RECENSIONE: Amore e pregiudizio di Marco Cacciato Insilla

Come abbattere l’odio anti-gay e costruire l’amore per i diritti umani con la letteratura.

TITOLO: Amore e pregiudizio
AUTORE: Marco Cacciato Insilla
EDITORE: Officina Milena
PAGINE: 350

QUARTA:
“Amore e pregiudizio” è uno studio sul ruolo della letteratura e sugli effetti della lettura nella formazione del pensiero dei giovani, per contrastare l’omofobia a scuola ed educare ad amare i diritti umani. Non è una rassegna asettica di teorie ma un’operazione di applicazione di elementi di teoria della letteratura a questioni che riguardano l’omosessualità. Durante la sua carriera Marco Cacciato Insilla ha incontrato e intervistato l’astrofisica Margherita Hack, lo scrittore Aldo Busi, Giovanni e Paola Dall’Orto, il professor Francesco Gnerre e tanti altri. Molti, quindi, i contributi inediti sul tema della funzione della letteratura nella formazione del pensiero e nel contrasto dell’omofobia.

 

RECENSIONE

Ammetto candidamente che questa è la prima volta che mi cimento nel recensire un saggio. Per di più su un tema particolarmente complesso. Mi sono domandata a lungo come sarebbe stato meglio affrontare questo compito… e ho deciso che vi parlerò soprattutto del testo, della sua forma e delle sue caratteristiche, invitandovi a prenderlo in mano, leggerlo e sviluppare voi stessi un vostro parere e una vostra posizione sul contenuto, sulle proposte e sulle considerazioni dell’autore. In fondo, come lo stesso Marco Cacciato Insilla ricorda più volte, ognuno di noi dovrebbe sviluppare un rapporto personale con ciò che legge.

Amore e pregiudizio è diviso in cinque parti, a cui si aggiunge una sezione dedicata ad interviste a personaggi di rilievo del mondo contemporaneo e un’appendice con qualche testo conclusivo di riflessione sul ruolo della letteratura nella formazione del pensiero.

La prima parte si sofferma sui pregiudizi sostenuti e diffusi dalla Chiesa cattolica, con focus sull’interpretazione dei testi sacri. L’autore prende diversi spezzoni della Bibbia e mette in luce i contesti storici-culturali in cui furono scritti, i significati che sono stati loro assegnati nel corso del tempo e le misinterpretation che hanno subito. Parliamo della Genesi, del Levitico e dell’episodio di Sodoma e Gomorra in particolare. Conclude il capitolo una rassegna dei pregiudizi diffusi in ambito medico e scientifico.
Personalmente questa è la parte che ho trovato più interessante: è ricca di immagini, facile da seguire, coinvolgente… solleva curiosità e risponde in modo molto pratico, focalizzandosi sui singoli estratti di testo; gli esempi non mancano e ciò permette di fare chiarezza su argomenti che spesso conosciamo solo “per sentito dire”.

La seconda parte riguarda invece i pregiudizi in ambito letterario, concentrandosi su censura religiosa e autocensura, pre e post Stonewall. L’autore qui spiega e presenta il valore aggiunto dei gay studies, che si rapportano ai testi e agli scrittori con una prospettiva diversa rispetto alla critica “classica”.
Scrive Cacciato Insilla: “Fare critica GL significa parlare della realtà, che andrebbe studiata senza pregiudizi, privilegiando temi e ricerche specifiche condotte senza rinnegare il filtro della propria identità. Senza alterare, schiacciare i dati sotto la pressa di un pensiero dominante ostile alle diversità.”
Ho trovato poi particolarmente stimolante il “dibattito” sulla necessità di qualificare uno scrittore come “scrittore gay”. Qui, infatti, si scontrano due posizioni contrapposte: chi afferma che si è scrittori e basta, senza bisogno di ulteriori definizioni; chi, al contrario, sostiene che l’unico modo per non essere assorbiti dalla definizione dominante sia proprio darsene una alternativa.
Per il primo pensiero vi riporto le parole di Renauld Camus: “Niente è ridicolo come il concetto di scrittore omosessuale salvo forse quello di scrittore cattolicoscrittore bretonescrittore d’avanguardia. Omosessuale, questo sì, e scrittore, anche se a brandelli, ma mille altre componenti entrano in questa figura, più o meno importanti; nel mio caso: scrittore dell’Auvergne, scrittore povero, scrittore nato sotto il segno del Leone, scrittore ammiratore di Pessoa, scrittore dagli occhi azzurri.”
D’altra parte il silenzio implica “normalità” e nella nostra cultura “normalità” è maschio, bianco ed eterosessuale. Come ricorda in uno studio sulle violenze di genere la sociologa Sveva Magaraggia, queste sono considerate le caratteristiche del pieno e libero soggetto sociale.

Nella parte terza passiamo invece a riflettere sulle possibilità della letteratura come germe del giudizio e del rispetto. L’autore parte domandandosi quanto siano importanti i libri nella formazione del pensiero, della cultura e della propria identità; indaga poi le funzioni della letteratura. Questa è una sezione che risulta essere un’arma a doppio taglio: utilissima per chi è in grado di seguirla perfettamente, forse troppo complessa per chi non ha un sufficiente bagaglio culturale. Qui, infatti, Cacciato Insilla cita le funzioni della comunicazione di Jakobson, il pragmatismo di Rorty e Dewey, la semiotica di Eco… tutti concetti affascinanti, tutti temi che i lettore potrebbe desiderare approfondire… temi che però – e questo è solo un mio parere – non sono forse adatti al pubblico che l’autore vorrebbe raggiungere con questo testo.
Io ho studiato semiotica, linguistica e sociologia in università, quindi bene o male ho colto i riferimenti e il testo mi è parso abbastanza fluido. Ciò che mi chiedo è se un ragazzo di 16 anni, che frequenta magari un istituto tecnico o professionale, possa riuscire a seguire questa parte del saggio senza sentirsi sperduto in un mare di nomi e concetti oscuri. L’autore spiega, certo, ma solo per quanto gli è possibile in brevi capitoletti. Che questo testo sia destinato solo ai licei? Che il testo serva solo agli insegnanti per preparare gli incontri e non sia una lettura per ragazzi? Questo dubbio mi sorge in relazione al progetto didattico che viene illustrato nelle ultime pagine: l’autore dedica, coerentemente con il pensiero presentato nelle pagine precedenti, la quinta parte dell’opera a un percorso di incontri da realizzare con gli alunni delle scuole superiori, per affrontare la tematica dell’omosessualità, ripercorrendo i punti fondamentali del libro stesso.
“È necessaria una scuola proattiva, ovvero attiva per un fine pratico, specifico, cui devono tendere tutte le strategie messe in atto. Il fine è costruire una società ideale da realizzare insegnando ai giovani il passaggio dal concetto di rispetto al concetto di amore per i diritti umani e universali: più in generale, amore e propensione per il bene assoluto della persona.”

Tra le interviste finali ho apprezzato particolarmente quelle di Aldo Busi e Krzysztof Charamsa, ex ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede.

Lo stile nell’insieme è scorrevole, chiaro, forse un po’ prolisso e ripetitivo in alcuni punti; il testo e le riflessioni proposte stimolanti da seguire.
Lettura consigliata… una lettura attenta, disposta ad approfondire, a soffermarsi sui dettagli; una lettura per pensare e – perché no? – rimettere in discussione qualche nostra credenza. Poi, ovviamente, ognuno può farsi una sua idea su alcune questioni trattate.
Personalmente ritengo che in una società dove le discriminazioni verso il “diverso” sono ancora pane quotidiano e, ancor peggio, manca la consapevolezza di questo atteggiamento, un’opera del genere abbia il pregio di evidenziare il potenziale della letteratura, la quale può diventare un potente mezzo di comprensione di sé e del mondo, uno strumento per avvinarci all’altro.

 

Cosa ne pensate? Vi piacerebbe leggerlo? Pareri e opinioni?

ALEX

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