RECENSIONE: L’apprendista geniale di Anna Dalton

TITOLO: L’apprendista geniale
AUTRICE: Anna Dalton
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 217

TRAMA (redatta da Ilaria)

Andrea Doyle ha un sogno fin da quando era bambina: diventare una grande giornalista. Nella tasca porta sempre con sé un bigliettino con scritto «Scrivi, scrivi, scrivi», per ricordarle il suo obiettivo: è un portafortuna datole dalla madre, redattrice di un eminente giornale scomparsa quando la figlia era ancora piccola.

Andrea viene ammessa al prestigioso Longjoy College sull’isola dei Santi a Venezia, una delle più importanti scuole universitarie internazionali di giornalismo, come borsista e ciò le impone di dare sempre il massimo per poter rimanere l’anno successivo.

All’inizio la preoccupazione per il padre rimasto solo a casa l’assilla continuamente e rende difficile ambientarsi, così come un po’ di malinconia le viene per aver dovuto abbandonare la pubblicazione del suo piccolo giornale, il «Doyle news». Presto però Andrea stringe varie amicizie (quasi una novità perché non aveva mai avuto molti amici), in particolare con il coinquilino Uno, con Joker per il quale dimostra subito una certa attrazione, con Andre e Marilyn. Insieme riescono a superare le fatiche e l’ansia degli esami, ma anche a sopportare le insidie dei ragazzi “rivali”, come Barbie ed Edipone.

Per avere una certa indipendenza economica e soprattutto per acquistare i testi scolastici, Andrea riesce a trovare lavoro in un asilo come insegnante d’inglese, essendo madrelingua in quanto originaria dell’Irlanda: lavoro pesante, dispendioso dato che non è abituata a stare dietro ai bambini ed è la sua prima esperienza coma docente, senza dimenticare una certa ostilità da parte della Preside dell’asilo e della segretaria. Ma grazie alla sua determinazione e avendo sempre ben in mente la meta da raggiungere, Andrea riesce a portare a termine l’anno scolastico superando tutte le difficoltà.

RECENSIONE

Sono venuta a conoscenza di questo romanzo, nonché della scrittrice, molto casualmente – una storia che vorrei raccontare per dire come spesso la casualità ci porta a piacevoli scoperte: Anna Dalton è anche un’attrice e un giorno guardando una promo di una serie tv ho visto un post in cui presentava il suo nuovo romanzo (il 3° della serie, ovviamente già inserito tra le mie prossime letture). Attratta dalla trama, ho deciso di incominciare con il primo romanzo, L’apprendista geniale, pubblicato da Garzanti nel 2018. E direi essere stata un’ottima scelta. 

Guardiamo innanzitutto il titolo del romanzo, importante perché rivela una passione della protagonista, che avrà poi un ruolo rilevante nelle sue amicizie: se infatti potrebbe sembrare “sconnesso” l’uso della parola ‘apprendista’ in un romanzo incentrato su una giovane universitaria (non vediamo infatti Andrea stagista presso qualche giornale o simili) in realtà leggendo il testo capiamo che riguarda la sua dedizione verso il cinema, in particolare per la saga di Star Wars.
In primo luogo, vi è un parallelismo tra il giovane Luke Skywalker, protagonista della serie, apprendista del maestro Obi-Wan Kenobi per diventare uno jedi, ed Andrea, studentessa (quindi apprendista) del prestigioso Longjoy College per diventare una buona scrittrice. Si può poi notare come i riferimenti alla Forza e alla saga colmano le giornate della ragazza, una sorta di mantra per superare le difficoltà. Infine, tale passione porta Andrea a scegliere di indossare il primo giorno di lezioni una maglia proprio di Star Wars che le farà guadagnare il soprannome di Leila, sorella di Luke, dai suoi amici.
I riferimenti al mondo del cinema non riguardano solamente la nostra protagonista, in quanto il gruppo dei suoi nuovi amici utilizzano proprio frasi di film per essere riconosciuti e quindi fatti entrare nelle stanze. In aggiunta uno dei ragazzi si chiama Joker, l’acerrimo nemico di Batman.

La protagonista è una ragazza timida, insicura, ha lentiggini e capelli rossi, come da buona tradizione irlandese (è nata in Irlanda e vi ha vissuto fino alla morte della madre quando poi si è trasferita col padre George a San Neri), porta gli occhiali e un abbigliamento per nulla ricercato; insomma, come non definirla una nerd. L’iscrizione alla più prestigiosa scuola universitaria di giornalismo rappresenta l’occasione ideale per scoprire meglio se stessa e superare o migliorare i suoi difetti; un grande momento di crescita personale che si sviluppa nel romanzo. Ben in vista rimane però il suo sogno che le permette di non abbattersi nei momenti di difficoltà, come quando ha voluto rifiutare il voto di un esame correndo il rischio di non riuscire a finirli in tempo. Devo ammettere di essermi riconosciuta in Andrea con estrema facilità: io e la protagonista siamo parecchio simili!

Altri protagonisti sono gli amici di Andrea. Il primo che conosce è Uno, ragazzo spagnolo suo coinquilino (questo dovuto al fatto che il nome della ragazza può essere anche maschile), al secondo anno di studi, simpatico e sempre pronto ad aiutarla. Joker, Marylin ed Andre li ha incontrati alla sua prima lezione, sedendosi accanto a loro, ottenendo subito l’approvazione dei due ragazzi mentre Marylin era incerta: ragazza vestita sempre di nero e con trucco pesante, diretta nel dire ciò che pensa e che non si lascia sottomettere facilmente; tuttavia presto si accorge della buona amicizia con Andrea, soprattutto riguardo alla sua storia con un avvocato che però rimane sempre una figura misteriosa. Andre è anche lui timido come Leila e si dimostra disponibile e premuroso nei suoi riguardi; ha una cotta per Marylin ma non trova il coraggio di fare il passo in avanti. Joker coi suoi capelli sbarazzini, il ciuffo verde, un grande sorriso, quel suo fare un po’ misterioso, la sua storia molto vaga attraggono l’attenzione di Andrea, ma la sua relazione con un’altra ragazza rende il tutto più complicato.

Come si può intuire, la tematica dell’amicizia è centrale nel romanzo, così come i primi innamoramenti: riflessioni tipiche in una storia per ragazzi ma dalle quali lettori di ogni età possono trarne buoni spunti personali.
Strettamente collegato è il tema del mettersi in gioco: quante volte si sente dire «avrei voluto fare/dire così e invece…» relativamente a qualcosa che non è andata come si avrebbe voluto; osare, provarci anche a costo di sentirsi rifiutati o non ottenere ciò che si sperava è il messaggio che trapela dalle scelte di Andrea. Certo, solo col tempo arriva a capire che non si deve indugiare troppo a lungo ma “buttarsi” alla ricerca di ciò che si vuole, almeno si sarà in pace con se stessi. La protagonista sceglie di provare a entrare nel College, cerca nuove amicizie con persone sconosciute, decide di rifiutare un voto, esprime i suoi sentimenti a Joker (e si sa bene quanto sia difficile in tale ambito osare!)… Una serie di prove che si vivono quotidianamente e che spingono a dare sempre il meglio di sé senza tirarsi indietro.  

La riflessione più importante che l’autrice ha voluto portare avanti riguarda il ruolo dei propri sogni: fin da bambina Andrea sapeva di voler diventare da grande una scrittrice, così ha fondato un proprio giornale, locale e di poca importanza ma non per lei in quanto rappresenta un primo passo verso il suo desiderio; frequentando poi il Longjoy ha aggiunto un altro tassello. Alcune persone, come la protagonista, sanno fin dalla più giovane età cosa vorrebbero fare da grandi; altri invece scoprono la loro vocazione solo col tempo. Ciò che conta è perseverare nel raggiungere i propri obiettivi: ovviamente le ambizioni personali riguardano tutti i campi della nostra vita, non solo l’aspetto lavorativo – anche i legami affettivi meritano dedizione, come dimostra l’impegno di Leila nello sviluppo della relazione con Joker.
Nel romanzo vi sono ottimi spunti per riflettere su tutto questo, sull’importanza di andare avanti nonostante le difficoltà e le sconfitte.

Il romanzo è scritto in prima persona, quindi è la protagonista Andrea che racconta la sua storia. Riguardo alla prosa, si presenta molto lineare, semplice, quindi scorrevole e facilmente comprensibile.

Per concludere, è un bel romanzo con il quale allietare le giornate, divertente, che attraverso i panni della studentessa Andrea Doyle ci porta a scoprire con occhi diversi alcune esperienze della nostra vita. Ciò che emerge fin dalle prime pagine del libro è il suo grande potere immedesimativo: il lettore si ritrova alla perfezione nel personaggio di Andrea, sia che egli sia uno studente universitario, un adulto (che può in questo modo rivivere la sua esperienza) oppure un giovane adolescente che si prefigura la vita universitaria.
Senza ovviamente dimenticare il grande messaggio di fondo: «Non abbandonare mai i tuoi sogni», riportato anche in sovraccoperta.

Conoscete questa autrice? Avete già letto questo libro? 
Fatemi sapere se vi ispira 🙂

Ilaria

amore, Garzanti, recensione

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