IN MILLE PAROLE #7: Il racconto di Nonno Lugubre di Alessandro Ricci

Buongiorno a tutti, cari lettori!
Un’altra edizione del nostro concorso In mille parole è giunta al termine e noi siamo pronti per svelarvi il racconto vincitore.
Il tema di questo mese era piuttosto complesso: gli autori, infatti, dovevano necessariamente utilizzare un incipit predefinito, proposto da noi blogger della giuria. Ecco qui il podio!

CLASSIFICA RACCONTI
1. Il racconto di Nonno Lugubre di Alessandro Ricci
2. Pasquale, l’eroe di Adelaide J. Pellitteri
3. Esplosione in stazione di Mauro Bianchi

Eh già, Alessandro Ricci è per la terza volta il vincitore di questo concorso! Benjamin Stroke colpisce ancora 😉

Il racconto di Nonno Lugubre
di Alessandro Ricci

“Era la fine del 1943, il cielo era cupo e Francesca stava percorrendo svelta il sentiero: doveva raggiungere Pasquale il prima possibile…”
“Ehi fermi tutti, cos’è questa storia?”
“E’ una storia di quando ero giovane, perché?”
“Non intendevo questo. Volevo dire, perché stai parlando tu?”
“Ogni mese racconti una storia, questo mese volevo farlo anche io.”
“Non se parla nemmeno, Nonno Lugubre. Questo non è uno spazio libero, è lo spazio dei Cacciatori della Luna. I lettori ci tengono.”
“Sono sicuro che i lettori apprezzeranno anche le mie storie, Benjamin.”
“No, no e no. Ormai è un appuntamento fisso, con i suoi rituali. L’incipit per esempio! È il nostro marchio di fabbrica, piace a tutti.”
“Piace a tutti? Io ho sentito dire comincia ad essere noioso. Poi cos’è tutto questo pessimismo? Odio questo, non mi piace quello. Perché per una volta non cerchi di essere positivo? Potresti dire: Mi chiamo Benjamin Stroke e amo alla follia le biciclette col cestino…”
“Biciclette col cestino? Ma che assurdità! Questa è una serie sui cacciatori di mostri, abbiamo una reputazione da difendere. Comunque, che storia vorresti raccontare?”
“E’ la storia di come ho conosciuto il mio amore.”
“Amore? Scordatelo, la puntata di San Valentino è già stata fatta. Poi chi sarebbe questa Francesca? Nonna Lugubre non si chiama Elvira?”
“Non mi parlare di quella strega, io voglio raccontare del mio primo amore quello con la P e la A maiuscole. Si chiamava Francesca, era dolce e bella. Un raggio di sole che illuminava un mondo buio e burrascoso. Io ero un giovane soldato, poco più che un fanciullo…”
“Poi cos’è successo, Nonno Lugubre?”
“Luna, non ti ci mettere anche tu eh? Siamo già in ritardo con la nostra storia.”
“Squiiit, squiiitt.”
“Ah quindi le cose stanno così? Siete tutti contro di me? Bene allora questo mese niente storia di Benjamin Stroke, poi non vi venite a lamentare con me se i commenti non sono positivi.”
“Lei era una contadina e la mattina presto era già nei campi assieme ai fratelli, io la guardavo da lontano, senza osare avvicinarmi. Avevo paura che si intimorisse…”
“O forse avevi paura che i suoi fratelli te le suonassero di santa ragione.”
“E dai Benjy, lascia raccontare il Nonno.”
“Grazie cara, cosa vuoi che ne sappia questo lenzuolo scolorito di come si corteggia una fanciulla? Noi eravamo uomini tutti d’un pezzo, abbiamo combattuto i Nazisti, sai?
Comunque tornando a Francesca. Un giorno la vidi sola, così presi coraggio e mi avvicinai facendo finta di aver smarrito la strada. Quella fu la prima volta che parlammo, lo ricordo come se fosse ieri: la primavera era arrivata e l’aria profumava di viole, il sole le illuminava i capelli, biondi come il grano maturo. Dopo quella volta incontrammo ogni giorno, io facevo finta di perdermi e lei faceva finta di indicarmi la strada…”
“Hai capito il vecchio marpione. Chi lo avrebbe detto che in quella sgangherata cassa toracica battesse un cuore così romantico.”
“Poi cosa è successo, Nonno?”
“Poi venne quel maledetto giorno in cui dovetti partire, lei arrivò all’appuntamento e non mi trovò. Perfino il sole quel giorno si era rifiutato di farsi vedere e la primavera sembrava essersene già andata. La guardai attraverso le lacrime correre disperata, incurante delle nuvole tempestose.”
“Non ti sarai messo a piangere…”
“Un vero soldato non piange, lenzuolino. Lo dicevo anche a quel pusillanime di Luigi, mentre partivamo per respingere gli austro-ungarici sul Piave.”
“Ma sei sicuro che fosse il ’43? Perché non mi sembra…”
“Squiiiit”
“Hai sentito Mr. Jingles? Smettila di interrompere.”
“Non c’è più molto da dire, ragazzi. Non rividi mai più la mia Francesca, di lei mi resta solo il ricordo della sua corsa disperata, di quell’amore mai vissuto che, proprio per questo, sarà rimarrà eternamente giovane. Proprio come lei lo è nella mia memoria.”
“Ma non potevi tornare a cercarla dopo la guerra?”
“Non ci fu tempo. Subito dopo mi imbarcai da Quarto, assieme ad altri 999 coraggiosi, per realizzare un sogno.”
“Scusami Nonno, non è che ci tenga a essere sempre quello che interrompe. Ma con esattezza che guerra hai combattuto? Sono un po’ confuso.”
“Per forza sei confuso, voialtri giovinastri la storia ve la raccontano, io l’ho fatta ragazzo mio. È ben diverso. Dovresti studiare di più, la storia è importante”
“Squiit, Squit?”
“Eh no caro topolino. A ben pensarci la guerra è stato l’ultimo periodo felice della mia vita, prima che incontrassi quella vecchia carampana di Elvira. E badate bene quando vi dico che è una strega, so quello che dico. Deve avermi fatto un incantesimo per costringermi a sposarla, non ci sono altre spiegazioni.
Non ho più avuto notizie della mia Francesca e nemmeno ne ho cercate, ma forse è meglio così. Ogni volta che penso a lei la vedo bella e luminosa come un giorno di marzo e mi sembra di sentire l’odore delle viole, proprio come quando le parlai per la prima volta.”
“E’ proprio una bella storia, Nonno Lugubre. Grazie per avercela raccontata”
“Prego piccola Luna. Hai visto lenzuolino? La storia è piaciuta, vedrai i commenti. Saranno tutti entusiasti.”
“Va bene, lo ammetto è una bella storia, però adesso è meglio che torni nella tua bara, prima che Nonna Lugubre si accorga che ti sei allontanato.”
“Ma manca il finale. Il momento in cui si diventa maestri di vita e si spiega la morale della storia, è la parte migliore.”
“Ho ammesso che la storia era bella, ma non ti allargare. Il finale è roba mia, ti ho concesso anche troppo spazio. Poi mi sembra di sentire lo strascicare lento e inesorabile degli artigli sul pavimento del salotto e uno strano lamento, tipico dei Ghoul, mi sa che la tua dolce metà ti sta cercando.
Tornando a noi, cari lettori, forse il racconto di Nonno Lugubre vi ha un po’ confuso, di certo ha confuso me, ma ci ha anche insegnato l’importanza dei ricordi, di quella specie di magia che custodiamo nel cuore e ci aiuta a non lasciarci sfuggire i momenti emozionanti della nostra vita.
I ricordi sono il vostro libro segreto e voi…”
“Dovete ricordarvi di studiare bene la storia.”
“Ma insomma Nonno Lugubre, così mi finiscono le parole e non riuscirò…”


Se volete recuperare altri bei testi di Alessandro, vi lascio qui sotto i link agli altri suoi racconti che sono stati premiati nel concorso In mille parole, nonché il link alla nostra recensione del suo romanzo per bambini, Il fabbricante di suoni.

In mille parole #1: Il mostro goloso
In mille parole #6: Le megere lagnone
RECENSIONE: Il fabbricante di suoni


Cosa ne pensate? Vi piace il racconto? Alessandro continua a stupirvi? Speriamo di avere presto una bella raccolta di racconti tutti con protagonista… Benjamin Stroke!

ALEX

Alessandro Ricci, bambini, concorso letterario

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