RECENSIONE: Melograno di Gaetano Mungari

TITOLO: Melograno
AUTORE: Gaetano Mungari 
EDITORE: self 
PAGINE: 435
TRAMA:
Sedici anni. L’età in cui un’energia inarrestabile scorre impetuosa come le cascate del Niagara. Nelle vene, nelle gambe, nella testa, nel cuore. Simile alla lava ruggente di un vulcano, che non riesce a esplodere e a mostrare al mondo la sua bellezza e la sua potenza terrificante, per via di un misterioso tappo che tiene chiuso il cratere. È questo il filo sottile che lega la dolce sensibilità e l’intelligenza intuitiva di Andrea, ammutolita da una figura paterna opprimente, la genialità di Paolo, oppressa dentro un corpo brutto e insignificante, il coraggio e il carisma di Gianni, sovrastati dal destino infame di essere nato e vissuto nel posto sbagliato, la bellezza e la sensualità senza limiti di Luisa e Barbara, torturate, avvelenate e schiacciate da un macigno pesantissimo: le vite fallimentari delle rispettive madri. Sono loro i protagonisti di questo romanzo apparentemente adolescenziale: sedicenni simili a bellissimi e splendenti chicchi di melograno, che non riescono a sprigionare e deliziare il mondo del loro meraviglioso succo rubino a causa di un’opprimente barriera trasparente. Ma cosa accadrebbe se uno spillo misterioso bucasse quella sottile, trasparente e invisibile pellicina? Che cosa se la cronica incoscienza degli adolescenti fosse per miracolo spazzata via dalla consapevolezza della propria forza? Tutto inizia in un normale sabato sera, nella pista da ballo di una discoteca, sotto i decibel martellanti di una musica house tribale…

 

RECENSIONE

Melograno è un romanzo corale: le storie di diversi personaggi – accomunati dalla residenza nella medesima città e da svariati legami interpersonali – partono in parallelo, per poi sfiorarsi, toccarsi e intrecciarsi tra loro in modi non sempre prevedibili. La coralità del libro è uno degli elementi che ho maggiormente apprezzato, insieme al cambio di POV: lo spostamento della scena da un personaggio all’altro, da un luogo all’altro e da un tempo all’altro permette di completare pian piano un puzzle in un certo senso romantico e pittoresco. Anche prese singolarmente le vicende dei personaggi sarebbero interessanti, però alternate e sovrapposte diventano davvero stuzzicanti.

Gaetano Mungari in questo libro cerca di rappresentare un’adolescenza vera, con tutti i suoi problemi e i suoi mille e uno difetti… ma anche con tutte le sue potenzialità. Uso il termine cerca perché, a mio parere, l’autore riesce solo in parte nell’intento.
Sono assolutamente d’accordo con un suo assunto di partenza: la gioventù viene spesso sottovalutata. Il mondo “adulto” considera spesso i ragazzini troppo ingenui, troppo immaturi, troppo svogliati, troppo materialisti, troppo viziati… Gaetano Mungari, invece, ci dice di no, che i ragazzi non sono così (non sempre, non tutti per lo meno), che i ragazzi hanno un grande potenziale e che permettere loro di esprimerlo sta alla base del progresso sociale. 
Dico che è riuscito nel suo intento solo a metà perché nella sua rappresentazione del mondo adolescenziale qualche volta ha calcato un po’ la mano, perdendo di vista alcuni “limiti” che i ragazzi hanno e che non sono debolezze. Sono solo caratteristiche reali.

Personalmente, per esempio, avrei evitato di trasformare i protagonisti in piccoli gangster vendicativi: non è un comportamento coerente con l’immagine generale che si vuole dare di loro e non è nemmeno verosimile.
Per spiegarmi meglio, farò un breve spoiler.
[Per leggere le prossime righe, evidenziatele… altrimenti proseguite oltre.]
Una ragazzina di 16 anni che viene rapita, sodomizzata, torturata e stuprata ripetutamente da un insegnante/allenatore… non può reagire come fa Luisa nella storia. Cinque minuti di lacrime e poi con gli amici organizza una vendetta. Partiamo dal fatto che lei decide di non denunciarlo perché lui ha un video della violenza e minaccia di diffonderlo in rete… Idiozia: con un video così diffuso in rete, anche se non si vede lo stupratore in faccia, se lei lo denunciasse non ci vorrebbe molto a risalire all’origine del video… quindi lui non avrebbe alcuna possibilità di scampo, verrebbe condannato e basta. Dopo lo stupro non la portano in ospedale…  ma lei non ha particolari traumi fisici (WTF?!).
In cosa consiste la vendetta? “Rapire” il prof, pisciargli in bocca e girare un video della scena, ribaltando la minaccia fatta precedentemente da lui. Da quando pisciare in bocca a uno è una punizione adeguata per uno stupro? Cosa impedirà a questo bastardo di ripetere il suo gesto?

Nell’insieme ho trovato i personaggi di Luisa e Barbara un po’ forzati: a causa delle disavventure amorose delle proprie madri, le due decidono di “punire” il sesso maschile ammaliando tutti gli uomini che le circondano, per poi abbandonarli e farli così soffrire. L’obiezione che mi sento di sollevare è che le ragazze, per qualunque motivo, a 16 anni vogliono essere considerate fighe dai proprio compagni, non zoccole. Perché tutti vogliono essere amici di quelle fighe, di quelle un po’ esperte, di quelle carine… ma non delle troie. E una che in classe risponde al professore che “zoppica perché il giorno prima ha fatto un’orgia” e sbandiera sempre ai quattro venti che si fa mille e mila ragazzi… viene considerata troia, non figa. E le troie non sono popolari, le troie vengono trattate come, appunto, troie. Questo per essere fine e dal punto di vista di una ventunenne (che l’adolescenza l’ha passata da poco), con una sorella diciassettenne (che conferma).

Il personaggio che ho preferito è stato Jack Ray-Ban, perché i suoi consigli sono sempre provvidenziali. Per quanto riguarda gli altri… Paolo mi ha fatta ridere, parecchio; Gianni è l’incarnazione della perseveranza, ha un sogno e non molla mai, supera ogni difficoltà; Andrea, invece, mi è sembrato leggermente più piatto, privo di una particolarità davvero unica, niente guizzo, niente scintilla. Dolcissima, infine, l’amicizia tra Carla e Maria… sincera, viva, delicata ma intensa, spontanea, silenziosa ma sempre presente. 

Ho apprezzato il modo in cui l’autore ha affrontato il rapporto genitori-figli, soffermandosi sulle difficoltà delle relazioni tra generazioni differenti, sui problemi che nascono dalle aspettative che i genitori possono nutrire nei confronti dei figli e sui “percorsi prestabili” che a volte i ragazzi si trovano costretti a percorrere. Credo che la scelta di Mungari di proporre genitori con caratteristiche opposte tra loro sia stata vincente, poiché permette al lettore di immaginare relazioni e sviluppi personali che si situano in contesti diversi.

Molto bella la (doppia) metafora del melograno, che poi costituisce anche l’origine del titolo.

Tra i vari temi trattati in questo libro compare persino la politica… e anche qui ho trovato una bella idea da parte dell’autore, che, purtroppo, forse non l’ha sviluppata con il giusto approfondimento: coinvolgere i giovani nella politica e nella partecipazione pubblica è essenziale; tuttavia la soluzione scelta dall’autore è un po’ irrealistica e a tratti riprende parecchi stereotipi. Evito spoiler.
Ci tengo comunque a riportarvi un passaggio significativo in cui vengono spiegati i concetti di libertà e di politica.

“Miei cari ragazzi, vi sono due libertà. Una libertà è detta negativa, perché nega allo Stato […] di invadere o mettere becco nel privato della singola persona […]. L’altra è detta libertà positiva, perché pone il diritto per ciascuna persona di esercitare le funzioni dello Stato.”

“Adesso ho capito cos’è la politica! E’ vivere pienamente la propria libertà positiva, cioè partecipare alla vita pubblica!”

Nell’insieme il romanzo è ben scritto, curato. Il linguaggio dei personaggi cerca di riprodurre il gergo giovanile e lo fa piuttosto bene – solo a tratti l’autore esagera un po’, scadendo quasi nel parodistico.
I messaggi proposti sono interessanti e sicuramente possono diventare spunto di riflessione per i lettori. Personalmente avrei preferito trovare meno stereotipi su alcuni temi e più attenzione al realismo di qualche – non proprio minuscolo – elemento.

Cosa ne pensate? Lo leggerete?

ALEX

autori emergenti, recensione, Young Adult

Comments (2)

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