COVID-19: gli errori che promuovono una psicosi

Il nuovo coronavirus è arrivato in Italia da soli pochi giorni ed è già psicosi.
Ma è proprio così? È apparso realmente ora?
Partiamo dall’inizio: la nuova malattia di origine cinese chiamata COVID-19, originata a Wuhan in Cina, è stata scoperta da due mesi oramai, due mesi in cui la faccenda è stata trattata con distanza e marginalità, in un clima di generale sottovalutazione, non solo dal Governo italiano ma anche, e forse soprattutto, dalla stampa. Ora che invece abbiamo scoperto essere qui, ecco che le cose sono cambiate drasticamente.
In questo post non intendo però indagare la bontà delle misure adottate né cercare un colpevole per un’eventuale diffusione, non sono un virologo nè un biologo né tanto meno un medico e perciò non posso parlare del virus. 
Più inerente al mio campo è invece l’aria di psicosi che si sta respirando negli ultimi giorni, perciò – da psicologo in formazione – non posso fare altro che chiedermi: cos’è accaduto?

Bene, cominciamo con l’elencare alcuni elementi che hanno favorito questo clima di paura.
In primo luogo l’Italia è uno dei Paesi con il maggior livello di sfiducia nei confronti delle sue istituzioni, siano esse governative, sanitarie o altro.
In secondo luogo la principale fonte di informazione per gli italiani sono ancora solo le televisioni, soprattutto i telegiornali, mentre poco spazio hanno programmi di approfondimento e giornali di settore; sempre maggiore spazio hanno invece le testate on-line, le quali riportano informazioni da fonti discutibili (se esistono fonti) e in questo clima di incertezza sempre più spazio hanno trovato anche i post di complottisti e immagini/video fake.
In ultimo, la scarsa voglia di cercare ulteriori informazioni e di approfondire di noi italiani ha aggiunto benzina sul fuoco.
Queste tre questioni, lavorando in sinergia, hanno permesso (a mio avviso) la diffusione di una malattia peggiore dello stesso virus in sé: una psicosi.

Premetto che a poco serve ora attribuire a X la colpa della diffusione, tendenza tipica del popolo italiano e riflesso anche dai servizi di informazione (alla costante ricerca del fantomatico paziente 0). Sfatiamo un mito: non è colpa dei Cinesi residenti in Italia, non è colpa del Governo che non ha fatto abbastanza, non è colpa del turista italiano che ha viaggiato in Cina e ora è rientrato. Siamo stati sfortunati? Può essere, ma ora non è importante.
Il virus è una realtà che va affrontata nel modo più razionale possibile. Inutile dire che il comportamento che noi privati cittadini abbiamo adottato in questi giorni è non solo controproducente ma anche potenzialmente pericoloso. 

Studiando psicologia mi sono reso conto di come l’essere umano singolo sia prevalentemente irrazionale, nonostante la narrazione condivisa che vuole la razionalità come modalità centrale di pensiero umano. Quando l’uomo valuta le informazioni e prende decisioni è costantemente vittima di piccole trappole del pensiero (bias) che derivano proprio dalla modalità prevalente adottata nell’elaborazione, esplorazione e raccolta delle informazioni, una modalità volta all’economizzazione delle risorse cognitive e quindi prevalentemente irrazionale. La conseguenza è che condizionare le decisioni delle persone con pochi e semplici accorgimenti è piuttosto facile.

Ahimè, la stampa e il sistema delle news hanno sempre un ruolo determinante e in particolare in questa faccenda coronavirus hanno una responsabilità enorme per quanto concerne la diffusione del panico che abbiamo visto negli ultimi giorni.

Nelle prossime righe cercherò di spiegare semplicemente quali sono stati gli errori più grandi che la stampa ha commesso nell’affrontare un tema tanto delicato

1) Iniziale sottovalutazione del problema. 

Sì signori, è di poche settimane fa l’intervista al medico che in diretta nazionale diceva: “Il rischio per un italiano di contrarre il virus è zero”. Niente di più falso. Il rischio c’era, era minimo, ma c’era. C’è sempre – soprattutto se la malattia viene scoperta ma non si sa esattamente da quanto tempo sia in circolazione. Aver diffuso la credenza che non esistessero rischi ha creato un cortocircuito, perché da un lato le news riportavano dati preoccupanti ma dall’altro asserivano che non esistevano rischi: in questi casi il risultato è che – per alleviare la dissonanza cognitiva di queste informazioni – si attua un sistema molto semplice…. ignorare parte delle informazioni.

2) Rappresentatività, rappresentazioni e rischio di stigma.

Il modo adottato per descrivere i sintomi è stato, a mio avviso, un altro errore: non ha lavorato su una delle euristiche (scorciatoie di pensiero) più importanti identificate dal premio nobel Kahneman, ovvero la rappresentatività
Il tacito silenzio nel parlare di soggetti a rischio e la precisa descrizione dei primi due casi registrati a Roma (guarda caso due cinesi) ha fatto sì che gli italiani si siano immaginati come portatori solo uomini e donne di origine asiatica, non riflettendo adeguatamente sul fatto che non basta questo per essere portatori del virus. Nessuno ci ha detto che un manager italiano poteva essere un portatore del virus. Ci siamo quindi solo preoccupati degli asiatici (dimostrando un razzismo latente che si manifesta con affermazioni del tipo “hanno gli occhi a mandorla = sono tutti cinesi”) e dei turisti, però non di uomini e donne bianche (e non solo italiani) che per motivi di lavoro erano in Cina o in altre zone di rischio. Facilitando non solo una rappresentazione erronea ma facendo esplodere episodi di violenza verso cittadini asiatici, che nulla avevano a che fare con il virus, come in alcuni casi riportati a Torino. 

3) Disponibilità, framing e ancoraggio

Un’ulteriore questione è che i giornali e telegiornali hanno promosso le informazioni in modo impreciso e inadeguato, cercando lo scoop scandalistico e il titolo “acchiappa click” e  creando messaggi con un contenuto apparentemente innocuo ma che, se analizzati nelle formule linguistiche adottate, in realtà possono dare luogo a interpretazioni in chiave negativa o peggiorativa di un fenomeno già grave in sé.
Utilizzare formule linguistiche (frame) che mettono in evidenza la gravità della situazione, riportare per esempio solo il numero di morti ma non di guariti, fare paragoni con altre epidemie ben peggiori (sia per sintomi che per potenzialità di diffusione e letalità), rende queste informazioni più disponibili all’individuo, creando l’illusione che le uniche caratteristiche della malattia siano quelle riportate. Inoltre se il messaggio è scritto in chiave negativa enfatizzando i dati drammatici, la formulazione viene più facilmente interpretata come negativa e quindi si incrementa il panico; da qui anche l’utilizzo di parole come pandemia, morti, infetti, untori, colpevoli… che porta le persone a collegare il virus a fenomeni più gravi e spaventosi. 
Infine ulteriore errore si è fatto nel riferire i numeri: continuando a riportarli in termini assoluti peggiora la situazione.
Per esempio dire “ci sono (al momento in cui scrivo) 78000 infetti accertati e il conto dei morti sale a 2600” ha un effetto maggiore che dire “su 78000 che si sono ammalati solo il 3% hanno perso la vita”: il contenuto è il medesimo, ma uno è riportato in termini assoluti (permettendo di ancorarsi a ordini di grandezza più grandi), come la maggior parte dei titoli di giornale che abbiamo potuto vedere negli ultimi giorni; il secondo formato permette invece di ridimensionare e inquadrare il fenomeno con un’ottica diversa e più positiva, evitando inoltre di usare termini connotati in modo negativo. 

4) Critica insensata alle misure di sicurezza

In un clima di allarme come quello in cui pare stiamo vivendo, la collaborazione tra enti è essenziale, soprattutto tra governo e informazione. In nessun caso, però, le news hanno riportato con positività le decisioni prese dai primi cittadini e dai governi regionali dalle zone delle cosiddette “area gialla e/o rossa”. Anzi, pur non avendola criticata apertamente, hanno però enfatizzato il “regime marziale” e – esattamente come per il punto sopra riportato – hanno trattato il tema utilizzando formulazioni volte a evidenziare la gravità e la drasticità delle decisioni prese e delle misure adottate; mai hanno invece riportato la reale ragione delle misure di sicurezza, leggendole sempre in chiave di restrizione e al fine di spaventare e mai al fine di far comprendere che dovremmo essere “felici” di avere in vigore misure di sicurezza volte a limitare la diffusione del virus per il bene di noi cittadini. 
Inoltre la mancanza di informazioni in merito al da farsi mi ha sconvolto, non basta dare le dieci classiche linee guida. Difficilmente ho sentito dire del numero telefonico 1500, mai ho sentito inviti alla calma o spiegazioni approfondite del problema, anzi i servizi di ieri (domenica 23 febbraio) enfatizzavano la situazione apocalittica dei supermercati, raccontavano di una corsa alle scorte di cibo e acqua… Secondo voi quale può essere il risultato di sapere che tutti tranne noi stanno facendo scorte? Ovvio, correre a nostra volta a fare scorte. E se l’obiettivo è diminuire i contatti per ridurre i contagi, cosa succede se in preda al panico siamo ammassati in coda alle casse del supermercato? Ci arrivate da soli. Lo stesso accade se il panico per i sintomi lievi sviluppati ci porta ad affollare le sale d’attesa del medico di base o il Pronto Soccorso. O se per il panico per ottenere banali info inondiamo di telefonate il numero unico 112, congestionando le linee telefoniche e impedendo a chi ha davvero bisogno di soccorso immediato di riceverlo.

In situazioni come questa bisogna tranquillizzare le persone e ridimensionare il fenomeno alla sua reale entità, evitando di sottovalutare i rischi ma allo stesso modo evitando di ingigantire una situazione che, seppur grave e drammatica, non è apocalittica. Bisogna inoltre appellarsi al senso civico degli italiani (anche se è poco tendenzialmente), perciò vi lancio un appello: ignorate per favore pagine complottiste e idee di volontarietà della diffusione, smettete per favore per un momento di cercare l’untore e concentratevi sul fare il possibile per evitare di peggiorare la situazione. Se avete disturbi e sintomi lievi evitate di chiamare il 112, se volete informazioni chiamate il 1500; a tutti gli altri che non stanno male, chiedo di informarsi e approfondire sulle pagine ufficiali del ministero della salute e, se masticate l’inglese un minimo, sulle pagine ufficiali dell’OMS. 

Un encomio voglio farlo alla giornalista Roberta Villa, che non solo ha seguito il fenomeno fin dall’inizio, ma che ancora oggi è un punto di riferimento per la divulgazione social di informazioni in merito al Covid-19. Se volete informazioni date con chiarezza e semplicità vi invito a seguirla su Instagram (@robivil).

Un ultimo appello: affrontiamo la cosa tutti insieme e adottando le misure di sicurezza, informandoci in modo adeguato ed evitando di affollare supermercati e Pronto Soccorso o studi medici, attenendoci alle restrizioni imposte e non scherzandoci su (panico, ignoranza ed incoscienza sono alleate al virus). Affrontiamola e ne usciremo limitando al minimo i danni. 

Concludo esprimendo grande solidarietà alle famiglie delle vittime.

EMME


P.S. Il fatto che qualcosa non si veda non significa che non esista, quindi, caro complottista che stai leggendo, ormai le hai passate tutte le fasi dell’idiozia: da dire che il Covid-19 è un esperimento sfuggito di mano, a dire che è un arma di distruzione di massa, ora sei arrivato a credere che non esista e che sia una bugia per farci vivere in un clima di terrore che i poteri forti hanno volutamente fatto circolare. Ovviamente questo post “democristiano/comunista andante” non fa per te, ma se hai letto fino a qui fai pace col cervello.

covid-19, Psicologia

Commenti (2)

  • Riccardo Massoletti

    Devo segnalare che a tutto questo va aggiunta (di poche ore fa) la fake news diffusa dall’ ansa (principale agenzia di stampa) circa una presunta mortalità del virus del 5% a seguito della consueta riunione della protezione civile.
    Notizia per altro riportata da diversi giornali e servizi televisivi di cui anche servizi RAI e Mediaset.
    Se anche i giornali sbagliano cosa facciamo?
    Ci informiamo da tutte le fonti possibili, vi ricordo che l’errore umano esiste e l’effetto cascata per coprire la notizia è sempre dietro l’angolo.
    Don’t panic.

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