IN MILLE PAROLE #4: L’ultimo San Valentino di Mariele Rosina

Buongiorno a tutti!
Siete pronti per San Valentino? Avete già comprato i cioccolatini? Avete ordinato le rose?
Se tutto il resto è pronto… vi consiglio di prendervi cinque minuti per leggere il racconto vincitore dell’ultima edizione del concorso In mille parole: L’ultimo San Valentino di Mariele Rosina.
Qui sotto trovate la classifica e il racconto vincitore. 
Buona lettura!

CLASSIFICA RACCONTI:
1. Mariele Rosina – L’ultimo San Valentino
2. Alessandro Ricci – La missione di San Valentino
3. Adelaide Pellitteri – Il San Valentino di Adolf Hitler
e Maya – Il regalo di San Valentino


L’ultimo San Valentino
di Mariele Rosina

Arrivò a destinazione al tramonto, quando il freddo cominciava a farsi pungente e il cielo di una tersa giornata di febbraio tingeva di arancio le nubi che cominciavano ad addensarsi.
Dieci chilometri, scansando e scavalcando i cumuli di neve che si erano ammucchiati al bordo della strada. I piedi erano diventati di legno. Provò a riscaldare le mani col fiato. Invano: la nuvoletta di vapore che usciva dalla bocca era senza calore. Sfilò dalla tasca interna del cappotto il mazzolino di margherite. Le aveva protette col suo corpo: erano un po’ appassite, ma ancora presentabili. Chissà se avevano percepito i battiti del cuore che, pur malridotto, aveva retto alla fatica del lungo cammino?
Era arrivato, ma lì nessuno aveva spazzato i vialetti del giardino. Non c’era anima viva: solo il silenzio della neve.
***
Lei è là, immobile ad aspettarlo. Lui le siede accanto col fiato grosso e gli occhi umidi di freddo e di lacrime. Accarezza la sua faccia gelida e le mostra i fiori.
«Le margherite, le mie preferite, grazie!»
«Hanno il tuo nome e oggi è san Valentino; non potevo mancare!»
«Ma tutta quella strada… con la neve. Col rischio di buscarti un accidente!»
«Sei sempre la solita apprensiva. Non sei contenta che sia qui?»
«Hai ragione. Dopo tanto tempo senza vederti! Ti penso sempre, sai. Anche i figli e i nipoti vengono a trovarmi, ma non è la stessa cosa».
Un bacio le sfiora la guancia di vetro. Lei risponde dopo una lunga pausa: «Rammenti il nostro primo San Valentino?»
«Come potrei dimenticarlo! Anche se gli altri dicono che la mia memoria vacilla e che mi comporto in modo strano, ci sono ricordi che si attaccano alla mente come koala. Fanno parte di noi: resistono al tempo e al dolore e sono loro a sostenerci nei momenti difficili. Rammento che quello fu il giorno in cui trovai il coraggio di manifestarti i miei sentimenti. Fu una dichiarazione acerba e sincera».
L’uomo serra le labbra in una smorfia e si porta una mano al petto. Ha già provato altre volte quel dolore sordo e spera che in pochi minuti scompaia spontaneamente. Ma ora si prolunga, sale fino al collo a stringere la gola in una morsa.
Si guarda intorno smarrito, senza capire dove si trova né come è giunto lì. Nebbia sugli occhi e nel cervello. Anche il volto di lei appare sfocato, ma non il sorriso. È un raggio di luce che attenua lo spasimo e gli fa riprendere la parola.
«Eravamo bambini e facevamo la stessa strada per andare a scuola. Tu mi piacevi un sacco, ma sembravi non accorgerti di me, circondata com’eri da amici più intraprendenti, mentre io ero così timido».
«Anche tu mi piacevi e non sapevo trovare il modo di fartelo capire. In fondo ero timida anch’io. Poi, in occasione di quel “San Valentino”, grazie all’influenza stagionale che aveva messo a letto tutti gli altri, abbiamo fatto la strada da soli».
«Anche per me è stata un’occasione fortunata. Prima di uscire di casa avevo strappato dal terrazzo (in malo modo) alcune margherite, sperando di trovare l’opportunità di offrirtele. Non ti dico le urla di mia madre al mio ritorno! Pensò a un dispetto per una delle tante punizioni che mi impartiva. Non potevo spiegarle che erano per te».
«Da allora siamo cresciuti insieme, amandoci anche prima di sapere cosa fosse l’amore!»
«Già, l’amore. L’abbiamo sfogliato petalo per petalo, come una margherita! Il matrimonio, senza finire gli studi…»
«Che io ho interrotto perché era in arrivo Federico. E poi sono venuti gli altri figli.»
«Io sono arrivato alla laurea grazie al tuo sostegno»
«E al prezzo di notti insonni e di sacrifici. Duro lavoro e dignitosa povertà, ma forse sono stati gli anni più felici. Poi, poi raggiunto il benessere economico, non so come, ci siamo allontanati…»
«Ma tu sai che ti ho sempre amata».
«Si dice così, quando si tradisce?»
«Quello è stato l’errore più grave. Ne avrò sempre il rimorso. Perdonami».
«Perdonarti? Certo, l’ho fatto tante volte e lo faccio ancora, perché il nostro amore è più grande di noi».
«Ma adesso sono qui e vorrei che tutti i giorni fossero san Valentino».
«Vederti mi ridà la vita, caro. Ma sono in ansia per te: è già buio e devi tornare…»
«No, questa notte resto qua. Ti ho ritrovata e non voglio perderti più».
«Avrai freddo»
«Mi riscalderà il tuo amore».
E ancora quel dolore, più violento del solito, a squassargli il petto. Poi il buio più buio. Senza stelle.
***
Il mattino dopo il custode del camposanto trovò il cadavere di un vecchio, con evidenti segni di congelamento, sulla tomba di una donna. Una mano era protesa alla foto di lei e nell’altra stringeva un mazzolino di margherite.
Gli agenti di polizia accorsero sul luogo insieme al medico del gerontocomio che il giorno prima aveva denunciato la scomparsa di un degente.
«Sì. È lui, confermò il dottore. Era un cardiopatico affetto da allucinazioni e da altre turbe psichiche. Dopo la morte della moglie, i figli lo fecero ricoverare per una grave depressione da cui non si è mai ripreso. Un vero misantropo: non ha socializzato neppure col compagno di camera. Faceva discorsi deliranti, ma era tranquillo, mai violento. Passava le giornate alla finestra, con lo sguardo perso all’orizzonte. Ha eluso abilmente la sorveglianza degli infermieri per allontanarsi».
E il poliziotto, scuotendo il capo: «Lo si è cercato ovunque, ma chi poteva immaginare che, in quelle condizioni, si sarebbe rifugiato in un cimitero distante una decina di chilometri?»

Vi è scappata una lacrima, vero? A me, sono sincera, sì… anche più di una. Mi aspettavo fin dall’inizio una conclusione triste, ma non avevo previsto la rivelazione finale.
Vi lascio qui sotto qualche info sull’autrice e sulle sue opere.

BIOGRAFIA:
Mariele Rosina è laureata in Medicina e Chirurgia e ha svolto la sua attività in Università, ricoprendo il ruolo di Professore Associato di Patologia Clinica. I risultati della sua attività clinica e di ricerca sono documentati da numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dopo il pensionamento si è dedicata alla letteratura e alla poesia, passione che ha sempre coltivato anche durante il periodo accademico. Alcune sue poesie sono state recentemente pubblicate nell’antologia edita da Kairos L’evoluzione delle forme poetiche a cura di Antonio Spagnuolo e di Ninnj di Stefano Busà. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il burattinaio (La vita felice, 2014), e in self publishing nel 2015 Fiabe e favole a sette voci in collaborazione con altre sei autrici. Seguono poi la commedia in tre atti I pronipoti: gli sposi sono ancora promessi? e il romanzo Lo strano caso di Matilde Campi (QUI la nostra recensione).
L’ultima pubblicazione di Mariele è la raccolta poetica Chi?.


Cosa ne pensate? Vi piace il racconto di Mariele?

ALEX


Ascolta la puntata di VCUC on air su San Valentino:

 

GIUDICI DELL'EDIZIONE: Francesca di Libri, libretti, libracci + Simona de Il Mondo di SimiS + Alex di VCUC + Agnese Fambrini (giudice lettore). 

Il BONUS SPECIALE è stato attribuito ad Alessandro Ricci e al suo racconto La missione di San Valentino.

concorso letterario, Mariele Rosina, podio, San Valentino

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