RECENSIONE: Io sono la preda di Anna Pia Fantoni

TITOLO: Io sono la preda
AUTRICE: Anna Pia Fantoni
EDITORE: self
PAGINE: 226

TRAMA:
Chi è Gabriele?
Potrebbe essere un normale consulente finanziario parmigiano che trascorre le giornate tra lavoro e filantropia. O potrebbe essere il sadico attore-regista di filmini amatoriali violenti e sanguinosi, con protagoniste ragazze rapite, narcotizzate e violentate.
E chi è Giuditta?
Potrebbe essere un’imprenditrice di trent’anni, irriverente e pasticciona, che si è trasferita da cinque anni al Lido di Venezia. Oppure potrebbe essere la vittima predestinata, la preda finale di un gioco perverso che va avanti da troppo tempo.
Sullo sfondo di una Venezia afosa e affollata di turisti, Giuditta dovrà fare i conti con gli errori commessi, con le proprie insicurezze e, soprattutto, con un passato pronto a sferrare l’attacco decisivo.
“Io sono la preda” è un romanzo breve che sfugge alle classificazioni di genere, una storia umana di redenzione e di violenza, di amore puro e di desiderio implacabile. Un dramma, nero e luminoso al contempo, sul potere della manipolazione e sulla fragilità dell’essere umano.

 

RECENSIONE


Vorrei iniziare questa recensione con i dovuti ringraziamenti all’autrice, che ci ha gentilmente mandato il suo libro da recensire in formato cartaceo.
Inoltre vorrei ricordare che la recensione che segue è STRETTAMENTE legata ai MIEI gusti personali, NON è una guida all’acquisto, ma è ciò che IO penso di quest’ opera; per ogni eventuale critica che porterò chiedo quindi al lettore di contestualizzarla e all’autrice di non viverla come un attacco personale.
Dividerò inoltre la recensione in due parti, una strettamente oggettiva (con pochi o nessun commento personale) e una più squisitamente soggettiva.
Fatti ringraziamenti e premesse del caso, che dite? Iniziamo?


Definire il genere di questo romanzo è quantomeno una sfida, visto che a tratti è un thriller e a tratti no: Io sono la preda è sicuramente un romanzo atipico… il che lo rende particolarmente difficile da incasellare in una specifica categoria.

La storia si dipana davanti al lettore tramite un espediente narrativo che trovo sempre molto affascinante, ovvero il costante cambio dei punti di vista: ogni capitolo infatti ci viene mostrato attraverso il POV di uno dei tre personaggi principali degli eventi. Questo espediente permette di entrare con facilità nella testa dei personaggi, capirne motivazioni e sentimenti, sentirne i pensieri e le più oscure motivazioni.
Nelle prime fasi è anche utile per creare nel lettore uno stato di crescente curiosità e, talvolta, di crescente tensione – la quale dovrebbe raggiungere il climax col sopraggiungere delle ultime pagine.

La storia ci racconta principalmente le vicende di Giuditta: giovane e bellissima donna in carriera che gestisce, insieme al suo collaboratore Samuele (secondo personaggio principale del libro), la più importante agenzia di interpretariato del lido veneziano. Giuditta non è una donna comune, ha subito dei traumi che l’hanno portata a essere completamente incapace di vivere la sua vita privata in modo anche solo lontanamente normale, rendendola un disastro in qualsiasi relazione sentimentale.
Samuele? Collaboratore di Giuditta, giovane, bello, ben istruito, di famiglia ricca. Lui sin dalle prime battute si capisce essere innamorato di lei, ma lei non sembra ricambiarlo. Tuttavia lui si prodiga per essere il suo angelo custode e, talvolta, la voce della ragione (la quale – come Collodi ci insegna – viene sempre e comunque ignorata).
Infine abbiamo Gabriele, il mostro della storia… la quale si apre proprio con uno dei suoi gesti efferati. Lui è il predatore.
Alle vicende dei nostri protagonisti si intersecano le storie di alcuni comprimari. 

Lo stile dell’autrice è semplice, leggibile, senza troppi fronzoli. Il linguaggio utilizzato è molto vicino alla lingua di tutti i giorni; l’uso di termini quasi dialettali e del dialetto veneto nei dialoghi riesce bene a far immergere il lettore nell’ambientazione. Piccola nota a margine: io sono un lettore del nord Italia, avvezzo alla comprensione del dialetto milanese, con cui quello veneto ha alcune somiglianze (vaghe), però, leggendo il libro, ho talvolta faticato a comprendere alcune brevi frasi; per questa ragione suggerirei in casi simili di inserire una nota a piè di pagina con una traduzione delle forme più complesse.

Infine parliamo del nodo saliente del libro, ovvero il messaggio che vorrebbe consegnare al lettore… che risulta, a mio parere, essere un’arma a doppio taglio per l’autrice. I temi trattati sono relazioni malate, violenza e abuso. Ma anche come si possa ricominciare a vivere dopo tutto questo, come ricostruirsi e rinascere. Messaggio che direi essere quantomeno importante e sempre attuale. Purtroppo il modo in cui l’autrice ha deciso di rappresentare questi aspetti non mi ha convinto molto: nell’insieme ho trovato un’esagerazione non necessaria, un’estremizzazione che, invece di accrescere il dramma della storia, ha reso il libro quasi irrealistico. Relazioni violente e abusi sono argomenti delicatissimi, che offrono un vasto panorama di sfumature, di immagini, di dettagli su cui soffermarsi… ma sono, al contempo, molto molto difficili da bilanciare, da descrivere con giustizia e realismo, con approfondimento psicologico. Personalmente avrei preferito meno riferimenti agli snuff movies e più attenzione per il trauma della protagonista e le conseguenze che le violenze hanno avuto su di lei. A volte esagerare non serve. Probabilmente da questo punto di vista sono un lettore molto esigenze (e uno psicologo in formazione)… però ritengo che la coerenza psicologica dei personaggi sia fondamentale, così come la loro capacità di comunicarsi con immediatezza al lettore.

Altro appunto personale: avrei preferito uno sviluppo più completo anche delle storie dei personaggi secondari (come Chiara), i quali a mio parere sono stati un po’ usati come contorno fine a se stesso.

Mi rincresce molto di non essere riuscito a farmi catturare da quest’opera, ma non ho potuto fare a meno di notare come la storyline di Chiara, Stefano/Umberto e Gabriele, se intersecate, avrebbero potuto portare a un risultato migliore e più coerente. E di come un Gabriele meno assassino e più “umano” (nella disumanità di essere possessivo, sociopatico e violento in una relazione) avrebbe potuto rendere la storia più vera e credibile. Secondo me l’autrice ha voluto rincarare troppo la dose perdendo di vista però il patto narrativo.

In conclusione? Un libro che per forma non mi è affatto dispiaciuto, ma che non promuovo appieno per quanto riguarda il trattamento dei temi sopracitati.

Ribadisco che mi spiace non aver saputo apprezzare quest’opera, forse semplicemente non ha incontrato il mio gusto. Forse non ero il lettore giusto. Ciò nonostante mi sento di voler premiare un lavoro ben fatto, ben confezionato e a cui si vede essere stata riservata molta cura. Un libro comunque meritevole di attenzione (indipendentemente da quello che ne penso). Un libro che può comunque piacere. Un libro che oggettivamente è più che sufficiente.

Cosa ne pensate? Vi piacerebbe leggere questo libro?
Lasciateci il vostro parere nei commenti.

EMME

autori emergenti, donne, recensioni, violenza

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