei contener trasportava circa 28.800 animaletti di gomma (quindi non c’erano solo paperelle, ma tutti ci ricordiamo solo delle paperelle). A causa di una tempesta, il contener si rovesciò in mare e le 28.800 paperelle (ma come abbiamo detto in realtà non c’erano solo papere) si dispersero in mare. E visto che erano paperelle di gomma, non affondarono, bensì rimasero a galla… 

Con 28.800 paperelle di gomma inizia questa storia. (Ok, non erano solo paperelle, l’abbiamo capito, ma non è importante… e alle fine capiremo perché.) Con 28.800 paperelle, una rivista hipster, vecchi cani e vecchi padroni inizia questa storia, che è la storia di Amelia, trent’anni tra una settimana e una vita in stasi. Anzi, in stallo totale e assoluto. Congelata in un blocco totale, assoluto e deprimente. Amelia, che è sempre stata la più intelligente e la più volenterosa tra le sue amiche, si ritrova a fare tre lavori (mal pagati), avere una vita sentimentale insoddisfacente e vivere nello scantinato dei propri genitori. Insomma, un fallimento completo, come si definisce lei stessa.

Valentina Ferrari autrice emergente racconta con tono schietto e a tratti ironico una verità assai amara: oggi a trent’anni spesso non hai futuro. Poco importa che tu abbia studiato tanto, che tu ti sia impegnato, che abbia sempre dato il massimo… Non importa nulla a nessuno, e molto probabilmente non riuscirai a fare nulla di ciò che ti piace e per cui hai faticato. Nulla. Questa è una consapevolezza che sconvolge la protagonista, una verità che le cade addosso, una verità che ha tentato di rifiutare il più a lungo possibile ma che a un certo punto diventa inevitabile accettare. La vita è ingiusta, soprattutto quando le tue migliori amiche che non si sono mai impegnate quanto te stanno ottenendo risultati migliori dei tuoi. Il mondo intorno ad Amelia le ricorda che a trent’anni è ora di trovarsi un marito, una casa e farsi una famiglia. E lei si sente un fallimento sempre di più, perché niente di tutto ciò si lascia intravedere nel suo futuro prossimo o remoto. D’altronde la protagonista ha anche scelto una professione per tutti morta e sepolta: vorrebbe fare la giornalista… ma in questo campo trova più illusioni che speranze.

La narrazione percorre uno spazio temporale di sette giorni: il periodo di tempo che Amelia ha a disposizione per consegnare un articolo sulle famose paperelle citate a inizio recensione. E anche il numero di giorni che mancano al suo trentesimo compleanno. In questi sette giorni noi lettori possiamo seguirla nella sua quotidianità sgangherata e… nella sua incredibile crescita personale. Tutto grazie a delle paperelle. Sì, perché Amelia nelle 150 pagine della Ferrari cresce davvero. E no, non cresce in quel modo assurdo, utopico, un po’ idiota con cui una persona cambia la propria vita dalla sera alla mattina: la vita di Amelia non si trasforma all’improvviso, ma lei cambia, cresce, si capisce meglio e si accetta di più, fa delle scelte sane e si tira su. Perché questo invece è vero: spesso molto dipende dal noi, dal nostro atteggiamento. Amelia cambia il suo, di atteggiamento, il suo modo di considerare se stessa e di affrontare gli eventi che la circondano. Tutto grazie a delle paperelle. 

Il romanzo è costellato di personaggi secondari alquanto simpatici, e tutti utili per lo sviluppo della protagonista.
I preferiti di tutti i lettori saranno credo, come lo sono stati per me i membri dell’allegra combriccola di vecchietti che tutti i giorni portano i loro cani nello stesso parco e con i quali Amelia intrattiene la relazione più profonda e costruttiva della storia. Sono vecchi, a volte un po’ smemorati, non tutti dolcissimi, a volte nonni amorevoli… ma sempre rappresentano un punto fisso di confronto per la protagonista.
Tra gli altri personaggi troviamo Andrea, il moroso poeta con la testa tra le nuvole, le amiche Virginia e Beatrice e il collega barman dal cuore d’oro Federico quest’ultimo, a mio parere, il personaggio meno coinvolgente del romanzo… ma poco importa, perché il focus qui non è sui ragazzi, sugli interessi amorosi, bensì solo e soltanto su Amelia (com’è giusto che sia).

Mi raccomando: ricordatevi delle paperelle. Perché proprio a loro sono dedicate anche le ultime righe del libro. E perché tutti noi, come Amelia, in fondo siamo un po’ paperelle disperse nell’oceano: pensiamo di essere stati progettati per una piscina e invece, inconsapevolmente, ci ritroviamo a nuotare nel bel mezzo dell’oceano; e no, non affoghiamo, bensì rimaniamo a galla.

Un ottimo esordio: attuale, piacevole, sincero.

Cosa ne pensate? Vi ispira questo libro?

ALEX

attualità, Mondadori, recensione

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