RECENSIONE: Piccoli racconti metropolitani di Giovanna Angelino

Una raccolta di tre racconti davvero entusiasmante e coinvolgente, che regala al lettore un’immagine della contemporaneità.

TITOLO: Piccoli racconti metropolitani
AUTRICE: Giovanna Angelino 
EDITORE: self 
PAGINE: 82

TRAMA:
Vite e attimi vissuti fra le strade di città ignare di tormenti e paure, di ansie che ruotano piroettando su se stesse, si spostano e ondeggiano fra le mura di metropoli troppo indifferenti per catturare la poesia e la malvagità. Piccoli agglomerati urbani freddi e accoglienti allo stesso modo, dolci e spietati, ma da vivere, da assaporare nel breve, effimero ed eterno attimo di una vita.
I tre racconti sono la fotografia di vite che si svolgono nell’ordinaria quotidianità. Nello sfondo la città piccola o la metropoli che accoglie, separa e unisce, diventa complice di parole non dette, di mezze verità, di pensieri inconfessabili.
Tre storie diverse ma con sottili linee in comune. Il sentimento si mischia all’ emozione e al senso di libertà, alla voglia di vivere e di viversi; Sullo sfondo ancora una volta le mura, il traffico, i locali e l’anima di una città.

 

RECENSIONE

Attraversare i lambiti spazi dei nostri desideri ci conduce verso sentieri inconsci che neanche noi conosciamo. Le esperienze riaffiorano davanti ai nostri occhi come battaglie che abbiamo affrontato o che, ancora, dobbiamo fronteggiare, pur ben consapevoli che l’esito, positivo o negativo che sia, lascerà il suo segno… come delle sentenze che rimangono indelebilmente scolpite nella nostra memoria.

Piccoli racconti metropolitani di Giovanna Angelino è un testo che narra stralci della vita quotidiana che appartengono a ognuno di noi, è un’antologia di tre racconti brevi che interseca storie vissute fra le varie pagine in cui il lettore potrebbe riconoscersi.
I personaggi di questi racconti vivono attimi di emozioni, di incertezze; i loro drammi, i loro dubbi, le loro perplessità diventano così reali che chi legge percepisce in fondo all’anima quel patto narrativo tra lettore e autore tanto da non potersi staccare da questo libro, se prima non si giunge al finale di ogni racconto. I protagonisti sembrano reali e sono umani nei loro pensieri e ragionamenti. Fra le righe di questo testo non troveremo, di certo, supereroi o uomini e donne impeccabili: sicuramente chi si accosta a questa sinuosa e morbida lettura si renderà conto che sono persone comuni, che hanno commesso i loro smacchi ed errori, ma proprio questo li caratterizza e li “umanizza” ed essi divengono simili a noi, tutti compresi.
Sono sempre stata dell’idea che per creare un buon libro non è strettamente necessario immaginare chissà quale personaggio o narrazione, a volte basterebbe solo cercare di immedesimarsi nei nostri protagonisti e tinteggiare per iscritto i loro vissuti, per “incarnarli” e incastrarli nell’opera, affinché possano davvero essere incredibilmente veri.  
La nostra Giovanna Angelino ha cercato di entrare nella profondità del sentire dei suoi personaggi, la sua licenza letteraria combacia con questa esigenza, con l’obiettivo – a mio parere raggiunto – di mettersi sullo stesso piano dei suoi protagonisti; l’impegno di scandagliare ogni pensiero, ogni sensazione, ogni paura è davvero evidente. Fra l’altro, Maurizio, Cinzia, Laura, Stefano e Luigi sono persone comuni, non si tratta di soggetti che ricoprono qualche carica istituzionale o di gente famosa, lavorano e si arrampicano fra le tante difficoltà che la loro realtà metropolitana comporta. 
Essi si trovano inghiottiti nella morsa di una “unreal city” (usando un termine coniato dal poeta Eliot), di una città caotica che potrebbe essere Milano, Genova, Venezia, questo poco importa, ma ciò che emerge prepotentemente è il loro desiderio di evasione dalla monotonia giornaliera che li forza a essere marionette in un teatro dell’assurdo in cui loro non avevano chiesto di recitare.
Innumerevoli sono le epifanie che si riscontrano nelle pagine di questa raccolta, soprattutto nel racconto Planare in cui Cinzia rimembra i tempi spensierati a casa dei genitori, momenti in cui ogni sfaccettatura esistenziale assumeva colori più candidi, più rosei, un alone di felicità velava quei ricordi; io mi sono piacevolmente immersa nella nostalgia di Cinzia con la quale mi sono, per certi versi, identificata.

L’autrice ha voluto rappresentare uno scenario della contemporaneità in cui ogni persona si chiude nel guscio della solitudine e fra le strade affollate tutti corrono senza fermarsi un istante; tuttavia Giovanna Angelino si dà posa anche, forse, solo per una frazione di secondo, fornendoci l’immagine della nostra quotidianità: mediante uno scatto narrativo rapido e fulmineo ci apre le porte per andare oltre il precostituito e condurci all’archè della nostra dimensione intima.



Cosa ne pensate? Vi piacerebbe leggere questa raccolta? 

Sabrina Santamaria

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