RECENSIONE: Lo studio della morte di Riccardo Murari

TITOLO: Lo studio della morte
AUTORE: Riccardo Murari
EDITORE: Bookabook
PAGINE: 160
TRAMA:
Una gara fino alla grande villa disabitata in fondo alla valle: vince chi arriva quinto e perde chi arriva terzo. Sembra un gioco come tanti, in un giorno d’estate come tanti. Ma la villa ha in serbo delle sorprese per i suoi otto ospiti: circondata da un giardino ricco di piante e fiori sconosciuti, all’apparenza tropicali, accoglie i ragazzi in un ampio salone con nove orologi a pendolo, uno più inquietante dell’altro. Il gioco finisce presto: un misterioso biglietto firmato da un certo Keyes e l’improvvisa apparizione di otto lapidi nel cortile della villa daranno il via a una caccia al tesoro drammatica, il cui scopo è sopravvivere…

 

RECENSIONE

Prima di tutto ringrazio sia l’autore che Bookabook per averci mandato una copia cartacea di questo libro. Poi passo subito alla recensione 😉

Partiamo dalla forma del romanzo: so che l’autore e la CE hanno dedicato molta cura (e parecchio tempo) alla revisione del testo e questo lavoro certosino ha sicuramente dato i suoi frutti, visto che la forma con cui si presenta Lo studio della morte è ottima, quasi perfetta.

Lo stile è diretto e scorrevole, l’autore sa adattare ritmi e parole ai momenti, creando atmosfere e immagini; tuttavia non ho sentito la voce di una penna particolare: l’autore scrive bene, senza dubbio, però non ho trovato una voce assolutamente unica, un qualcosa di inimitabile, di immediatamente riconoscibile… D’altra parte questo è un aspetto che quasi sempre manca negli autori emergenti e solo rari nomi hanno saputo rispondere in modo adeguato a questa mia esigenza (peraltro non di vitale importanza). Ammetto anche di essermi approcciata a questo libro con una certa – altissima – aspettativa, viste le ottime recensioni ricevute, e di aver prestato grande attenzione a ogni minimo dettaglio.

La storia è molto accattivante: non appena i ragazzi giungono nella villa e gli eventi prendono il largo non vorresti più staccarti dal testo, continueresti a leggere fino alla fine per scoprire come andrà a finire.
Il romanzo in questione si situa tra horror e thriller, generi che, in generale, io non apprezzo mai particolarmente… soprattutto perché i protagonisti degli horror mi paiono sempre irrimediabilmente idioti. In realtà anche in questo libro, a tratti, qualche dubbio sulle capacità mentali dei protagonisti mi è sorto: perché vanno avanti sapendo che moriranno tutti?! La domanda ha trovato risposta quando ho deciso di interpretare metaforicamente il testo. Lo studio della morte, infatti, non ci racconta solo di un macabro e stupido gioco tra ragazzini, ma rappresenta anche una metafora della curiosità umana, curiosità che ci spinge sempre più vicini al limite e anche oltre (in stile Ulisse oltre alle Colonne d’Ercole).

L’intera vicenda è raccontata unicamente dal POV del protagonista, perciò la sua voce è onnipresente e il suo sguardo costituisce l’unico mezzo di approccio ai fatti per il lettore. Ho apprezzato molto la possibilità di stare solo ed esclusivamente nella sua testa, quindi di vedere gli eventi solo dalla sua prospettiva, avendo modo di vivere le sue emozioni e reazioni dall’interno. Questo comporta che il testo dà per scontato (almeno in parte) identità e storie degli altri personaggi, permettendo dunque di evitare un inutile approfondimento descrittivo. Personalmente giudico la scelta vincente, data la brevità e l’intensità del libro. 

Il finale mi ha turbata non poco, poiché che mi aspettavo una soluzione razionale, forse addirittura una spiegazione per tutti gli elementi misteriosi che costellano la storia. Invece – e giustamente – il libro non dà risposte, non dà soluzioni, bensì ci invita nuovamente a interpretarlo come una metafora: tutto questo viaggio non rappresenta altro che un percorso astratto, un cammino verso una certa presa di coscienza, verso una comprensione di sé, dei propri limiti, dei propri rapporti umani... un percorso di crescita. Lo studio della morte diventa, insomma, un libro di formazione. 
Di cosa parla quindi questo romanzo? Di un ragazzino che vuole crescere, che si affaccia al mondo degli adulti con impazienza e che tuttavia comprende che, in fondo, rimanere bambini non è poi così brutto, che la fretta di crescere non serve… perché il mondo degli adulti richiede molti sacrifici (rappresentati anche fisicamente dai sacrifici dei compagni stessi), comporta prove da superare, eventi da cui non si può scappare. Memoria e dolore, lutto. 

Un’altra nota positiva è costituita da un elemento che una romanticona come me non ha potuto evitare di amare: la relazione tra Leader e il protagonista. Delicata, appena accennata, dolce… e inserita proprio nel momento più adatto, crea il giusto stacco dal dramma del racconto, un momento di pace, un angolino di paradiso sospeso nel tempo.

In conclusione? Un buon libro, un racconto affascinante con un significato tutto da scoprire. Vi consiglio di leggerlo… e di farmi sapere se condividerete o meno la mia interpretazione.

Cosa ne pensate? Vi ispira?

ALEX

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