RECENSIONE: Metempsicosi di Stefano Caruso

TITOLO: Metempsicosi
AUTORE: Stefano Caruso
EDITORE: self
PAGINE: 479
TRAMA
Non c’è redenzione per i dannati.
Sebastian ha perso tutto: amicizie, amori, sicurezze, e sa che la colpa è solamente sua.
Non vive più, guarda la sua vita scorrere e si rifugia in una realtà fittizia, creata dalla droga da cui è dipendente, il Nac-B, che gli permette di volare lontano dal proprio corpo, dove è tutto perfetto.
Questa è la traslazione.
Ma i mondi in cui si trasla sono abitati, la droga lo mette a contatto con delle entità, esseri di altre dimensioni in grado di manipolare il comportamento di chi assume il Nac-B.
Sebastian utilizza le conoscenze delle entità e si guadagna da vivere come sensitivo.
Una chiamata per un lavoro come tanti lo porta lontano da tutto, la scomparsa di alcuni ragazzi in un villaggio sperduto in mezzo al deserto.
L’entità del luogo è diversa da qualsiasi altra avesse mai affrontato prima.
I fantasmi del passato riemergono e gli offrono la possibilità di redimersi, ma il prezzo è l’umanità.
Quanto ci si può spingere oltre per riavere chi si ama?
Chi si può sacrificare per la propria felicità?
Si può correggere il passato?
Questo è Metempsicosi.

 

RECENSIONE

Bentornati e bentornate, cari lettori e care lettrici, sulle pagine di VCUC!

Oggi vi parlerò del libro di un autore emergente che (spoiler alert) mi ha colpito molto, ovvero Metempsicosi di Stefano Caruso, il quale – colgo l’occasione – devo ringraziare per la copia cartacea che ci ha inviato.

Se siete pronti a volare in mondi misteriosi ai confini tra la nostra realtà e qualche altra, procedete nella lettura. 

La trama sembra semplice: il protagonista, Sebastiano – sensitivo dal turbolento passato, in grado di entrare in contatto con il mondo degli spiriti tramite un’ormai rarissima droga (il Nac B) – viene chiamato, tramite una lettera e un lauto pagamento, insieme ad altri sensitivi, a debellare un’entità che pare essersi impossessata di un villaggio nel cuore selvaggio degli Stati Uniti. Apparentemente sospeso nel tempo, il villaggio (che concettualmente ricorda la Derry di It), si scopre in realtà essere una trappola, casa di una potente entità spiritica che freme e si dimena nel tentativo di espandere la sua influenza sul mondo.

Definire il genere di questo romanzo è molto difficile: a tratti pare di leggere un western, in altri si sta leggendo un horror, in altri ancora si vira tra il thriller e il noir. A mio avviso questo costante alternarsi di registri narrativi, che si mescolano nel corso dei capitoli, fa bene alla narrazione. Spesso questa alternanza riesce, nelle parti più complicate da seguire, a far tirare il fiato al lettore, permettendogli così di elaborare ciò che sta leggendo. 

Lo stile dell’autore è presente e si sente. Non si perde in fronzoli, è semplice e diretto anche se intesse una trama degna di nota. Capita raramente che il lettore fatichi a comprendere cosa sta leggendo.
Raramente, però, non significa mai. La prima critica, infatti, la muovo a questo punto: nelle sezioni più “oniriche” mi è capitato di non capire bene che cosa stesse succedendo. Ciò tuttavia (ci tengo a precisarlo) non inficia in modo eccessivamente pesante la godibilità della lettura… purtroppo la rallenta in quei passaggi. 

I riferimenti alla pop culture, sia essa letteraria, cinematografica o videoludica, sono evidenti. Tra le pagine si trova dell’It di King, dell’Inception di Nolan e del Lovecraft del secondo (per intenderci quello de Alla ricerca del misterioso Kadath) e del terzo periodo.  L’autore questo lo sa e alla fine del libro ci gioca anche, spronando il lettore a una rilettura più attenta volta all’individuazione di quelli che, nel linguaggio videoludico, sono definiti Easter eggs (Uova di Pasqua): citazioni e riferimenti ad altre opere. Ciò rende a mio avviso l’eventuale rilettura più “sfidante” e divertente. Ottima applicazione in un altro media di un paradigma diventato lo standard in un media giovane e, talvolta, fin troppo bistrattato da alcuni lettori e da alcuni cinefili.

Per quanto riguarda i personaggi devo togliermi il cappello: tutti quelli che prendono parte alla vicenda sono lì con una ragione. Ognuno non necessariamente ha uno sviluppo, ma tutti trovano posto nel puzzle ideato dall’autore e si incastrano bene nella narrazione.
Seconda critica che mi sento di avanzare: avrei preferito che alcuni personaggi avessero ricevuto un trattamento di approfondimento che invece è mancato; il focus è esclusivamente su protagonista e “antagonista”, lasciando i comprimari completamente sullo sfondo. Per mio gusto personale? Peccato. 

Infine l’universo narrativo messo in piedi dall’autore si presta bene ad altre narrazioni. Stefano Caruso ha imbastito lo scenario perfetto per la nascita di una saga. 

Quindi, in breve, penso che Metempsicosi sia un testo che si possa consigliare a tutti gli appassionati di quel genere un po’ borderline che sta tra fantasy, fantascienza e horror e che prende il nome di weird, ma anche a tutti i lettori che cercano una storia senza dubbio particolare.
Purtroppo la complessità di alcune scene ne rende ostica la fruizione e alcuni personaggi sono un po’ sospesi; tuttavia è un libro che mi ha preso e catturato. Se amate il genere, lo consiglio assolutamente.  

P.S. All’autore: la cosa dei capitoli 0… non so se è una chicca o no. Devo ancora decidere 😉

Cosa ne pensate? Lo leggerete?

EMME

Commenti (2)

  • Ciao!
    Grazie per la recensione e per i complimenti, mi ha veramente fatto piacere che ti sia piaciuto, fa sempre un certo effetto leggere quello che qualcuno pensa di un progetto che ha occupato 4 anni della mia vita.
    So che non è un romanzo proprio facilissimo e che può capitare di perdersi nelle sequenze di delirio più avanzate, volevo che il lettore si sentisse spaesato come Sebastian, ho fatto del mio meglio, son comunque contento che non siano un ostacolo alla lettura.
    Per quanto riguarda i personaggi, pensa che ci sono almeno 300 pagine di appunti e roba varia che alla fine non sono entrati nel romanzo, infatti ora sto scrivendo un romanzo sulla vita di Adele che è uno dei personaggi cui sono più affezionato.
    Ho voluto fare la scelta di concentrare la narrazione su Sebastian e sul suo viaggio per una questione di ritmo del racconto, che volevo mantenere sempre su livelli alti.
    Da un lato la critica che “ne volevi di più” dei secondari mi fa anche inorgoglire perché significa che comunque li ho resi interessanti.
    Quindi grazie anche per le tue critiche, cercherò di fare ancora meglio in futuro.
    Mi ha fatto piacere che hai apprezzato i vari “easter eggs”, volevo scrivere un romanzo che ti facesse venire voglia di rileggerlo anche se conosci già la storia, proprio per cogliere magari in maniera più “rilassata” i vari riferimenti, ma anche i vari collegamenti interni.
    Allora mi farai sapere quando avrai deciso sui capitoli 0. 🙂

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